Ex calciatori italiani a rischio povertà, l'ex Napoli Stendardo lancia l'allarme

"Dati drammatici", afferma l'ex calciatore napoletano oggi docente di Diritto Sportivo alla Luiss

228 partite in Serie A tra Napoli, Lazio, Juve e Atalanta. Nato a Napoli il 6 maggio 1981, è a tutt'oggi il più giovane esordiente in serie A della storia del Napoli all'età di 17 anni e 10 giorni. 

Avvocato dal 2012 e docente alla Luiss in diritto sportivo, Guglielmo Stendardo ha rilasciato una lunga intervista a Leggo, lanciando l'allarme sul futuro degli ex calciatori: "In Italia il giovane calciatore tende a trascurare l’istruzione e non si preoccupa di studiare e formarsi per il futuro. Quasi sempre, tra i 20 e i 35 anni, pensa a giocare solo al calcio. In più, fino a quando è in attività, tende a seguire un tenore di vita alto che i buoni guadagni gli permettono. Il ridimensionamento, poi, è complicato e iniziano i disastri".

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"È chiaro che non è solo un problema di istruzione e di tenore di vita esagerato - prosegue Stendardo - nelle crisi finanziarie di tanti colleghi incidono anche i costi sanitari alti che i calciatori devono sostenere a fine carriera e la scarsa attenzione che mettono verso i problemi del Fisco. La scelta di un commercialista preparato e affidabile è alla base nell’attività del calciatore, sia dei big sia dei tanti atleti di Serie B e di Prima Divisione. Si tende ad attribuire poca importanza ai problemi fiscali, invece sono fondamentali. Trascurandoli tornano ingigantiti negli anni a venire e diventano micidiali. Serve conoscenza, non solo cultura. In troppi trascurano le più elementari regole degli investimenti. Spesso sono errori grossolani di valutazione, ma di frequente sono anche scelte di manager e agenti senza scrupoli che non fanno gli interessi dei giocatori ma li conducono a rovine finanziarie". 

"Serve rispetto delle regole e onestà nell’affrontare i problemi. Ma, soprattutto, serve una rivoluzione culturale in questo sport. Bisogna aiutare i giovani calciatori a studiare, a informarsi, a prepararsi in tempo e adeguatamente per il futuro nel mondo del lavoro. Non è possibile che il 70% dei nostri giocatori abbia la terza media e solo l’1% sia laureato. Inoltre, serve un fondo di accantonamento per almeno 5 anni per dare serenità economica agli ex calciatori che iniziano una nuova attività. Serve creare polizze vita che offrano rendite vitalizie per gli atleti. Spero che Figc e Lega vogliano imboccare questa strada, fondamentale per il futuro dei calciatori italiani. E bisogna fare presto, i dati sono già drammatici", conclude Stendardo.

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