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Curva A, parla un portavoce: "Per noi il Napoli è una scelta di vita. Manderemo moduli per gli striscioni"

Il pensiero sui fatti accaduti nelle ultime settimane

Gianluca, un portavoce dei gruppi della Curva A dello stadio Maradona, ha parlato a Radio Marte di quanto accaduto nelle ultime settimane: “Parlo a nome di tutti i gruppi organizzati della Curva A, non parlerò di altre cose che sono successe in altri settori perché non le conosco e non faccio il giudice. Sulla nostra grossa manifestazione, il volantino l’avete letto tutti e bisogna fare chiarezza. Noi 6-7 anni fa facemmo un adesivo dove era scritto che per noi la fede non ha prezzo. Quindi la nostra manifestazione non era contro il caro biglietti. La società può fare i prezzi che ritiene opportuno, noi abbiamo pagato 50 euro a Gela, non polemizziamo certo per 50 euro col Milan. Ma si scontra con la frase di De Laurentiis su più famiglie e meno ultras, e non è una buona politica per riempire lo stadio con le famiglie, visto il reddito pro capite che è diverso da altre città. Noi abbiamo protestato solo e semplicemente per tornare ed accompagnare il Napoli, in queste ultime 5 partite da giocare al Maradona per un sogno che stiamo vivendo e che aspettiamo da 33 anni. Abbiamo sentito tanti dire che avevamo abbandonato il Napoli, non volevamo sostenerlo, volevamo fare chiarezza: per noi il Napoli è una scelta di vita, va oltre ogni cosa. Fuori lo stadio abbiamo creato l’atmosfera con centinaia di bambini e persone normali, perché quell’atmosfera non ci è più consentita allo stadio. Noi abbiamo un certo stile di vita. Quando riusciamo a creare quelle coreografie, quel tifo, quel calore, di cui beneficia la squadra e grazie alle quali a volte abbiamo vinto determinate partite, siamo contenti. Quando commettiamo degli errori ci prendiamo le nostre responsabilità, paghiamo con dignità e non ci lamentiamo. Dopo i fatti di cronaca dell’8 gennaio sull’autostrada A1, che ha visto coinvolte due tifoserie, le massime autorità preposte a gestire l’ordine pubblico hanno decretato il divieto di trasferta di due mesi. E ognuno di noi, poi, dal punto di vista soggettivo, risponderà. Siamo tornati a Napoli pensando di portare i materiali per organizzare le nostre coreografie, come ci è sempre stato consentito senza sottoscrivere nessun modulo. Nella gara con il Real Madrid abbiamo fatto la coreografia del Castel dell’Ovo e tante altre hanno ricevuto gli elogi da tutta Italia. E invece, oltre al divieto di trasferta, ci è stata negata anche la possibilità di realizzare queste coreografie allo stadio. E lo abbiamo accettato. Successivamente abbiamo visto, però, che le altre tifoserie, anche quelle coinvolte in fatti di cronaca, in casa mettono striscioni, continuando a fare il tifo e tutto il resto. Quindi abbiamo capito che questa voce, di non portare materiali, è partita da Napoli. Perché a noi persiste questo divieto e agli altri, coinvolti negli incidenti come tifoseria, invece no?”. 

“Ribadisco – ha detto a Radio Marte Gianluca – che io parlo a nome di tutti i gruppi organizzati della curva A dove siamo tutti abbonati, siamo tutti fidelizzati, abbiamo tutti la tessera del tifoso e quando andiamo in trasferta forniamo sempre il nostro nome e cognome così come quando abbiamo sottoscritto l’abbonamento ed ogni 3 anni quando scade la fidelity card. Da quell’8 gennaio sono mesi che subiamo questa punizione ulteriore, ovvero l’impossibilità di introdurre i materiali da tifo allo stadio. Ne abbiamo sentite tante, che avevamo abbandonato il Napoli, che ricattavamo la società sui biglietti, che dire la nostra sulla festa: tutto falso. I biglietti non ci servono, siamo abbonati, peraltro. E sulla festa non abbiamo alcuna velleità: noi quel giorno vogliamo solo scendere in campo e festeggiare, siamo ragazzi del popolo e vogliamo solo partecipare alla festa che verrà organizzerà da chi è preposto a farlo. Noi vogliamo entrare e gioire. Tutto nasce dall’8 gennaio, ma vogliamo essere pratici: abbiamo letto l’invito del sindaco, la massima autorità cittadina, colui che ci rappresenta. Noi raccogliamo l’invito del sindaco, che ci ha detto di fare uno slancio per la comunità, vogliamo seguire ciò che ha detto il sindaco, di perseguire una comunità di intenti. Vogliamo divertirci anche perché stanno arrivando milioni di turisti a Napoli che vorranno godersi il folclore che creano i napoletani, lo stesso che ci ha contraddistinto anche allo stadio. Noi siamo pronti a confrontarci con chiunque; se abbiamo commesso qualche errore abbiamo tutta la volontà di correggerlo. Però ognuno si deve assumere le responsabilità e vedere se vogliamo remare tutti dalla stessa parte. Noi siamo disposti a parlare con chiunque, però si devono dire effettivamente le cose come stanno. Vogliamo uscire dal cono d’ombra perché quando c’è, qualcuno potrebbe pensare a chissà cosa. Noi della curva A vogliamo sostenere il Napoli, entrare, tifare, vincere e gioire. E siamo pronti parlare per risolvere le cose. Il 18 aprile ci sarà Napoli-Milan che è già sold-out ed il Napoli ha fatto quello che voleva, ovvero ha già incassato. Tra sei giorni si parte per Milan-Napoli e non c’è nessuna notizia sui biglietti, saranno messi in vendita questi biglietti e ci saranno i giorni pasquali dove non si può organizzare nulla. Quindi saremo di fronte ad un’organizzazione approssimativa che potrebbe portare a far succedere cose poco organizzate e poco controllate”. 

