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Romeo e Giulietta a Napoli sono una studentessa e uno spacciatore

Due ragazzi si innamorano tra i vicoli di Napoli dove si infrangono i sogni e i valori. Torna in scena la "sceneggiata" con grandi interpreti e una storia mozzafiato

Spacciatore, una sceneggiata è uno spettacolo su testo di Andrej Longo e Pierpaolo Sepe, drammaturgia dello stesso Longo e regia di Pierpaolo Sepe, sarà finalmente in scena da mercoledì 12 a domenica 23 maggio al Teatro Mercadante di Piazza Municipio. Straordinaria la compagnia di interpreti con Mariachiara Basso nel ruolo della Fidanzata, Ivan Castiglione in quello del Poliziotto, Riccardo Ciccarelli è Spacciatore, Roberto Del Gaudio il Padre, Daniela Ioia la Sposa, Stefano Miglio è Dragon Ball, Daniele Vicorito è Mercuzio. Musiche e canzoni sono di Francesco Forni; le scene di Francesco Ghisu; le luci di Luigi Biondi; i costumi di Gianluca Falaschi; aiuto regia è Valia La Rocca; le foto di scena di Guido Mencari; la produzione è del Teatro di Napoli-Teatro Nazionale.

La storia

Ogni storia è una storia d'amore. Protagonisti sono due ragazzi che si innamorano l'uno dell'altra tra i vicoli di Napoli. Lei è la classica "brava ragazza, studentessa fuori sede con grandi sogni e forti valori, lui è uno Spacciatore. A rompere il loro idillio è una donna dal passato misterioso e una cicatrice sul volto, la Sposa, per cui Spacciatore lavora. Sarà lei a rivelare alla ragazza che lui vende droga. Il sogno è infranto.

Tra echi e rimandi che vanno da Shakespeare a Tarantino, Spacciatore per amore si tirerà fuori dal Sistema, ma...

«Questo progetto - spiega il regista Pierpaolo Sepe - nasce dall'urgenza di riavvicinarci al pubblico, di sollecitare interesse e curiosità anche in chi è lontano dalle poltrone di un teatro da tempo. La sceneggiata vive di una dimensione popolare e di un linguaggio tale da poter coinvolgere anche angoli di una comunità distanti dalle colpevoli traiettorie artistiche, non sempre accorte al dialogo diretto con il mondo cui appartengono. È indispensabile, oggi più che mai, riempire i teatri di tutti i tessuti sociali e ricostruire tutti insieme il senso, da tempo smarrito, della funzione degli artisti e del pubblico. La sceneggiata come punto di incontro, come possibilità reale di raccontare il nostro tempo con la lingua di chi lo abita e lo determina».

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