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Arrivederci Callejon: lo spagnolo saluta "a testa alta" il suo San Paolo

Una bella storia di sport durata sette anni, quella in azzurro dell'ex Real Madrid. Ieri l'ultima a Napoli, nella speranza che i tifosi in futuro possano salutarlo come merita

Josè Maria Callejon

Ha disegnato un cuore sull'erba del San Paolo, l'ha baciata, non la calpesterà più. È uscito ingiustamente da uno stadio vuoto Josè Maria Callejon, ieri sera. Avrebbe meritato che la sua storia con Napoli finisse diversamente, tra gli applausi. Ma è un destino che condivide con Christian Maggio e soprattutto Marek Hamsik, altri due alfieri recenti della maglia azzurra.

Il calcio lo si ama per amore della vittoria, o per la poesia delle sue tante storie. Callejon a Napoli ha vinto – come altri di questo ciclo avrebbe in realtà meritato però ben altro – ma soprattutto scritto una pagina intensa e bella, durata sette anni.

"Siete ben informati", rispose Rafa Benitez quando i giornalisti gli chiesero nel 2013 del potenziale arrivo dell'ala offensiva spagnola, dal Real Madrid. Non era uno "scarto" dei blancos, come qualcuno a Napoli pure iniziò a presagire: Callejon con Mourinho giocava eccome. E nel Napoli targato Benitez-Quillon diventò ben presto fondamentale, tra l'altro indossando una "7" che fino a pochi mesi prima era stata di Cavani.

Chi l'ha visto giocare, soprattutto dagli spalti, sa quanto sia stato prezioso il suo contributo. Cento metri di campo coperti a destra, tagli offensivi letali e con un tempismo perfetto, assist al bacio. Josè Callejon è stato la svolta tattica del Napoli degli ultimi anni. Ha giocato tantissimo (347 partite), ha segnato tanto (82 gol), è stato assolutamente determinante in qual 2017 che ha visto gli azzurri sciorinare – c'è poco da poter controbattere – il più bel calcio in assoluto degli ultimi decenni.

A testa alta, come ha sempre sottolineato lui nel gesto che ha reso famoso (quanto l'inchino alla curva), ha vinto due Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, si è visto restituita una maglia - che aveva lanciato alla curva - in un momento di contestazione, si è sentito contro i fischi del San Paolo dopo "l'ammutinamento", ha continuato a dare il massimo anche prorogando il suo contratto oltre la scadenza, gratis, per completare questa davvero inusuale stagione col suo Napoli.
Tra le tantissime immagini che lo hanno marchiato nell'immaginario sportivo azzurro, forse due su tutte: il rifiuto dell'abbraccio di Higuain dopo che questi era passato alla Juventus, e la sua esultanza dopo aver piazzato sulla testa di Koulibaly il pallone dell'eroico 0-1 allo Juventus Stadium.

Tutta la squadra lo ha abbracciato e festeggiato ieri, mentre lasciava commosso il terreno di gioco. L'ha salutato allo stesso modo in cuor suo, c'è da giurarci, ogni tifoso del Napoli. Nella speranza che un giorno possa stringerlo a sé come merita, pieno e con cori dedicati a lui, anche il San Paolo.

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