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Sangue infetto, c'è la sentenza per il risarcimento dal 2012: l'Asl non paga

Sangue infetto, gli eredi attendono il risarcimento di 80mila euro nonostante la sentenza di accoglimento del 2012. Legale denuncia «l'inaccettabile attesa per la fissazione di un'udienza da parte del Tar di Napoli». L'avvocato Mariafranca Stancanelli attende da due anni che il Tribunale amministrativo napoletano stabilisca la data di discussione. Protagonista della vicenda una donna, scomparsa recentemente, che nel 1992 ha contratto l'epatite C, in seguito a trasfusioni di sangue infetto presso l'ospedale Loreto Crispi di Napoli. Nonostante il Tribunale di Napoli abbia accolto la domanda di risarcimento danni con sentenza depositata e pubblicata nel 2012, Il Ministero della Salute non ha provveduto a liquidare le somme dovute a seguito della notifica della sentenza. Gli eredi sono dunque costretti a presentare al Tar di Napoli ricorso per ottemperanza di giudicato. «Vi racconto questa storia quantomai paradossale - spiega l'avvocato Stancanelli -. Difendo una signora napoletana che oggi purtroppo non c'è più. Ha contratto l'epatite C nel 1992. Pur vincendo una causa durata molti anni, una volta ottenuta la sentenza che condanna l'ospedale deve affrontare un ulteriore calvario burocratico perché il Ministero della Salute, nonostante la notifica della sentenza non paga spontaneamente». Dunque è necessario un nuovo giudizio presso il Tar di Napoli, affinchè sia nominato un commissario ad acta per liquidare le somme dovute. «Siamo nel 2016 - denuncia l'avvocato Stancanelli - e attendo da quasi due anni che sia fissata la data di udienza di discussione. Sembra che la Quarta Sezione del Tar di Napoli sia sovraccarica di giudizi di questo tipo. Ma i tempi di attesa sono davvero ingiustificabili. Parliamo comunque di fatti accaduti ventiquattro anni fa. Inizio a pensare che saranno i nipoti, figli degli attuali eredi, a beneficiare del risarcimento».

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