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Nelle sale il docufilm su Maradona, il regista: "Racconto i sette anni napoletani"

Presentata a Napoli l'opera del premio Oscar Asif Kapadia. Il lungometraggio narra ascesa e caduta del Pibe, dalle vittorie degli scudetti alle vicissitudini personali, tra droga e rapporti con la camorraamorra

 

Definire Diego Maradona di Asif Kapadia un documentario sarebbe limitativo. Il lungometraggio del regista inglese, premio Oscar per Amy (sulla vita Amy Winehouse), è a tutti gli effetti un film epico. Ascesa, regno e caduta di un eroe. Ed è questo che viene raccontato dei sette anni napoletani del Pibe: "Tutti conoscevano Diego per i successi con la Nazionale - afferma Kapadia - ma in un'epoca in cui non esisteva internet non tutti conoscevano gli anni di Napoli, i più importanti sia per la sua carriera che per la sua vita. In Italia Diego è diventato un Dio, ha vinto due scudetti, ma ha anche cominciato a lottare contro i fantasmi che poi lo hanno accompagnato per buona parte della sua vita". 

Il film, presentato al Cinema Modernissimo, descrive gioie e dolori di quegli anni, la felicità folle del popolo partenopeo per due scudenti attesi un'eternità, la rivincita verso il Nord, la glorificazione del suo numero dieci al pari di un Santo protettore. Ma per ogni salita, prima o poi arriva la discesa. E il punto individuato dal regista è la semifinale di Italia '90 quando, proprio allo Stadio San Paolo, l'Argentina di Maradona eliminò gli Azzurri di Vicini. "Da un lato Maradona voleva arrivare in finale - spiega Kapadia - dall'altro, il rigore che lui calciò fu l'inizio della fine. Quel mondiale fu l'ultima manifestazione che lui portò a termine. Il campionato successivo giocò poco fino alla squalifica. Rientrò al Siviglia, ma non fin' la stagione. Partecipò al Mondiale '94, ma fu squalificato di nuovo. Quel rigore è il suo ultimo grande atto da calciatore". 

L'opera scorre via incrociando i racconti di Diego con quelli di familiari, allenatori, compagni di squadra, familiari. Lo staff di Kapadia ha visionato oltre 500 ore di filmati inediti. Tra le righe, Maradona viene tratteggiato come una vittima, utilizzata dai sistemi per arricchirsi, che fossero quelli del pallone o della malavita, e poi abbandonato quando era diventato troppo ingombrante: "E' questo che emerge dai racconti delle persone intervistate - conclude il regista - io non c'ero e sono curioso di sapere cosa ne pensa chi questa storia l'ha vissuta, come il pubblico di Napoli. Voglio precisare, che questo film è anche una celebrazione del più grande giocatore della Storia e degli scudetti vinti qui". 

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