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"Tavola tavola, chiodo chiodo": da Eduardo De Filippo il mantra per ricominciare

"Tavola tavola, chiodo chiodo" era un'espressione che il grande drammaturgo napoletano era solito ripetere all'indomani della Seconda Guerra Mondiale che risulta di straordinaria attualità

"Tavola tavola, chiodo chiodo" sono le parole con cui termina la dedica incisa su pietra che Eduardo De Filippo riservò a Peppino Mercurio, il suo storico capomastro che, appunto, tavola dopo tavola e chiodo dopo chiodo, con tenacia, determinazione e coraggio, aveva ricostruito il palcoscenico del teatro San Ferdinando, distrutto dai bombardamenti nel 1943. L'omaggio di Eduardo all'amico e collaboratore, presente ancora oggi sul palcoscenico del San Ferdinando, oggi - in piena seconda ondata della pandemia di Coronavirus - più che mai appare come uno straordinario invito a non perdere mai la speranza e la pazienza.  

"Tavola tavola, chiodo chiodo" è anche lo spettacolo di cui è autore e interprete Lino Musella, premio Ubu 2019 come migliore attore. La produzione della Elledieffe diretta da Carolina Rosi e del Teatro di Napoli– Teatro Nazionale diretto da Roberto Andò, debutterà il 22 ottobre 2020, in prima assoluta proprio al San Ferdinando.

Faccio parte di una generazione nata tra le macerie del grande Teatro – spiega Lino Musella - e che può forse solo scegliere se soccombere tra le difficoltà o tentare di mettere in piedi, pezzo dopo pezzo, una possibilità per il futuro, come ermeticamente indicano quelle parole - incise nel Teatro di Eduardo - che in realtà suggeriscono un’azione energica e continua. Questo grande artista è costantemente impegnato a ‘fare muro’ per smuovere la politica e le Istituzioni e ne esce spesso perdente, in parte proprio come noi in questo tempo, ma anche da lontano non smette mai di alzare la sua flebile, roboante voce e mi piace pensare che lo faccia proprio per noi”.

Musella spiega di aver cercato conforto e ispirazione, in particolare durante il lockdown, nelle parole dei grandi poeti, scrittori, filosofi, drammaturghi e, su tutti, Eduardo De Filippo "è nato così in me il desiderio di riscoprire l’Eduardo capocomico e - mano mano - ne è venuto fuori un ritratto d’artista non solo legato al talento e alla bellezza delle sue opere, ma piuttosto alle sue battaglie, potremmo dire “donchisciottesche”, condotte instancabilmente tra vittorie e fallimenti”.

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