Tornano gli allenamenti collettivi: intervista all'ex preparatore del Napoli Luigi Febbrari

"Sarà un momento per ritrovarsi". Le parole dell’ex preparatore atletico azzurro ora all'Albania con Edy Reja

Luigi Febbrari (Ansa)

L’autorizzazione concessa dal governo per gli allenamenti collettivi, a partire da lunedì 18 maggio, rappresenta un significativo passo in avanti nel percorso che, sempre rispettando i necessari protocolli di sicurezza, potrebbe portare, in poco meno di un mese, alla ripresa del campionato di serie A. Del passaggio dalle sedute individuali a quelle collettive , del lavoro atletico- tattico e di quello propedeutico alla ricerca delle giuste motivazioni dopo la lunga interruzione per l’emergenza sanitaria abbiamo parlato con il professor Luigi Febbrari. L’attuale preparatore tecnico della nazionale albanese, rappresentativa in cui ha ritrovato Edy Reja con il quale aveva già condiviso l’esperienza alle pendici del Vesuvio, plaude alla decisione della Fifa di portare a cinque il numero delle sostituzioni soffermandosi poi sui tempi di recupero tra una stagione e la successiva. Conclusione dedicata alla valutazione del percorso degli azzurri e al ricordo affettuoso degli anni vissuti nel club partenopeo.

L’autorizzazione del governo concede il via libera agli allenamenti in gruppo da lunedì. Cosa significa per i calciatori il passaggio dalle sedute individuali a quelle che prevedono il contatto sia con i compagni che con il pallone?

Costituisce la condizione ottimale affinché l’allenamento sia finalizzato per tutti coloro che praticano un gioco di squadra di contatto. Riprendono i concetti che caratterizzano il gioco utilizzando i mezzi specifici che non hanno potuto esercitare per i noti motivi della quarantena. Non ci sarà alcuna preoccupazione per quanto riguarda il contatto inteso come fase agonistica, anzi penso che sia un momento piacevole per ritrovarsi ed allenarsi insieme l’uno per l’altro, magari per ritrovare una sana forma di competizione che fa parte del contesto da troppo tempo sopito. Ciò che mi preoccupa è il dover rispettare le linee guida indicate dalle autorità politiche e sportive. Risulterà molto complicato rispettare normative che possano garantire l’incolumità dal virus. Qualora non fosse sufficiente potremmo assistere ad una chiusura ad allenamenti in corso. Non mi vorrei trovare in questo momento nei panni dei medici e dei presidenti delle società.

Nonostante la quasi totalità degli atleti abbia svolto programmi quotidiani per il mantenimento della forma atletica sembra quasi lecito affermare che si riparte da zero. Quali sono gli aspetto su cui un preparatore atletico deve concentrare maggiormente i suoi sforzi in questo periodo?

Gli allenamenti che hanno sostenuto in condizioni ambientali inadeguate non hanno sicuramente offerto degli standard allenanti per il calcio. Vengono a mancare quegli stimoli che sollecitano i fattori d’esecuzione cioè le componenti tecnico-tattiche –fisiche e coordinative che sono inscindibili per loro natura ed integrate. I più fortunati che hanno potuto allenarsi in un giardino sicuramente troveranno piccoli vantaggi in quanto una parte della componente coordinativa è stata in qualche modo esercitata usando l’attrezzo per eccellenza “la palla “ma non basta! Innanzitutto il preparatore dovrà avere la garanzia che si possa lavorare su giocatori integri, dato che sarà scrupolosamente certificato da referti medici dopo adeguate visite e test di laboratorio. Questo comporta comunque un approccio agli allenamenti col metodo della gradualità e della progressione dei carichi. Per modulare al meglio gli allenamenti penso che si debba fare riferimento ai carichi rilevati nelle ultime sessioni prima della sospensione del campionato facendo riferimento ai database e procedendo in percentuale per la strutturazione degli stessi secondo le intenzioni dello staff.

Se pensiamo ad una possibile ripresa del campionato è corretto indicare in quattro settimane il periodo di allenamento necessario a ritrovare la condizione ideale e a rifinire i meccanismi di gioco?

Se come si dice ci sono quattro settimane di allenamento prima dell’inizio del campionato è una buona periodizzazione. Permane il dubbio di conoscere quali residui abbia lasciato la pausa di due mesi. Sicuramente ci sarà una traccia ma secondo me si dovrà viaggiare alla giornata monitorando a fine allenamento i carichi di lavoro confrontandoli con i database degli ultimi allenamenti dall’interruzione del campionato miscelando i numeri con l’esperienza ed il buon senso.

