Legambiente: la plastica invade il Tirreno

«I dati emersi dal monitoraggio di Goletta Verde e Accademia del Leviatano nel Mar Tirreno evidenziano come la quasi totalità dei macro rifiuti galleggianti siano di plastica e, tra questi, la percentuale più consistente è quella che riguarda le buste - ha affermato Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente

© Mentnafunangann

Quando si dice un mare di rifiuti. Non è per dire, è proprio quello che è diventato il mar Tirreno. A dirlo uno studio sullo stato del mare di Goletta Verde di Legambiente in collaborazione con Accademia del Leviatano presentato questa mattina presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nel corso di un convegno organizzato dal Kyoto Club. E i dati usciti fuori non sono per niente confortanti. Il nostro mare è letteralmente invaso dai rifiuti, in modo particolare dalla plastica. Rifiuti abbandonati li dall’uomo.


 

«I dati emersi dal monitoraggio di Goletta Verde e Accademia del Leviatano nel Mar Tirreno evidenziano come la quasi totalità dei macro rifiuti galleggianti siano di plastica e, tra questi, la percentuale più consistente è quella che riguarda le buste – ha affermato Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente. «Questo dimostra che il fenomeno della plastica in mare è un problema di dimensione globale e non riguarda solo l’Oceano Pacifico: l’Italia e il Mar Mediterraneo, infatti, sono particolarmente coinvolti e pertanto sono necessarie misure drastiche». Certo, bisogna anche dire che le cose sono migliorate nel nostro Paese. Fino al 2010 infatti l’Italia deteneva il triste primato europeo di maggiore consumatore di sacchetti di plastica usa e getta. Solo con l’entrata in vigore del bando sugli shopper non compostabili le cose sono nettamente migliorate. Purtroppo però tutto questo non è bastato, visto lo stato del nostro mare. Tantissimi ancora i turisti “sbadati”, e non solo loro, che lasciano sulle spiagge o buttano in mezzo al mare moltissimi oggetti d’uso quotidiano come sigarette, accendini, buste di plastica, bottigliette. Un gesto che è diventato ormai normale e molto spesso non desta neanche più rabbia o il fastidio da parte dell’opinione pubblica.



 

La protezione del mare, e nello specifico del mar Mediterraneo, rientra anche in una determinata direttiva europea, la 2008/56/CE che stabilisce appunto un quadro normativo e degli obiettivi comuni per la protezione e la conservazione dell’ambiente marino di qui al 2020. In questa normativa si parla anche di rifiuti marini e viene affermato che per uno stato ambientale definibile buono è necessario che le proprietà e le quantità dei rifiuti marini non devono provocare danni all’ambiente marino e costiero. Quello che ovviamente non sta accedendo nel nostro caso.


 

Le aree oggetto del monitoraggio sono state suddivise in quattro parti: Tirreno centro meridionale (Calabria Tirrenica, Basilicata, Campania e Lazio), Tirreno centro Settentrionale (Sardegna, Corsica, Liguria, Toscana) curate da Goletta Verde di Legambiente e le tratte Livorno –Bastia e Fiumicino-Ponza studiate dall’Accademia del Leviatano. Nelle zona Tirreno centro Meridionale, tra le altre, è stata monitorata anche Vico Equense nella provincia di Napoli. L’obiettivo era proprio quello di valutare quantitativamente la marine litter, cioè la quantità e la qualità dei rifiuti marini.


 

In questa particolare fascia i dati sono davvero sconfortanti. In quest’area, si legge nel comunicato di Legambiente, si è registrata la densità più alta di rifiuti monitorati rispetto alle altre aree, con ben 13,3 rifiuti per Km quadrato. Il 93, 8% del totale è costituito da plastica, afferma sempre Legambiente, dove a fare la voce grossa sono le buste di plastica con il 27%, seguite da bottiglie di plastica (23%), gli immancabili frammenti che ammontano al 15% e dai teli di plastica (2%). Tra gli altri rifiuti segnalati vi è la gomma (2%), tessuti (0,3%) e la carta (3,9%).

E il danno è davvero enorme, in modo particolare per l’ecosistema marino. Il mar mediterraneo è soprattutto una riserva per la biodiversità, motivo per cui va assolutamente preservato per evitare che intere specie, come già sta accadendo, scompaiano. La plastica, infatti, non solo è altamente tossica per l’acqua ma in molti casi viene anche scambiata per cibo, come ad esempio dalle tartarughe marine numerosissime nel Tirreno, e ingerita, provocando l’inevitabile morte. Senza dimenticare che una bottiglia di plastica ci mette circa 400 anni per decomporsi. Fino a quel giorno giace li nei fondali marini, una vera e propria bomba ecologica.


Bisogna assolutamente che venga promossa la normalità di piccoli gesti che possono costituire un grande aiuto nella conservazione di un bene così prezioso come è il mare. Piccoli gesti che però nell’insieme possono fare una grande differenza.

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