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Domenica, 26 Giugno 2022
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D'Annunzio e Napoli: un rapporto controverso tra luci ed ombre, fino all'intitolazione di una piazza nel 1961

A Napoli il Vate si innamorò, ebbe una figlia, fini a processo e produsse alcune delle sue opere più importanti

Piazza Gabriele D'Annunzio a Napoli è poco più di uno slargo alle spalle dello Stadio Maradona, in prossimità della rampa d'accesso alla tangenziale. La piazzetta ha assunto il nome del poeta nel 1961, su richiesta dell'allora presidente del Cirolo Artistico Armando Caruso.

Di sicuro Piazza Gabriele D'Annunzio è una porzione di Napoli che il Vate, esteta che aveva fatto dell'arte una regola di vita, non avrebbe mai scelto per sé: nessun panorama mozzafiato, nessuna vestigia del passato, nessuna soluzione architettonica straordinaria. Vero è, tuttavia, che il rapporto tra Gabriele D'Annunzio e Napoli è sempre stato controverso, fatto di ombre più che di luci.

D'Annunzio e Napoli

Nella nostra città il Poeta del Ventennio giunse nel 1893, per essere sicuro di non incontrare alcuni creditori. Da subito il rapporto con la città non si rivelò semplice: all'ombra del Vesuvio, D'Annunzio subì le critiche feroci di Benedetto Croce, un processo per adulterio che lo vide codannato a 5 mesi di reclusione anche se con il beneficio dell'indulto e fu portato ancora alla sbarra, avendo torto, per aver tratto la parodia "Il figlio di Iorio" da "La figlia di Iorio" di Eduardo Scarpetta.

Amore e baci

Fu a Napoli, però, anche, che D'Annunzio scrisse L'Innocente, rifiutato dall'editore Trevisan e poi divenuta una delle opere di maggior successo dell'epoca. Trovò amici sinceri in Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio, che pubblicarono i suoi articoli prima sul Corriere di Napoli e poi su Il Mattino. Sempre a Napoli D'Annunzio ebbe un amore importante, con la contessa siciliana Maria Gravina, da cui ebbe una figlia: Renata, nata a Resina il 1893, con il nome di "Cicciuzza" protagonista di Notturno. Infine, porta la firma di D'Annunzio una delle più note canzoni napoletane, 'A Vucchella, scritta per sfida: il Vate infatti voleva dimostrare di saper padroneggiare il napoletano.   

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