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De Laurentiis: "Il Napoli è un 'giocattolo' che appartiene alla mia famiglia. Offerta di 2,5 miliardi da un fondo, ma non siamo stanchi"

Il patron azzurro è intervenuto a Milano, in occasione dell’evento "Merger & Acquisition Summit. Le fusioni e le acquisizioni in Italia, i grandi investitori, le aree interessate e i protagonisti del settore"

"Il calcio in Italia è un'impresa a metà e così non si va da nessuna parte. Il mio modello è stato sempre il cinema, così ho imparato a fare il mestiere dell'imprenditore puro. A calciatori e allenatori ho sempre chiesto, sin dall'inizio, la cessione dei diritti d'immagine. Così come con attori e registi". Così il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha parlato del mondo del calcio italiano intervenendo presso l’Auditorium Giorgio Squinzi, nella sede di Assolombarda a Milano, in occasione dell’evento “Merger & Acquisition Summit. Le fusioni e le acquisizioni in Italia, i grandi investitori, le aree interessate e i protagonisti del settore”, organizzato dal Sole 24 Ore in collaborazione con 4cLegal.

Materiale sportivo

"Sul materiale sportivo ho deciso di non collaborare più con Kappa e ho chiamato Armani per legare a noi il marchio Ea7 da mettere sulle maglie. Probabilmente triplicheremo il fatturato del materiale. Io nel cinema ho sempre voluto fare tutto".

Fondi e stadio

"Sono sempre stato contrario ai fondi nel mondo del calcio, perchè loro non vivendo questo mondo non ne capiscono nulla. Mi dicono ti interessano fondi per fare lo stadio? Io rispondo no, me lo faccio da solo. Lo stadio deve dare redditività per 365 giorni all'anno e non solo per 20 partite. C'è chi vuole fare solo presa e non impresa. Rispetto ad altri paesi come Inghilterra, Germania e Spagna siamo indietro anni luce a livello di stadi. In Italia, però, non possiamo fare stadi per farceli distruggere. Chi ci protegge? Bisogna mettere un freno. In Inghilterra dalla metà degli anni '80 con la Thatcher hanno messo mano al modo di stare negli stadi. I comuni italiani dovrebbero cedere ad 1 euro gli stadi alle società che vogliono investire. C'è una frangia delinquenziale che va eliminata. Serve un decreto apposito. Oggi incontrerò a Roma il ministro Piantedosi. Quando ho preso appuntamento con lui dieci giorni fa, non immaginavo sarebbe scoppiato il casino avvenuto durante Napoli-Milan. Se non risolviamo questo problema, possiamo dire addio al calcio", ha aggiunto il patron azzurro.

L'offerta dei fondi stranieri

"L'anno scorso fondi stranieri mi hanno offerto 2 miliardi e mezzo per il Napoli, ma io gli ho detto: E poi che faccio? Mi sarei dovuto comprare una squadra negli Stati Uniti o in Inghilterra. Ma io sono di origini napoletane. Il Napoli è un giocattolo che appartiene alla famiglia De Laurentiis, fin quando non ci stancheremo, non vedo perchè dovremmo cederlo. Io ho tre figli che oramai sono nel mondo del calcio". 

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