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Giovedì, 29 Settembre 2022

"Le ultime parole del boss": l'omicidio di Giuseppe Salvia e la Napoli di Raffaele Cutolo in un film Rai2

L'anteprima nazionale nel carcere di Poggioreale che dal giugno 2013 porta il nome del vicedirettore fatto uccidere dal capo della Nco

A quarant'anni di distanza dalla morte di Giuseppe Salvia, vicedirettore del carcere di Poggioreale, Rai Documentari propone “Le ultime parole del boss”, docu-film di straordinario impatto dedicato alla storia di questo nostro eroe dimenticato, ucciso dalla camorra semplicemente perché svolgeva il suo lavoro con correttezza, nel rispetto delle regole.

Il docufilm è una coproduzione con la napoletana B&B Film, per la regia di Raffaele Brunetti che lo ha scritto insieme con i giornalisti Antonio Mattone ed Enrico Nocera.

La vendetta del boss

Tratto dal libro “La Vendetta del Boss” di Antonio Mattone, con il contributo di Regione Campania e Mic – Ministero della Cultura – Direzione generale cinema e audiovisivo e il sostegno di Fondazione Film Commission Regione Campania, il film è realizzato con sensazionali materiali di repertorio e interviste inedite e ripercorre con il ritmo incalzante del noir la vicenda del vicedirettore del più noto penitenziario di Napoli, Poggioreale, che il 14 aprile 1981 venne crivellato di colpi di pistola sulla tangenziale di Napoli, per ordine del boss della camorra, Raffaele Cutolo.

Le regole di Raffaele Cutolo

Nella sua inarrestabile ascesa al potere dall’interno del carcere, Raffaele Cutolo detto ’o professore incontrava un ostacolo in Giuseppe Salvia che, svolgendo il proprio lavoro nel rispetto delle regole, non gli riconosceva i privilegi che pretendeva: in quegli anni, nel carcere di Poggioreale, infatti, non erano le istituzioni a governare, ma Cutolo.

Fu per questo che il 6 novembre 1980, dopo che aveva "osato" insistere perché il boss della Nco venisse perquisito come prescriveva il regolamento penitenziario, davanti a detenuti e agenti Salvia fu schiaffeggiato dal boss della camorra che ebbe così modo di accrescere ulteriormente il proprio potere all’interno del carcere.

L'omicidio e la ricerca della verità

La domanda di trasferimento per motivi di sicurezza presentata dal vicedirettore non venne accolta. Solo 5 mesi dopo, mentre era alla guida della sua utilitaria, senza nessuna scorta, sulla tangenziale di Napoli, nei pressi dello svincolo per l'Arenella, Salvia venne ucciso. Aveva 38 anni e 2 figli piccoli: Antonino e Claudio. Il loro incontro con il giornalista e scrittore Antonio Mattone porta ad una complessa indagine per la ricerca della verità sull'omicidio che neanche l'arresto dell'esecutore materiale, killer della Nco tra i più spietati, aveva mai chiarito.

L'ultima intervista di Cutolo

Mattone intervista circa 90 testimoni della vita carceraria e delle dinamiche della Nco negli anni in cui maturò l'omicidio, esamina documenti negli archivi del carcere e, soprattutto, riesce a incontrare Raffaele Cutolo per un’intervista che entra nella storia del giornalismo: è la prima concessa dal boss dopo decenni di silenzio e l’ultima prima della sua morte, che si verifica pochi mesi dopo. Soprattutto, è l'unica che in cui il boss, maestro dell'ambiguità e dei giochi di parole, fa un'aperta e chiara ammissione di responsabilità.

Cutolo, che non ha perso l’atteggiamento sornione e spavaldo, parla di molte vicende, attraversando la storia non solo della criminalità organizzata ma anche del nostro Paese per poi rivelare di essere stato il mandante di quell’esecuzione: Salvia doveva morire perché osava svolgere il proprio lavoro rispettando le regole in un periodo in cui Cutolo controllava il carcere, e non solo. “Sì, l’omicidio Salvia l’ho fatto io” dice Cutolo ad Antonio Mattone.

Quando vedere il film

Il documentario sarà proiettato in anteprima nazionale martedì 20 settembre, alle ore 15.00, nella Casa Circondariale di Napoli-Poggioreale che dal giugno 2013 porta proprio il nome del vicedirettore Giuseppe Salvia, nel corso di un incontro cui prenderanno parte, tra gli altri, gli autori Raffaele Brunetti, Antonio Mattone ed Enrico Nocera, il direttore di Rai Documentari Fabrizio Zappi, il direttore della Casa Circondariale Carlo Berdini con il comandante Gaetano Diglio, i figli del vicedirettore Salvia, Claudio e Antonino, e la vedova Giuseppina Troianiello, e diversi rappresentanti delle istituzioni e del giornalismo.

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