Mercoledì, 23 Giugno 2021
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Gattuso-Napoli, cronaca di un fallimento iniziato mesi addietro

Una stagione deludente per la squadra azzurra, che ha fallito tutti gli obiettivi iniziali. L'alibi delle assenze non serve a salvare l'allenatore, responsabile di scelte incomprensibili in alcuni momenti

Gattuso (foto Ansa)

Cinque attaccanti ed un solo centrocampista (peraltro apparso in difficoltà mentali e fisiche per tutto il match), quando devi rimontare e avresti bisogno di costruire gioco e occasioni. Roba da sfide notturne tra amici ai giochi di calcio per consolle. E' questa la fotografia finale e più emblematica della grande confusione tattica e mentale che in tante occasioni, forse troppe, ha mostrato il Napoli in questa stagione.

Non possono bastare gli alibi delle assenze o altro e sette-otto buone partite negli ultimi due mesi per salvare Gennaro Gattuso. La squadra ha fallito senza appello tutti gli obiettivi stagionali ed il tecnico ha la sua grossa fetta di responsabilità. Quarto posto perso all'ultima giornata con il pareggio casalingo contro il Verona, sconfitta nella finale di Supercoppa contro la peggiore Juve degli ultimi 10 anni, eliminazione dai sedicesimi di finale di Europa League per mano del Granada, eliminazione in semifinale di Coppa Italia dall'Atalanta, dopo esserci arrivati soffrendo nelle partite al Maradona contro le seconde linee di Empoli e Spezia. Davanti a questo bilancio senza appello, neanche i cantori più appassionati e fedeli del tecnico calabrese, che negli ultimi 60 giorni ne hanno esaltato le gesta nell'etere locale e nazionale, possono rilanciare le loro invettive mediatiche contro chi aveva osato addirittura criticare l'ex Milan per alcune scelte di campo, tali da lasciare perplessi in momenti importanti della stagione. 

Gennaro Gattuso è una grande persona ed un grande uomo di calcio, ma questa annata sulla panchina del Napoli è stata deludente. E dispiace ancora di più, proprio per lo spessore umano del tecnico, che aveva regalato nel giugno scorso un trofeo al pubblico partenopeo.

Quella squadra ammirata l'anno scorso in Coppa Italia nel doppio match con l'Inter ed in finale contro la Juventus, in Champions contro al Barcellona al San Paolo ed in campionato contro i bianconeri, cattiva agonisticamente, sempre attenta ed affamata, tatticamente quasi perfetta e sempre equilibrata, però in questa stagione l'abbiamo vista col contagocce. Non basta l'alibi delle assenze, che nell'anno del Covid hanno avuto tutti, in primis Milan e Juventus che hanno soffiato agli azzurri sul filo di lana un posto in Champions.

Gattuso ha inspiegabilmente snaturato una squadra solida che aveva costruito con lavoro e sacrificio nei primi sei mesi del 2020, con Demme equilibratore tattico e uomo cardine dello scacchiere, preferendogli per larghi tratti Bakayoko, l'uomo con il quale è affondato fino alla fine, come l'orchestrina del Titanic, naufragando nel folto centrocampo di gamba del Verona costruito da Juric. Sono tante le partite che hanno lasciato perplessi, in primis quella con Milan e Lazio nel girone di andata, per non parlare del caos totale di gennaio e febbraio, con l'esperimento difesa a tre ed Elmas terzino a tutta fascia contro il Granada. L'elenco sarebbe molto lungo ed ormai è giusto guardare anche avanti. Ma che questa stagione serva da lezione per le future a tutto l'ambiente. Perchè questo fallimento sportivo ed economico rischia seriamente di compromettere anche le prossime annate. 

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