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Sannazaro, Sannazzaro o S.Nazzaro: qual è la forma corretta?

In città una piazza, un teatro e un liceo ricordano il grande poeta arcadico, ma la confusione è massima sul modo corretto di scriverne il cognome

A Napoli una trafficatissima piazza, un accorsato liceo classico e uno storico teatro ricordano il grande poeta Jacopo S... ehm... S. Nazzaro? Sannazzaro? Sannazaro? Qual è la forma corretta? La confusione è massima. E a ragion veduta. 

La ricerca sul web

La ricerca sul web mostra soluzioni assolutamente discordanti. Su stradari, indirizzari, e piantine le diverse versioni ricorrono tutte. Meglio quindi provare ad andare alle origini

Chi era Jacopo  

Jacopo, nato intorno al 1456, apparteneva ad una famiglia nobile, ricordata da Dante, che da Pavia si trasferì nel Regno di Napoli nel 14mo secolo. La madre era salernitana e si chiamava Masella Santomango. Rimasto presto orfano del padre, Jacopo - riporta un racconto dell'epoca - quando aveva 8 anni si innamorò di una coetanea, Carmosina dei Bonifacio, esperienza che lo segnò molto. Nel 1481 entrò a far parte della corte aragonese e quando il re Federico fu mandato in esilio, nel 1501, Jacopo lo aiutò e lo seguì in Francia, per ritornare  solo dopo la morte del sovrano, tre anni più tardi.

Sicuramente Jacopo, straordinario studioso dei classici e del linguaggio, non legò mai troppo col nuovo entourage governativo, ma fu comunque molto ammirato e stimato ben oltre i confini del Regno di Napoli. 

Gliòmmeri e età dell'oro

Prima dell'esilio scrisse in volgare: farse e filastrocche, i famosissimi gliòmmeri o "gomitoli" linguistici, composti per il divertimento della Corte.  Il suo capolavoro però è l'Arcadia, composta tra il 1481 e il 1486 fino all'egloga X e tra il 1491 e il 1496 la parte finale. Costituita da dodici prose e altrettante egloghe, l'Arcadia ha una trama definita dai critici "assai esile": è infatti la descrizione di feste, giochi pastorali, cerimonie e, in sintesi, di una vita piacevole lontana dalle necessità pratcihe. "Opera di squisita eleganza, ricchissima di reminiscenze dai classici greci, latini, italiani coi quali Jacopo entra, imitandoli, in consapevole gara" riporta l'Enciclopedia Treccani. L'Arcadia in ogni caso fu la base, il modello, per il romanzo e la favola pastorale dei secoli successivi, in Italia e fuori.

Le cronache araldiche

Uno scaccato rosso e oro e il motto latino "in aeternum" sono i simboli della famiglia di Jacopo. Le cronache araldiche che ne narrano la storia riportano che era originaria del Pavese e, per la precisione, del Comune di Sannazzaro de Burgondi: da qui Sannazzaro.

Il primo membro di cui si ha notizia è Ferdinando di Sannazzaro: dal suo ultimo figlio - Assalito - sarebbero quindi discesi i nobili Sannazzaro dell'Oltrepò pavese, destinatari di un ampio privilegio imperiale dal Barbarossa.

Le stesse cronache riportano anche che la famiglia, nei documenti ufficiali, era identificata come "domus Sanazaria", in alto stato fin dal 1100: da qui Sanazaro.

E non manca il riferimento al Santo: "olim Sancto Nazario" che, chiamato indifferentemente Nazario o Nazaro o anche Nazzaro assieme a Celso fu un martire cristiano (morirono a Milano nel 304) venerato dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa: da qui Sannazaro, Sannazzaro, Sanazaro.

Dunque, a quanto pare, almeno dal punto di vista etimologico, si può dire che "è come vi pare": ogni versione del cognome del poeta quattrocentesco ha una sua giustificazione che la rende in qualche misura valida.

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