Caso Koulibaly: la strana storia di Gavillucci, l'arbitro che sospese Samp-Napoli

Mentre tutti parlano di sospensione dei match per cori beceri, ritorna alla ribalta lo strano caso di Claudio Gavillucci

Sampdoria-Napoli, foto Ansa

La Serie A s'interroga su come evitare che si ripetano episodi vergognosi come gli ululati razzisti di Inter-Napoli verso Koulibaly, soprattutto premendo sulla possibile sospensione degli incontri da parte dei direttori di gara. Eppure quando un arbitro ha preso decisioni di questo tipo, nel recente passato, non pare abbia avuto particolari apprezzamenti. Anzi.

Claudio Gavillucci ha arbitrato la sua ultima partita in massima serie il 20 maggio 2018, un'Udinese-Bologna tutt'altro che di cartello. Sette giorni prima aveva diretto Sampdoria-Napoli (0-2, ma gli azzurri avevano già detto addio al sogno scudetto), gara sospesa al 31mo della ripresa per tre minuti. I tifosi blucerchiati ("quattro scappati di casa", li stigmatizzò Massimo Ferrero) continuavano ad inneggiare al Vesuvio, con Maurizio Sarri che aveva diverse volte fatto presente la situazione anche al quarto uomo. Dopo la sospensione il match continuò senza problemi, con la Gradinata Sud finalmente composta.

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La procura Figc: "Inter-Napoli andava sospesa"

Un bell'episodio, non fosse che Gavillucci è scomparso dalla scena del calcio che conta. Lo si è rivisto lo scorso ottobre, quando ha arbitrato una partita tra due squadre Allievi. Ufficialmente è stato sospeso – provvedimento piuttosto insolito – perché ultimo nella classifica di rendimento dell'Aia. Il fischietto ha fatto ricorso. Il suo legale, Gianluca Ciotti, contesta le motivazioni "poco trasparenti" del provvedimento. Ne ha parlato al Corriere della Sera: "Gavillucci ha fatto quello che era suo dovere e in suo potere fare (a proposito di quella Sampdoria-Napoli, ndR). Ha applicato il regolamento e dopo i due annunci dello speaker, ha sospeso la partita. Non poteva ignorare i cori, era la scelta giusta. Quella di sospendere è una scelta difficile, l’arbitro ha una pressione enorme. Quella decisione fu giusta. Chissà perché non pesò in modo positivo sul giudizio degli osservatori che dovevano valutare la sua prestazione“. Il primo grado di giudizio ha confermato la scelta dell’Aia. A metà gennaio si esprimerà la Corte federale d’appello.

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