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Napoli, l'incubo è finito: gettata al vento anche l'ultima speranza europea

Gli azzurri non approfittano della contemporanea vittoria dell'Atalanta sul Torino, facendosi bloccare dal Lecce al Maradona sullo 0-0. A fine gara esplode la contestazione sugli spalti

La fotografia perfetta di una stagione sciagurata. Questa è stata Napoli-Lecce, l'atto finale che chiude finalmente l'annata da incubo della squadra azzurra. Gli uomini di Calzona non si smentiscono neanche all'ultima recita e sprecano l'ultima chance europea, non approfittando della contemporanea vittoria dell'Atalanta sul Torino. Con lo 0-0 interno contro i pugliesi, il Napoli manca anche il nono posto, che in caso di vittoria della Fiorentina in Conference League avrebbe potuto regalare una qualificazione nell'Europa minore. E invece il club partenopeo resterà fuori dalle competizioni internazionali dopo ben 15 anni. L'ultima volta nel 2009, nella stagione Reja/Donadoni.

Al triplice fischio esplode la contestazione sugli spalti. La Curva B invita i calciatori a "sparire in poche ore", mentre in Curva A viene improvvisato un lancio di salvagenti a corollario di uno striscione: "Vi auguriamo un'estate come la vostra annata... in un mare di m...a". 

LE ULTIME SCELTE DI CALZONA - Per l'ultima da allenatore del Napoli il tecnico calabrese non regala molte sorprese. In difesa, con Rrahmani non al meglio, c'è la coppia Ostigard-Juan Jesus. In avanti al centro dell'attacco confermato Simeone, con Osimhen che parte dalla panchina. 

PRIMO TEMPO SOPORIFERO - Ritmi bassi, poche emozioni, occasioni che latitano con un'atmosfera surreale sullo sfondo. Questo e poco altro offrono i primi 45 minuti del match. Paradossalmente ad andare più vicino al vantaggio, prima al 9' con Dorgu che scheggia il palo e con Berisha in chiusura di tempo. Il pubblico del Maradona fischia. 

NELLA RIPRESA CI SI METTONO ANCHE I LEGNI - Calzona prova a dare una scossa e lascia negli spogliatoi Politano e Simeone, per fare posto a Ngonge e Raspadori. È proprio il belga che ci prova al 49', ma Falcone devia in angolo. Al 51' Kvaratskhelia si divora il gol del vantaggio, calciando a lato tutto solo. Al 52' è il palo a dire di no a Cajuste. Al 54' Kvaratskhelia serve Raspadori, ma l'attaccante della Nazionale non trova la porta. Al 63' anche Ngonge colpisce il legno con un tiro improvviso. Al minuto 65 dentro anche Osimhen al posto di Cajuste, con il passaggio al 4-2-3-1. Al 79' ci prova Osimhen, ma il pallone finisce fuori di poco. All'85' dentro Mazzocchi e fuori capitan Di Lorenzo, accolto all'uscita dal campo da un mix di fischi e applausi. La partita si spegne lentamente e al triplice fischio dell'arbitro Dionisi dagli spalti si fa sentire la contestazione. 

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LA PROTESTA DELLE CURVE - Non è mancata, come ormai di consueto, la protesta delle curve durante e dopo il match. "Di questa stagione fallimentare, l'unica a salvarsi è la maglia. Vada altrove chi per lei non ha dato battaglia", recitava uno striscione esposto nella A,  in cui non sono mancati cori contro De Laurentiis e contro i calciatori, definiti "mercenari" senza attributi. La Curva B, invece, ha ricordato alcune delle disfatte stagionali, aggiungendo in uno striscione: "C'era un titolo da onorare, ma avete giocato senza lottare. Dal trionfo al tonfo, vi siamo grati ma a stento sarete ricordati". 

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