Le autorizzazioni per striscioni e coreografie 

"I milanisti non hanno mandato niente, se il Napoli fornisce le mail e la vuole produrre, noi ne saremmo contenti. Un appunto sento di farlo al presidente del Napoli: quando uno riesce nella vita, mi rendo conto, quando uno si sente importante, famoso, la bravura può diventare presunzione. In una città in cui non funziona nulla ha creato un fiore all’occhiello, ma il presidente gestisce una grande società, ormai multinazionale, come una bottega. Il Napoli in campo è più forte delle grandi squadre, ma a livello societario non è a quel livello. Tutti i grandi club italiani hanno lo SLO (Supporter Liaison Officer, responsabile della tifoseria nominato dal club, ndc), con cui la tifoseria organizzata dialoga, per comunicare il materiale che porterà in casa e fuori. Per ogni trasferta la tifoseria organizzata comunica allo SLO che organizza e gli fa pagare i biglietti e organizza il convoglio. Il Napoli questa figura non ce l’ha. Perché tutto è gestito da una sola persona che si vuole occupare di tutto e non riesce a sopperire a tutte le cose da organizzare. Gli eventi come le trasferte non vengono gestiti, dunque, si lascia tutto all’approssimazione e quando succede qualcosa si dice 'sono stati gli ultras'. Tra 6 giorni sarà un evento, ma chi lo gestisce? Si lascia tutto al caso. Io so che al Calcio Napoli stanno arrivando delle mail, con messaggi di richiesta sui materiali che saranno portati allo stadio, ma il Napoli non risponde alle mail. Non ci hanno mai chiesto nessuna autorizzazione per portare striscioni e bandiere in passato, sono 10 anni che realizziamo coreografie. Se ce lo chiedono, lo faremo. A Lecce, per esempio, porteremo i nostri striscioni senza problemi. Noi martedì, quindi nel primo giorno utile ed anzi in anticipo, manderemo un modulo al Calcio Napoli con tutte le dichiarazioni del materiale che faremo entrare in curva A. Sabato c’è Napoli-Verona e noi arriveremo ai cancelli e vedremo se ci fanno entrare o meno il materiale. Perché o ci rispondono negativamente oppure varrà il silenzio assenso. Noi siamo pronti a fare questo esperimento. Il rammarico mio è che il presidente con tutte queste beghe toglie tempo al Questore, al Prefetto, che già devono gestire una città molto difficile. Potremmo risolvere con un minimo di ragionevolezza e di buon senso ma non è facile con una persona che se ne esce con frasi infelici persino sulla pizza che è patrimonio dell’Unesco. Io non ho mai sentito presidenti criticare i prodotti delle città che presiedono. Noi lo ringraziamo, la sua bravura è indubbia, spesso a livello imprenditoriale sta 20 anni avanti e non viene capito da tutti, ma la sua bravura sfocia nella presunzione su alcuni argomenti. Nessuno lo fa riflettere, dicendogli che noi siamo solo ragazzi. Noi non siamo dei santi, ma vogliamo solo il bene della sua società e tifare. Se nella vita facciamo degli errori, li possono fare tutti. Ma ci assumiamo le responsabilità".

"Accogliamo l’appello del sindaco e vogliamo risolvere questo problema per goderci questi due mesi che possano portarci a coronare il sogno che abbiamo sin da quando siamo bambini. Molti di noi non hanno mai vissuto lo scudetto. Il paradosso è che al Maradona sembra di giocare in trasferta, molti ci fanno i complimenti per le coreografie, per il tifo che spinge proprio il pallone in porta, ma poi ci puntano i piedi. Noi vorremmo essere liberi di tifare in curva, la curva A non è nostra, ognuno fa quello che vuole ma noi intendiamo il tifo nel modo libero, sostenendo i nostri colori, in coro, in piedi, in modo festoso. Ogni tifoso è libero di vedersi la partita in questo settore o in altri. Molti dicono che siamo contro ADL perché non ci dà i giocatori alle inaugurazioni, i biglietti, ma non è vero. La curva A è l’unica in Italia a non essere mai stata indagata per inchieste del genere. Se vogliamo una tregua? Il termine non è giusto, perché semplicemente noi non siamo in guerra. Potremmo mai stare in guerra contro un imprenditore che ha creato questa squadra e che ci sta portando alla vittoria? Vorremmo da parte sua un po’ di umiltà, o almeno che accettasse o riconoscesse che il tifo è folklore, dandoci la possibilità di viverlo in questo modo. Noi portiamo i nostri figli in curva, è chiaro che bandiamo ogni tipo di violenza”, conclude il portavoce dei gruppi della Curva A. 

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