Perché andare ad Acerra: il fascino e la storia di un territorio ingiustamente trascurato

Il Comune dell'Agro Campano, medaglia d'oro al valore civile, ha un delizioso centro storico e dal punto di vista gastronomico riserva non poche sorprese, in particolare per gli amanti del baccalà

Camminando per il centro storico di Acerra non si può non rimanere colpiti dalla bellezza dei numerosi scorci e angoli fatti di antiche costruzioni e tradizioni, ormai quasi del tutto perdute a Napoli che pure dista solo 14 chilometri.

Di origine etrusca, come è testimoniato da Plinio, secondo alcuni collegata al termine sacro Acerrae che significa "navetta con l'incenso", secondo altri invece al greco Acherrai o Acqueron (fiume), per la presenza di numerosi corsi d'acqua, Acerra è tra le città più antiche della Campania, abitata fin dalla preistoria per la generosità del suo territorio di cui - nonostante tutto - restano tracce evidenti nei campi che circondano l'abitato.

Fedele a Roma, distrutta da Annibale durante le guerre puniche, la sua storia plurimillenaria e il passato romano sono prepotentemente presenti

Il Castello Baronale

Sorge al centro di un fossato, su fondamenta costituite da un antico teatro romano di cui asseconda la forma. Vi hanno soggiornato tutti i più famosi sovrani del passato, da Manfredi di Svezia a Carlo d'Angiò, dalla regina Giovanna II a Ferrante d'Aragona e Vittorio Emanuele.

Al suo interno si trova

Il museo di Pulcinella

fondato dal Centro di Cultura Acerra Nostra è dedicato alla maschera simbolo dei napoletani che, infatti, è nata proprio ad Acerra, dalle maschere delle antichissime commedie osco-atellane che si rappresentavano intorno al IV secolo a. C. e in particolare da Dossenus, il gobbo astuto dal naso adunco e la pancia tonda che riusciva a cavarsela in ogni situazione.

Aperto dal lunedi al venerdì, dalle ore 9:30 alle ore 13:30, tutti i pomeriggi e sabato e domenica per visite di gruppo, su prenotazione, il percorso espositivo offre opere di grandi artisti del passato e contemporanei come Lello Esposito, sorprese come i bozzetti tridimensionali a grandezza d'uomo di alcuni dei costumi utilizzati per il Capitan Fracassa di Massimo Troisi e preziose testimonianze del passato contadino della cittadina.

Il cibo

Acerra è, ovviamente, anche tradizione culinaria, fatta di buon cibo e dolci. Per gli amanti del food, imperdibile Bacalajuò, grazioso e accogliente locale a pochi passi dal Castello, creato da Luigi Esposito, forte di una lunga tradizione che lega da ben quattro generazioni i proprietari all’importazione e alla commercializzazione di baccalà e stoccafisso. E a dare una marcia in più l’acqua proveniente dal mitico acquedotto del Serino, che ha qualità eccezionali nel rigenerare lo stoccafisso e dissalare il baccalà.

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La forza di Bacalajuò sta nell’alta qualità della materia prima, di cui Luigi è profondo conoscitore e che lo chef Arona “Ronny” Santoliquido riesce a valorizzare senza stravolgere. Imperdibile il quinto quarto “nobile” di Gadus Morhua: se con l’espressione quinto quarto si indicano comunemente le parti meno pregiate della carne o del pesce, nel caso specifico, invece, il quinto quarto scelto da Esposito non ha solo un gusto unico, ma è anche molto pregiato perché assai difficile da reperire: è costituito infatti dai ventricelli di stoccafisso proposti all’insalata con limone e sale. Per gli amanti della tradizione, in carta i Paccheri con genovese e baccalà, Baccalà in cassuola, il Carpaccio di baccalà e, per gli irriducibili, il dessert al Baccalà firmato dal pastry chef Antonino Maresca con la collaborazione di Patrizia Veneroso.

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