Zero Waste: buone pratiche dal Forum Greenaccord

Nell'ultima giornata dei lavori del X Forum internazionale per la Salvaguardia della Natura di Greenaccord si è parlato della strategia rifiuti zero e sono stati presentati vari casi virtuosi

© Emanuele Caposciutti per Greenaccord

È la logica del rifiuto zero, il fil rouge che ha caratterizzato l’ultima giornata di lavori del X Forum internazionale per la Salvaguardia della Natura organizzato dall’Associazione Greenaccord e dal comune di Napoli. Una sessione tutta dedicata al confronto fra strategie e tecnologie nell’ambito della gestione dei rifiuti. Ad aprire il tavolo di lavori Daniele Fontini, presidente di Federambiente che ha fornito un quadro completo sullo smaltimento dei rifiuti nel nostro Paese. Nel dettaglio Fontini ha spiegato che vengono prodotti 30 milioni di tonnellate annue di rifiuti urbani in Italia, un dato in calo rispetto al 2007 soprattutto a causa di una crisi economica che morde pure nei consumi. Cosa accade a tutti questi rifiuti? Se il 46 per cento va ancora in discarica, sono 5 i milioni che vanno negli inceneritori, spiega Fontini. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: stanno, infatti, aumentando in modo considerevole tutte quelle attività di riciclo e di recupero. Così come stanno aumentando le aziende capaci di trarre il giusto profitto con progettazioni nuove e prodotti compatibili. «Insomma - ha convenuto Fortini - quella verso i "rifiuti zero" è una tendenza su cui è giusto insistere».
 

E sulla quale si sta insistendo. Un esempio virtuoso è quello di Herambiente, illustrato in un intervento dall’amministratore delegato Claudio Galli. L’azienda gestisce 81 impianti di varia tipologia nel trattamento dei rifiuti, tra cui 6 termovalorizzatori, garantendo un sistema di gestione ambientale tale da consentire il minore impatto ambientale nell'ambito di tutte le filiere impiantistiche, per la durata dell'intero ciclo di vita del singolo impianto. Tutto questo a dimostrazione che anche una discarica se gestita in maniera sostenibile può risultare conveniente per il territorio in cui si colloca.
 

Un altro esempio tangibile in questo senso è anche quello di Belvedere, società del comune di Peccioli che gestisce l’impianto di smaltimento rifiuti del comune con un attenzione particolare all’ambiente. Una discarica, quella di Peccioli, molto apprezzata dalla cittadinanza in quanto nel tempo è diventata anche motore di sviluppo per la collettività attraverso un progetto ulteriore, basato anche su una sorta di azionariato popolare, per recuperare 40 casati agricoli in un territorio di enorme pregio ambientale.
 

Per parlare di strategia zero waste è anche intervenuto al Forum Paul Connet l’ideatore del concetto “rifiuti zero” che, nel corso della sua esposizione, ha illustrato il decalogo che sta alla base della strategia. Si parte con la " separazione alla fonte" e si arriva alla ri-progettazione dei prodotti con un cammino che è assai meno utopistico rispetto a ciò che potrebbe sembrare. E sono davvero tante, in tutto il mondo, le comunità che si sono fatte affascinare da questa strategia e che hanno iniziato un cammino di intelligenza e di razionalità. «Non sprechiamo soldi per gli inceneritori - ha concluso Bennett – perché è più importante far sì che le comunità si riapproprino del proprio futuro».
 

Ma per risolvere il problema rifiuti è necessario operare alla radice della questione, ovvero andando ad analizzare tutto il sistema e il quadro economico e sociale che ha portato ad una tal situazione. Un sistema che essenzialmente è nato per creare rifiuti. Ad affermarlo Andrea Masullo, economista, docente di sostenibilità ambientale e presidente del comitato scientifico di Greenaccord nel corso delle conclusioni dei quattro giorni del Forum.
 

«Non è possibile risolvere la questione rifiuti ponendosi a valle di un sistema sbagliato, costruito per produrre rifiuti. Essi sono la faccia nascosta del consumismo ed emergono scriteriatamente solo quando ci si accorge di non avere strumenti per farvi fronte. Ecco perché non basta limitare solo il problema enorme che i rifiuti creano. Serve una riforma radicale del sistema economico».

Una situazione paradossale che necessità urgentemente di un cambio di paradigma. «Dobbiamo iniziare a produrre benessere prendendo esempio dalla natura, ha concluso Masullo. Crescendo in qualità e non più in quantità dei consumi. Finalizzando l’economia alla produzione di benessere e non al consumo di risorse e oggetti spesso inutili».

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