"Fuori era primavera": il docu-film di Salvatores tra gli italiani in lockdown

Le immagini di un passato drammatico e doloroso che potrebbe tornare ad essere tragica realtà

"Fuori era primavera. Viaggio nell’Italia del lockdown" è il docu-film collettivo presentato alla Festa del Cinema da Indiana Production e Rai Cinema con cui, per la regia del napoletano premio Oscar Gabriele Salvatores, gli italiani raccontano loro stessi durante il lock down del marzo scorso.

Una testimonianza e memoria di un drammatico momento storico che, in base all'andamento dell'epidemia non può dirsi definitivamente finito, in particolare per la nostra regione: la meraviglia e angoscia delle piazze vuote, con straordinari scorci di Napoli, l'emozione sincera per gli eroi in prima linea nelle corsie degli ospedali, la gente sui balconi nella ricerca di comunicazione e solidarietà.

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Allora come ora, dal momento che è risultato positivo al Coronavirus, Gabriele Salvatores era chiuso tra le pareti domestiche. Non potendosi muovere ha chiesto così a chi voleva di prendere il telefonino e utilizzarlo, per permettergli di viaggiare all’interno delle case, tra mondi diversi, storie, emozioni. Una redazione composta da una rete di operatori e collaboratori su tutto il territorio nazionale si è occupata della ricerca e dell’archiviazione del materiale in due operazioni parallele: da un lato la ricerca e selezione di quello già esistente online, dall’altro l’archiviazione e la selezione di quello inedito ricevuto dagli utenti che hanno risposto all’appello.

In due mesi oltre 16mila i contributi video arrivati.

La ricerca dei materiali ha seguito un ordine cronologico, cominciando a raccontare l’inizio dell'epidemia, fino alla chiusura dell’Italia e l’arrivo il 4 maggio di un graduale allentamento dei divieti.

Il film è stato realizzato con la partecipazione e la collaborazione di istituzioni, associazioni di volontariato, scuole di cinematografia e comunicazione ed enti distribuiti in tutta Italia. La redazione si è occupata di formare un network capillare in tutto il Paese con l’intento di coinvolgere anche figure di spicco della cultura e della comunicazione italiana.

L’idea è sempre stata quella di restituire un ritratto a molte voci dell’esperienza che abbiamo vissuto, attraverso il linguaggio del cinema.

Il docu-film è stato interamente realizzato in smart working, dalla fase di lancio a quella di montaggio e finalizzazione. I montatori, Massimo Fiocchi e Chiara Griziotti, accedendo direttamente al server da cui poter scaricare i video precedentemente visionati, valutati, e selezionati da una redazione, hanno avuto la possibilità di lavorare e montare l’intero documentario da casa.  

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