Ancelotti e il gruppo: "Preferisco usare l'autorevolezza, più che essere autoritario"

"L'altruismo e la relazione tra le persone è molto importante". All'Università Vanvitelli l'allenatore del Napoli ha parlato ad un incontro sul tema "Gestione del gruppo e delle risorse umane in un top club dagli anni Novanta ad oggi"

Carlo Ancelotti all'Università Vanvitelli, Ansa

Il tecnico del Napoli Carlo Ancelotti è stato stamane, dalle 10, ospite di "Oltre le due Culture" all'Università Vanvitelli di via Costantinopoli per l'incontro “La gestione del gruppo e delle risorse umane in un top club dagli anni Novanta ad oggi”.

"Sono contento di essere qui, in questa bellissima città, in questa Unviersità – sono le parole di Ancelotti – Per quanto riguarda la gestione del gruppo, è molto cambiata con gli anni. Ho iniziato in serie B con la Reggiana, nel '92. Lo staff era risicato. Adesso siamo una cinquantina di persone, è una gestione totalmente diversa. Al tempo invece l'allenatore aveva il controllo di tutto ed un rapporto molto più diretto".

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"Nel calcio è cambiato tutto, a partire dalle regole – ha proseguito l'allenatore – È cambiato anche il rapporto con la stampa, al tempo molto più diretto. Il rapporto tra il giornalista ed il giocatore è mediato. Ma anche i termini sono cambiati: prima si parlava di formazione, adesso si parla di sistema di gioco. Ora si palla di ripartenze, ora c'è il possesso e il non possesso, la transizione positiva e negativa. Una volta un giornalista mi ha chiesto come si comportasse la mia squadra nella transizione positiva e gli ho detto che mi sarei un attimo dovuto studiare il manuale. Il calcio è una cosa semplice che si vuole rendere complicata".

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"Nella costruzione di un gruppo – prosegue ancora il tecnico del Napoli – l'altruismo e la relazione tra le persone è molto importante. Dev'essere a pari livello. L'allenatore ha enorme potere, potrei decidere un allenamento alle 4 del mattino. C'è chi lo fa. Io voglio avere giocatori convinti di quello che vanno a fare sul campo. Si può usare l'autorità per gestire, ma anche l'autorevolezza. Carota o frusta, come per il cavallo che deve saltare l'ostacolo, si usano a seconda del proprio. Faccio un esempio. Ogni squadra ha un momento di difficoltà. Qui non è ancora arrivato. Ogni volta il presidente mi chiama e dice 'il rapporto con i calciatori è troppo morbido, devi usare la frusta'. Non è un costume degli italiani, lo fanno in Inghilterra, in Francia. Io la frusta non la so usare, lo faccio a volte ma non è nelle mie corde. Non mi piacciono gli esecutori di ordini, quelli sono soldati non calciatori".

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