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'L'uomo nero', il libro-verità dell'arbitro Gavillucci: "Carriera finita dopo Samp-Napoli"

Nel 2018, interruppe il match per cori discriminatori. Dismesso ufficialmente per valutazioni tecniche, l'ex direttore di gara ha iniziato una battaglia legale contro l'Aia: "Nella categoria poca trasparenza"

 

Claudio Gavillucci passerà alla storia per essere stato il primo arbitro a interrompere una partita di calcio per cori di discriminazione territoriale. Era il maggio del 2018, Sampdoria-Napoli, e dalla curva blucerchiata piovevano i soliti cori beceri inneggianti il Vesuvio. "Sono orgoglioso della decisione che presi, anche se non mi vergogno di dire che avevo molti timori. Un arbitro non è allenato a sospendere partite per quei motivi".

Quella decisione da un lato lo porterà agli onori delle cronache, dall'altro segnerà l'inizio della fine della sua carriera. "Sono stati dismesso dall'Aia alla fine di quella stagione, ufficialmente per motivi tecnici. Ho iniziato una lunga battaglia legale per capire se quella motivazione era reale e oggettiva. Nel libro fornisco elementi perché i lettori possano farsi un'opionione sul come quel Sampdoria-Napoli abbia segnato la fine". 

La Giustizia sportiva, dopo aver chiesto la riabilitazione di Gavillucci in primo grado, ha capovolto la sentenza nel secondo. Adesso, gli è rimasta la Giustizia ordinaria "...anche se non potrà ridarmi il campo". 

Da questa esperienza è nato un libro, 'L'uomo nero' (Chiarelettere), scritto a sei mani con Manuela D'Alessandro e Antonietta Ferrante. "Un libro nato per un'esigenza personale, ma diventato esigenza di tutti gli amanti di uno sport trasparente". L'ex direttore di gara alza il velo sulle contraddizioni del mondo degli arbitri, tra valutazioni e rapporti con la Federazione. Un racconto che si lega a doppio filo al Calcio Napoli, perché tra le partite citate da Gavillucci, oltre a quella di Genova, ci sono un Inter-Napoli del dicembre 2018, ma sopratutto Inter-Juventus dell'aprile 2018, quella della famosa mancata espulsione di Pjanic, che per molti ha consegnato lo scudetto alla Juventus.

"Quello che mi sorprese dopo la mia scelta di sospendere Samp-Napoli, fu il silenzio de vertici arbitrali. Fui lasciato completamente solo. Vertici che, invece, parlarono eccome all'indomani di Inter-Napoli, quando Mazzoleni decise di fare la mia stessa scelta nonostante i buu razzisti contro Koulibaly. Voglio dare il beneficio del dubbio al collega che, forse, non li ha sentiti. Ma trovo incomprensibile che la categoria lo difese a spada tratta, sostenendo che non sarebbe spettato a lui sospendere il match. E' clamorosamente falso". 

La battaglia legale di Gavillucci ha permesso di rendere pubblici, per la prima volta, le valutazioni degli arbitri e i principi che le guidano. "Sfogliando questi documenti, ho trovato un episodio inspiegabile. In quel famoso Inter-Juve, Orsato, che ritengo uno dei migliori degli ultimi tempi, commise degli errori. Errori riconosciuti anche dalla valutazione di quel match. Eppure, nonostante ciò, l'osservatore premiò Orsato con un 8.5 (equivalente a 7 nel gergo arbitrale, ndr), lo stesso voto che presi io per Samp-Napoli. Questo testimonia quanto siano discrezionali i criteri di valutazione". 

La domanda che tutti si fanno è se gli arbitri sono autonomi o meno all'interno del sistema calcio. "Se parliamo intellettualmente, mi sento di dire sì. Ma come struttura non possono esserlo visto che l'Aia presta un servizio alla Federazione e i direttori di gara hanno contratti annuali che è la stessa Federazione a rinnovare ogni 30 giugno. Ciò crea un legame troppo stretto tra giudicanti e giudicati".

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