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Quali erano le 26 virtù di Carlo di Borbone?

Le 26 statue poste sull'emiciclo di Piazza Dante rappresentano le 26 virtù di Carlo di Borbone, re di Napoli e di Sicilia

Primogenito di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, Carlo di Borbone nacque a Madrid il 20 gennaio dell'anno 1716 per diventare, giovanissimo, re di Napoli e delle Due Sicilie.

Accanto al nome di battesimo, Carlo rifiutò qualsiasi numerazione: era il modo per sottolineare di essere il sovrano di uno stato indipendente.

Certamente Carlo fu un re di ingegno, cultura e lungimiranza non comuni, tanto che gli sono attribuite ben 26 virtù, rappresentate da altrettante statue collocate sull'emiciclo vanvitelliano o foro carolino di Piazza Dante.

Ma quali sono le 26 virtù di Carlo di Borbone re di Napoli? Trovare notizie non è facile, neanche sfogliando i più polverosi libri sulla storia di Napoli. E' inoltre assai complicato cercare di individuare simboli e riferimenti guardando quei "mimi di pietra" dal basso della piazza, ma Napolitoday ci è riuscito. Ecco dunque partendo da Portalba, cioè da sinistra guardando il foro carolino, quali sono le prime 3:

1) La fortezza: è una delle quattro Virtù Cardinali, e riunisce forza e coraggio. E' rappresentata da una solida guerriera, con tanto di elmo sormontato da cimiero, che regge i simboli del potere regale, cioè scettro e globo

2) L'Agricoltura: Carlo aveva infatti capito - quasi 300 anni fa - che il benessere del suo popolo passava per il rilancio del territorio e dei suoi prodotti tipici e quindi, nel Vesuviano e nel Casertano, aveva favorito la nascita delle prime aziende agricole. L'agricoltura è rappresentata da una fanciulla riccioluta che regge una cornucopia, simbolo di abbondanza e una falce, auspicio di ottimi raccolti

3) L'Astronomia: una giovane donna avvolta in un ampio mantello regge nella mano destra un compasso e nella sinistra un globo con i segni zodiacali: correva infatti l’anno 1753 quando il giovanissimo Carlo diede un forte impulso al progresso della scienza nel Sud Italia, approvando la Riforma dello Studio napoletano che inseriva nel programma delle scuole superiori - per la primissima volta -  la Cattedra di astronomia e nautica  in sostituzione di quella di politica ed etica

(continua...)

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