San Ferdinando di Palazzo: occupata simbolicamente la Chiesa

Singolare manifestazione dei membri dell'Arciconfraternita cui, nel lontano 1841, Ferdinando di Borbone assegnò la proprietà della Chiesa

Occupata simbolicamente la Chiesa di San Ferdinando di Palazzo, in piazza Trieste e Trento: la singolare manifestazione è stata inscenata da componenti di associazioni culturali vicine al movimento neoborbonico partenopeo e da un gruppo di membri dell'Arciconfraternita di Nostra Signora dei Sette Dolori. La protesta era diretta contro la decisione della Curia di applicare anche alla storica chiesa di Piazza Trieste e Trento la riforma che, tra l'altro, prevede il nulla osta sulla nomina degli organi direttivi ed il versamento di una quota dei redditi, come è spiegato in un comunicato dei manifestanti.

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Fu Ferdinando II di Borbone a promulgare, nel 1841, lo statuto che assegnava la proprietà della Chiesa di San Ferdinando di Palazzo all'Arciconfraternita di Nostra Signora dei Sette Dolori. L'istituzione, laica fin dal Cinquecento, attualmente è guidata dall'ex generale dei Carabinieri Maurizio Scoppa. Circa 200 i membri, tutti esponenti di antiche famiglie della nobiltà napoletana e spagnola. Nell'attesa del ricorso attivato dai confratelli, difesi dall'avvocato Riccardo Imperiali di Francavilla (lo stesso che nel 2016 ha assistito la Deputazione del Tesoro di San Gennaro in una vertenza simile) la decisione di richiamare l'attenzione della città sulla questione: "Si tratta di una battaglia in difesa di tradizioni e memoria che riguardano un pezzo importante della storia della città -  spiegano infatti i manifestanti - il grande Pergolesi scrisse per la Confraternita lo Stabat Mater e la chiesa ospida da sempre cerimonie importanti, anche per gli artisti di Napoli".

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