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Lavezzi: "Di Napoli porterò nel cuore l'affetto della gente. Cavani resta"

Il Pocho ha rilasciato un'intervista a Il Mattino da Miami, dove era impegnato per un'amichevole benefica

Ezequiel Lavezzi ha rilasciato un'intervista a Carmelo Prestisimone de Il Mattino, da Miami, dov'era impegnato per un'amichevole benefica, alla quale hanno peraltro preso parte anche Hamsik, Cavani e Gargano. Ecco quanto evidenziato da Napoli Today:

Lavezzi, ha mai pensato di chiudere il suo periodo napoletano con lo scudetto?
«Certo, c’è stato un momento in cui quest’anno ci abbiamo creduto concretamente. Ricordo le cinque vittorie di fila a febbraio, poi le sconfitte contro la Juventus e la Lazio hanno ridimensionato decisamente i nostri sogni di gloria. Abbiamo perso troppi punti in casa: penso al pareggio contro il Cesena e a quello contro il Catania. Se vuoi vincere il campionato queste partite non le devi sbagliare».

Sono passati cinque anni dalla sua presentazione a Castelvolturno. Lei era ben vestito con qualche chilo di troppo e indossava un abito scuro e senza il pizzetto. Se la ricorda?
«Certo che ricordo, ero al tavolo con Pierpaolo Marino e con Hamsik, che invece si presentò con il borsello, una polo e gli shorts. Diciamo che il mio look è decisamente migliorato da quando vivo in Italia. Qui la moda è cultura e a me piace molto fare shopping. Nel Napoli quello che deve imparare a vestirsi meglio (e sorride) è De Sanctis. Gli altri sono ok».

Allora va a Parigi, è fatta? Contento?
«Sulla trattativa non so molto. La sta conducendo il mio agente. Di Napoli porto nel cuore lo straordinario affetto della gente, a volte, consentitemelo, eccessivo ma che rende la città particolare. All’inizio del mio periodo napoletano c’era qualcuno che storceva il naso, dicevano che ero grassottello e non ero molto considerato, poi ho guadagnato credito e simpatia tra la gente. Il Napoli mi ha lanciato e mi ha dato grande visibilità a livello internazionale».

I portali francesi fanno sapere che il Psg è interessato anche a Cavani.
«Non saprei ma so che Edi si trova molto bene a Napoli».

Che effetto le fa sapere o immaginare un ritiro senza la maglia azzurra?
«Certo sarà una novità. Ricordo i ritiri in Austria con Reja ad Hermagor e a Jennersdorf. Poi siamo andati a Lindabrunn con Donadoni e poi in Trentino con Mazzarri. Sono tre allenatori che mi hanno insegnato molto».

Ecco ci dica, che cosa le hanno lasciato?
«Reja è stato come un padre, il mio primo allenatore in Italia. Con me usava la carota e il bastone. Si divertiva anche a “sfruculiarmi” quando portavo i capelli lunghi ma lo ricordo con affetto. Lui mi consentiva di muovermi con grande libertà in avanti e questo mi ha consentito di ambientarmi subito contro le difese italiane che, si sa, sono molto più dure di quelle sudamericane. Di Donadoni ricordo che mi portava in disparte a fine allenamento e mi diceva che cosa dovevo migliorare. Con Mazzarri siamo stati bene, ci siamo divertiti ed abbiamo coronato con dei buoni risultati tutti i sacrifici degli anni precedenti».

A Parigi ci saranno pure la Tour Eiffel e il Louvre, ma si rende conto che cosa perde lasciando Napoli?
«Per ora so solo che lì non c’è il mare ma c’è un fiume, la Senna… Sono due città completamente differenti: Napoli è una città di mare, Parigi è una città più interna dove ci sono tante attrazioni e dove, immagino, potrei godere di più della mia privacy».

 

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