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Cannaruto, roseca-cucchiara o alliccapiatte: sai qual è la differenza?

Tre modi di dire che solo Napoli poteva inventarsi per indicare chi ha fame e, soprattutto, perché

"Lo cannaruto è ommo de bona vita" scriveva nel lontano 1600 il grande Giambattista Basile. Il  cannaruto,  dunque, è un uomo cui piace godersi la bella vita, iniziando dalla tavola. Il termine, infatti, spiega Amedeo Colella nel suo "Mille paraustielli di cucina napoletana" (edizioni CulturaNova), indica "la persona molto golosa" e deriva da "cannarone", cioé "esofago molto grande". 

Diverso dal cannaruto è l'alliccapiatte che è sempre un goloso, ma talmente famelico da lasciare il piatto pulitissimo. Per estensione, con questo termine si indica anche chi ha l'abitudine di fare la scarpetta, cioè di recuperare con il pane, per mangiarla, anche la più piccola traccia di cibo presente nel piatto.  

Il roseca-cucchiara, infine, è semplicemente affamato per indigenza. Si tratta cioè di una persona talmente povera che per sfamarsi gratta con i denti (roseca) il mestolo di legno con cui normalmente si girano sughi e minestre. In città per secoli il termine è stato utilizzato come spregiativo, con l'intento dichiarato di offendere 

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