Quanto la concreta possibilità di giocare ogni tre giorni può aumentare il rischio infortuni, soprattutto di natura muscolare?

Tutti gli addetti ai lavori sanno che la fatica ha un’incidenza fatale sugli infortuni soprattutto di natura muscolare. È un argomento molto delicato ed oggetto di opinioni contrastanti che fino ad ora non hanno dato evidenze scientifiche. Stiamo sperimentando una periodizzazione atipica che non ci consente di avere punti di riferimento in merito. Esistono comunque mezzi di controllo a breve e medio termine delle sedute di allenamento. Più semplice il rientro dopo la fine del campionato dove nella pausa i calciatori hanno seguito allenamenti programmati. In questo caso, se riusciremo a finire il campionato, avremo altri dati, forse interessanti, per capire alcuni aspetti nella prestazione del calciatore che non conosciamo.

Se ipotizziamo la fine dell’attuale annata a metà agosto quale sarebbe poi il necessario arco temporale di pausa da concedere ai calciatori per favorire il recupero delle energie sia mentali che fisiche prima di mettersi al lavoro per la nuova?

Viaggiamo a fari spenti. Nel campionato regolare hanno giocato nove mesi consecutivi per poi recuperare più di un mese prima dell’inizio della preparazione al torneo successivo. Ora hanno fatto una pausa forzata di due mesi in allenamento ed un periodo di carico inusuale in ambiente ad alte temperature che probabilmente non aiutano a raggiungere un’adeguata termoregolazione con conseguenze sulla prestazione. Provo a pensare a tre settimane di recupero ma senza poter contare sul conforto di dati di riferimento derivanti da esperienze analoghe.
Come giudica la novità introdotta dalla Fifa di poter effettuare fino a cinque sostituzione in questo delicato periodo?

Le cinque sostituzioni a partita sono un provvedimento da sottoscrivere in toto. La possibilità di far muovere un numero così cospicuo di giocatori ha la doppia funzione di non portare i calciatori in overreaching e ridurre così i rischi da infortunio.

Dopo un avvio di stagione molto complicato il Napoli si era rimesso in carreggiata prima dello stop per l’emergenza sanitaria. Quanto può risultare difficile ritrovare le giuste motivazioni dopo un periodo di pausa di oltre tre mesi?

Purtroppo sarà un problema di tutte le squadre ritrovare gli equilibri lasciati due mesi fa. Si sentiranno più penalizzate le squadre che si sono fermate dopo un buon periodo di forma (come il Napoli per esempio) perché’ perdere ritmi e meccanismi di gioco fluidi e ripristinarli dopo tanto tempo non è garantito. Chi al contrario viveva un momento negativo potrà aspirare ad una nuova e più proficua ripresa.

Come valuta il lavoro svolto fin qui da Gattuso sulla panchina azzurra?

Per esprimere dei giudizi sul rendimento di una squadre bisogna affidarsi inesorabilmente ai numeri, con i se e con i ma non si scrive la storia. Gattuso presenta dei numeri che avvalorano il suo lavoro e non è preventivabile, per chi vive fuori dallo spogliatoio, sapere se potrà migliorarli. Naturalmente io auspico che questo avvenga per il forte rapporto affettivo che ho con la squadra.

Quali sono i ricordi più belli dell’esperienza vissuta a Napoli?

Parlare del Napoli e di Napoli è sempre un momento di grande nostalgia. Gli amici ed i posti che ho frequentato per più di quattro anni, ricchi di emozioni di ogni sorta, con compagni di viaggio straordinari, hanno lasciato un segno indelebile. Ricordo per tutti una persona speciale, mister Reja, perché’ ha tracciato un solco negli affetti dei napoletani, che tuttora gli riconoscono dei meriti sportivi indiscutibili, oltre che di uomo vero al quale ti leghi con affetto indissolubile. Abbiamo vinto, qualche volta abbiamo perso, in un lampo siamo uscita dal limbo delle categorie non consone al Napoli, ci siamo trovati proiettati in serie A ed in Europa. Quando ci penso ancora oggi i brividi che provo mi fanno capire cosa abbiamo realizzato. Non riuscivamo ad uscire dall’aeroporto col pullman per la folla che ci applaudiva con il tipico stile napoletano che ti entra dentro e ti fa capire con gesti di affetto incontenibili quanto sia forte il sentimento di essere tifosi napoletani, un marchio che segna un popolo. Quando torno a Napoli è come tornare a casa, ritrovo vecchi amici (e sono tanti) che non mi fanno mancare l’affetto e la stima che ricambio per un’amicizia autentica.

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