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I ricci marini hanno “occhi”su ogni aculeo, la scoperta viene da Napoli

Lo studio di ricercato della Stazione Zoologica Anton Dohm di Napoli stanno studiando le opsine, ricettori della luce, e scoprono che i ricci di mare ne hanno almeno 200 000 per esemplare

©Caspar Diederik

I ricercatori del team guidato dalla Dottoressa Arnone, della Stazione Zoologica Anton Dohm di Napoli, sta effettuando delle interessantissime ricerche a livello genico, delle molecole responsabili della percezione della luce, le opsine. Lo studio è partito da un’analisi nel genoma del riccio di mare che ha così permesso di scovare che questi animali posseggono un importante repertorio di opsine , fungendo quindi come recettori della luce. Di recente, si è riusciti a identificare un nuovo tipo di cellula fotorecettore localizzata all’estremitò dei pedicelli del riccio, comunemente definite spine, che permettono appunto al riccio di tastare l’ambiente esterno e spostarsi in mare.

In collaborazione con i morfologi della Dottoressa Esther Ullrich-Luter e del Prof. Harald Hausen delle Università di Bonn e Berlino, il team partenopeo è arrivato ad individuare, come numero approssimativo, ben 100 fotoricettori per pedicello. I pedicelli su un riccio adulto sono circa 2.000 quindi il conto di fotorecettori si aggira su addirittura 200.000 per ogni esemplare. Interessante è il fatto che queste cellule presentano una connessione nervosa, non possedendo però cellulle pigmentate a loro associabili. Questa scoperta pone un importante quesito. Come fa l’animale a distinguere la direzione della luce?
I ricci infatti se sottoposti ad una stimolazione luminosa si spostano in direzione opposta. Sono allora queste cellule che percependo la luce se ne spostano o ancora se è lo scheletro dell’animale capace di fungere da schermo e stabilire la direzione della luce. Il lavoro pubblicato sulla rivista PNAS, ha permesso di affermare questi fotorecettori fungono da vero e proprio “occhio” per il riccio di mare, ponendo come prossimo obiettivo per il team napoletano di postulare nuove ipotesi e cercare come si attivano i meccanismi di percezione alla luce negli organismi marini.

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