Venerdì, 19 Luglio 2024
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Formisano spiega il "modello Napoli": il dirigente azzurro sale in cattedra all'università

L'head of operation, sales and marketing del club partenopeo è stato protagonista un interessantissimo incontro presso l'Università Parthenope a Palazzo Pacanowski. Tanti gli aspetti toccati della vita aziendale della società azzurra

Il "modello Napoli" rappresenta ormai un 'case study' non solo in ambito sportivo. Della capacità di abbinare un virtuosismo economico ai risultati sul campo, il più clamoroso dei quali ottenuto proprio in questa stagione, si è discusso a lungo negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi. 

Dell'organizzazione e della gestione della società azzurra ne ha parlato nel corso di un incontro, tenutosi questo oggi presso l'Università degli Studi di Napoli "Parthenope" a palazzo Pacanovski nell'ambito del corso di "Organizzazione delle imprese turistiche e degli eventi", l'head of operation, sales and marketing della Ssc Napoli Alessandro Formisano.

Dopo i saluti istitituzionali rettore dell'università Parthenope, il prof. Antonio Garofalo, del direttore del Dipartimento di studi aziendali ed economici prof. Raffaele Fiorentino, del direttore del Dipartimento di scienze motorie e del benessere prof. Domenico Tafuri, e della coordinatrice del Corso di studi in management delle imprese turistiche prof.ssa Maria Rosaria Carillo, a presiedere ed introdurre l'evento è stata la prof.ssa Maria Ferrara.

Formisano ha parlato alla platea della sua lunga esperienza in seno al Napoli dal 2006 ad oggi, illustrando nel dettaglio alcuni interessanti aspetti dell'organizzazione aziendale di una società sportiva come quella partenopea e sottoponendosi anche alle tante domande e curiosità degli studenti presenti. "L'impresa calcistica è quella più complessa tra quelle sportive. Io sono arrivato al Napoli nel maggio 2006. Il calcio è un grande acceleratore di visibilità ed un catalizzatore di business, ma presenta anche tante complessità. Il giro di affari che lo sport produce in Italia ammonta a 78 miliardi di euro, il 3% del Pil. Ciò che gira intorno al mondo dello sport a livello di indotto vale più che lo sport in quanto tale", ha spiegato il dirigente azzurro. 

Gli utenti del prodotto calcio

"Il pubblico del calcio è molto complesso ed eterogeneo e va soddisfatto. In uno stesso settore dello stadio, ad esempio, possono esserci sia gli ultras che le famiglie e vanno tutelati tutti, oltre l'ordine pubblico. Il pubblico è il nostro committente: ha bisogno di rispetto, di conoscenza, di dati. Dopo il Covid ci siamo posti dei quesiti su chi stava ripopolando gli stadi. Abbiamo raccolto dei dati e ci siamo resi conto che era necessario attuare degli accorgimenti e mettere in campo delle iniziative".

L'opportunità di generare contenuti

"Oggi le società calcistiche non sono più società sportive, ma società di lucro e media company, che hanno l'opportunità di generare contenuti, cosa non possibile fino a 10 anni fa. Riprendere un allenamento comportava problematiche e costi che oggi non esistono più, visto che chiunque può farlo con gli attuali mezzi tecnologici. Oggi è necessario fare engagement e le aziende investono su realtà che prestano attenzione a queste cose, vogliono società in grado di creare contenuti. Il Napoli ha fidelizzato un'azienda come Acqua Lete non solo per motivi di visibilità, ma perché siamo in grado di generare e alimentare questi aspetti, queste interazioni. Oggi è impossibile ingaggiare uno sponsor semplicemente per offrire una pubblicità tabellare. La capacità di creare valore è l'obiettivo principale delle società sportive".

La tutela del marchio: come difendersi dalla contraffazione

"Oggi per tutelare il marchio dalla contraffazione bisogna generare dignità dei prodotti, che non devono essere semplici gadget, ma rispondere ad esigenze del nostro pubblico. Prendiamo l'esempio del calendario: in quel caso si tratta di un prodotto unico. I progetti che si possono creare e sviluppare attorno ad una società calcistica sono giganteschi. Oggi, ad esempio, un'altra dimensione gigantesca dello sport è il gaming". 

La gestione del patrimonio calciatori

"I giocatori sono un asset fondamentale e rapprsentano una gigantesca responsabilità nell'ambito aziendale. La gestione del patrimonio dei calciatori richiede una miriade di attività. In tanti casi si tratta di persone, famiglie, che devono ambientarsi in una realtà per loro del tutto nuova. Benitez ogni tanto chiamava me o il presidente e ci parlava magari di un'esigenza o di un problema familiare di qualche calciatore e ci chiedeva di intervenire per non rischiare di perdere quel giocatore nei mesi successivi. Noi offriamo loro dei servizi, li aiutiamo ed assistiamo sotto tanti aspetti anche della vita privata, perché sappiamo che così loro poi potranno dare il meglio in campo".

Il retroscena su Cavani

"Il talento non basta nel calcio, è importante mantenere una focalizzazione sull'obiettivo. Ho visto più volte Cavani restare a calciare punizioni per oltre un'ora dopo la conclusione dell'allenamento". 

La maglia da gioco

"La maglia da gioco consente di veicolare dei marchi ed essendo uno degli strumenti della performance sportiva diventa anche un oggetto di desiderio e come tale, quindi, ha almeno due caratteristiche: una legata agli sponsor che sono molto visibili, l’altro legato a chi produce la maglia. Noi al Napoli in questi anni siamo passati da un modello di business in cui c’è un contratto con un’azienda che fornisce abbigliamento tecnico e che paga una licenza per poterlo realizzare a quello che facciamo oggi. Fondamentalmente, quindi, la maglia costituisce in primis il luogo fisico dove si concentrano la maggior parte dei ricavi in termini di volume e di valore della quota dei ricavi commerciali, perché sono i valori più alti". 

Il turismo sportivo

"Quella del turismo sportivo oggi è un'opportunità gigantesca, che va sviluppata. Oggi sicuramente il flusso turistico legato alle competizioni internazionali fa la parte del leone. Un hotel del Napoli? Ho proposto ad un albergatore importante qualche mese fa un qualcosa che stiamo tentando di sviluppare, non tanto con una brandizzazione totale, ma con delle stanze a tema, come avviene ad esempio nel Principato di Monaco quando c'è il torneo di tennis, con il Country Club che ha delle suite con i nomi dei giocatori".

Il museo del Napoli

"Il museo è una delle cose che in questi anni abbiamo fatto con un certo orgoglio. Abbiamo realizzato un museo temporaneo al Mann nel 2016-2017 e devo dire che è stata una cosa di grande soddisfazione. Ora la capacità per farlo l'abbiamo sviluppata. Se si creeranno delle condizioni perchè lo stadio abbia degli spazi di almeno 5/6mila mq, sicuramente diventerà un fatto reale", ha concluso Formisano. 

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