Marco Gavio Apicio, chi era costui? Ecco cosa c'entra con la cucina napoletana

La cucina partenopea vanta piatti da master chef fin dal I secolo dopo Cristo. Merito dell'inventiva dei napoletani e del più grande cuoco della storia antica che frequentò il nostro golfo

Preparati "alla scapece", cioè conditi con una base di aceto e aglio sminuzzato, a Napoli mangiamo da sempre il capitone, le alici, gli zucchini, precedentemente ben fritti in olio bollente. Difficile per chiunque, però, ricordare da dove viene la locuzione, che ha origini che risalgono addirittura al I secolo dopo Cristo, quando in Italia splendeva la stella di uno dei primi Master Chef della storia:  Marco Gavio Apicio.

Di Marco Gavio Apicio si sa che era amante in ugual misura della bella vita e del buon cibo e che era molto amico dell'imperatore Tiberio.  Come racconta  Amedeo Colella nel suo libro "Mille paraustielli di cucina napoletana", edito da Cultura Nova,  sarebbe stato proprio Apicio a ideare il condimento a base di aceto e aglio sminuzzato come metodo di conservazione di verdure e pesci precedentemente fritti: alla scapece infatti deriverebbe dal latino ex Apicio che vuol dire, appunto,  "alla maniera di Apicio".

Apicio nella cultura gastronomica partenopea e più in generale italiana ha lasciato tracce indelebili: 450 le ricette che avrebbe raccolte, poi confluite un paio di secoli dopo nei 10 libri del De Re coquinaria, il primo libro di cucina dell'umanità.

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