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Blerim Dzemaili

Blerim Dzemaili

Dzemaili saluta l'Italia: "Napoli città speciale, e Hamsik è il più forte con cui ho giocato"

L'ex azzurro si trasferisce nella MLS in America, al Montreal Impact. In un'intervista alla rivista Zwoelf ha ripercorso i suoi anni in azzurro

L'ex Napoli Blerim Dzemaili lascia l'Italia per trasferirsi nella MLS in America, al Montreal Impact. Torino, Parma, Napoli, e poi di recente Genoa e Bologna: queste le tappe nel nostro Paese di una carriera che è valsa, allo svizzero, due Coppe Italia con gli azzurri.

Alla rivista Zwoelf, il 31enne ha ricordato con piacere gli anni in azzurro. “Napoli è una città speciale che ti regala emozioni uniche – ha spiegato – La gente impazzisce per il calcio, pensa costantemente alla squadra. In occasione di gare importanti, come le ultime contro il Real, per strada non ci sono macchine: tutti sono allo stadio o a casa, davanti alla Tv. I problemi? Chi va a Napoli sa quali sono le difficoltà della città, sa che sarebbe meglio girare senza Rolex al polso perché di povertà in giro ce n'è troppa. Così come i calciatori sanno che non possono girare liberamente per le strade molto spesso, con i tifosi pronti a chiedere foto ed autografi. Ma è una cosa che capita alle star, io scendevo a prendere il mio caffè per strada tante volte”.

Dzemaili si è soffermato anche su alcuni suoi compagni di squadra. “Marek è il migliore giocatore con cui abbia mai giocato, ancora prima di Cavani o di Higuain. È un calciatore unico che fa un lavoro incredibile e può decidere le gare”. “Ho sempre voluto somigliare a lui – spiega – e credo di averlo fatto un po' al Bologna. L'addio di Higuain? Lo capisco. A 29 anni aveva voglia di vincere qualcosa e il Napoli non è ancora al livello della Juventus. Il tifoso alcune volte dovrebbe mettersi nei panni del calciatore e provare a capire. Il 95% dei calciatori avrebbe fatto la sua stessa scelta”. E poi una nota polemica sui suoi ex compagni di club e nazionale Gokhan Inler e Valon Behrami: “All'inizio a Napoli ho avuto qualche difficoltà facendo molta panchina. In campo ci andavano Behrami e Inler – ricorda – Un giorno l'agente di Gokhan dichiarò che a lui non faceva piacere giocare con me e Valon: conoscevo Inler da dieci anni, fui deluso da quelle parole”.

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