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"Napoletanità" e "Napoletanitudine": qual è la differenza

Lo spiega l'atteso libro per le edizioni Utet di Gigi Di Fiore, storico e pluripremiato giornalista, tra introvabili aneddoti e storie che ogni napoletano dovrebbe conoscere

Napoletanità o napoletanitudine? La differenza la conoscono bene i napoletani veri: "La napolitudine ormai è diventata troppo scontata, si è prostituita. Sono stati sfruttati proprio i canoni napoletani per fare soldi", spiegava ormai quarant’anni fa il grande Pino Daniele, intervistato sul suo difficile rapporto con il capoluogo campano.

Ma è possibile cogliere l’anima della nostra città, sepolta com'è tra caos e pregiudizi, folklore e luoghi comuni? Ci riesce sicuramente Gigi Di Fiore, storico e giornalista di razza, nel suo libro "Napoletanità", per le edizioni Utet, presentato alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri, affollata di rappresentanti della cultura, della politica, delle istituzioni.

presentazione Napoletanità (ph DeCristofaro-NT)

Partendo dal lungo dominio dei Borbone, infatti, Gigi Di Fiore attraversa il ventre della Napoli stereotipata, vittima di se stessa e di giudizi preconfezionati, cercando e trovando la napoletanità vera, orgogliosa della sua storia e della sua cultura, in un atto d’amore privato e collettivo. Perché Napoli non è solo antichi palazzi e bellezze naturali, leggende e abitudini popolari, ma a costituire la “napoletanità” dandole forma e vita sono la storia millenaria della nostra città e la sua cultura fatta di riferimenti precisi e persone in carne e ossa: artisti, scrittori, attori, musicisti.  

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