Migliori birrifici: chi guadagna l'ambita chiocciola Slow Food nel napoletano

34 le chiocciole assegnate da Slow Food ad altrettanti birrifici giudicati l'eccellenza del mondo brassicolo italiano. Una anche nel napoletano

E' in libreria la nuova Guida alle birre d’Italia di Slow Food Editore. Giunta alla settima edizione (ha cadenza biennale) elenca ben 1866 birre e 387 birrifici giudicati l'eccellenza del mondo brassicolo italiano.

I riconoscimenti sono articolati in quattro categorie, due per le birre e due per i birrifici.

Nel napoletano è uno solo il produttore che può fregiarsi dell'ambita chiocciola: "Le chiocciole non sono solo i migliori birrifici italiani secondo Slow Food - spiega Slow Food Editore - Sono piuttosto quelli che, oltre a produrre birre buonissime, hanno un ruolo di riferimento nel settore nazionale e si distinguono per l’attenzione al territorio e all’ambiente".

La chiocciola napoletana

La chiocciola Slow Food arriva nel napoletano e va al birrificio "Sorrento" di Massa Lubrense.

"La chiave delle nostre Birre è l’emozione. Emozione che solo una Birra Artigianale può donare, specie quando a darle valore aggiunto sono i profumi, i prodotti e la passione di un Territorio eccezionale come il nostro" recita il biglietto da visita digitale di Sorrento nato nel 2009 come frutto del sogno e della passione coltivati da Giuseppe Schisano e Francesco Galano nella penisola sorrentina, dove nei primi anni ’80 nacque il primo microbirrificio italiano.

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Inizialmente homebrewers, termine anglosassone per descrivere l’hobby di farsi la birra in casa, Schisano e Galano studiano ed approfondiscono il mondo della birra e gli ingredienti, dall’acqua alle spezie, con il desiderio di acquisire la padronanza della loro gestione per produrre con consapevolezza le birre. Ben presto nascono due etichette, che uniscono tecnica brassicola e territorio: la Syrentum, birra artigianale chiara con bucce di limone di Sorrento IGP, e la Minerva con le bucce di arancia.

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