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Calcio Napoli: l'ultimo atto prima della rifondazione, aspettando Conte

Il Napoli chiude il campionato contro il Lecce. Addio certo a Zileinski, quasi sicuro a Osimhen e, forse, anche a capitan Di Lorenzo

Finisce oggi, contro Lecce, il campionato del Napoli, uno dei peggiori della storia da quando Aurelio De Laurentiis è al timone della società. E si chiude un ciclo durato tre anni, da quando Luciano Spalletti arrivò per rilanciare la squadra dopo le delusioni di Gennaro Gattuso. Gli azzurri si giocano le residue speranze di accedere almeno alla Conference League, ma la mente di molti sarà all'addio ad alcuni giocatori che hanno fatto la storia recente del Napoli. 

Dopo otto anni sarà addio certo a Piotr Zielinski, unico superstite della grande bellezza sarriana insieme a Mario Rui. Il polacco è in scadenza di contratto e ha già firmato da mesi con l'Inter. Oggi, da quanto trapela, non sarà neanche in campo a causa di un infortunio. Sarà un saluto senza gloria, in sordina, in pieno stile Napoli, dopo un anno di incomprensioni e contraddizioni. Prima il rifiuto estivo ai soldi arabi, poi il tentativo di rinnovo al ribasso, quindi il pasticcio liste: escluso dalla Champions e incluso in campionato, dove il numero 20 ha accumulato panchine e critiche. Piotr chiude in azzurro con 364 partite e 51 gol, tre nell'anno dello scudetto, una Coppa Italia e uno Scudetto.

Anche Victor Osimhen non dovrebbe essere in campo per salutare il pubblico che lo ha eletto beniamino nell'anno del tricolore. Per lui si attende un'offerta che possa avvicinarsi ai 130 milioni della clausola rescissoria apposta nel contratto da 10 milioni di euro a stagione firmato a fine 2023. Cessione, però, che pare più complessa del previsto anche a causa di una stagione non esaltante. I numeri del nigeriano sono ottimi, con 17 gol in 30 partite in Serie A, ma il numero 9 ha ancora una volta saltato molti match a causa di infortuni, così come gli è capitato ogni anni da quando il Napoli lo ha acquistato. Da Laurentiis lo ha messo sul mercato mesi fa, con un'uscita fuori tempo e fuori luogo. Parole che, ora, potrebbero costringerlo a venderlo anche a meno di quanto avesse immaginato, pur di non tenersi in casa un bomber che da tempo ha dato segnali evidenti di immaginarsi altrove. 

L'addio dell'ultim'ora è quello che non t'aspetti, quello emerso dalle cronache dell'ultima settimana. Riguarda Giovanni Di Lorenzo, il capitano scelto da Spalletti tre anni fa, nonostante non fosse il più "anziano" in maglia azzurra. Scelta dettata da valori umani e di campo che hanno portato Di Lorenzo a prendersi prima l'Europeo con la Nazionale e poi a sollevare al cielo lo Scudetto, 33 anni dopo Diego Armando Maradona. Il suo addio non è certo, ma oggi appare probabile nonostante nessuno avrebbe potuto preventivarlo qualche settimana fa appena. Ma gli amori non sono eterni e il capito appare logorato, non tanto dalla stagione fallimentare del Napoli, piuttosto dalle beghe interne allo spogliatoio che lo hanno visto addirittura scavalcato e delegittimato in alcune circostanze. 

Chissà che il nuovo allenatore non possa fargli cambiare idea. Con Gasperini vicino al rinnovo con l'Atalanta, il nome giusto sembra quello di Antonio Conte. I ben informati assicurano che l'annuncio possa arrivare anche domani, 27 maggio. E ci vorrà la mano del nuovo tecnico anche per capire quali altri addii ci saranno. Il nodo più urgente da sciogliere è quello di Kvararskhelia, ennesimo esempio di ritardo sulla questione rinnovi della società partenopea, con un contratto fermo a circa 1 milione di euro all'anno, tra i più bassi delle rosa. Dietro di lui, Natan, Ostigard, Juan Jesus, Mario Rui, Cajuste, Lindstrom, Raspadori, Simeone aspettano di conoscere il loro destino. 

Prima di tutto ciò, però, ci sono il Lecce e le residue speranze di qualificarsi alla Conference. Sarà pure una competizione minore, ma per una squadra che in bacheca ha un solo trofeo europeo datato 35 anni (Coppa Uefa 1989) forse non sarebbe da snobbare. 

    

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