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Mercoledì, 21 Febbraio 2024

Migliaia di pezzi di corallo rosso sangue per due particolarissime opere: al Duomo e a S. Maria del Purgatorio ad Arco

Realizzate dal Jan Fabre, il più grande esponente del neobarocco grazie al contributo degli imprenditori napoletani D'Amato e Leverino

Torna a Napoli Jan Fabre, con due installazioni realizzate con migliaia e migliaia di pezzi di pregiato corallo rosso di profondità del Mediteranneo, che traggono spunto dalla più antica cultura partenopea che nel simbolismo sintetizza religiosità e misticismo naturalista. 

Fiammingo, nato ad Anversa nel 1958, Jan Fabre è considerato tra i più innovativi protagonisti dell'arte contemporanea internazionale. Artista visivo, autore di performances e azioni sceniche, è da sempre profondamente legato a Napoli, città con cui ha un profondo legame emotivo e culturale, radicato nel Barocco di cui la nostra città è tra i centri più importanti. Sue sculture in corallo rosso sono nella Cappella del Pio Monte della Misericordia, in ideale dialogo con la grande tela di Caravaggio e particolarmente amate sono state le sue esposizioni a Capodimonte e al Madre nel 2019. A ulteriore testimonianza del suo profondo sentire, sottolinea che ha battezzato suo figlio Django Gennaro, in dichiarato omaggio al Santo protettore e simbolo del capoluogo partenopeo.

Le opere

Le due straordinarie installazioni - Per Eusebia e 85 (con ali d'angelo)  sono state realizzate grazie al contributo degli imprenditori Gianfranco D'Amato e Vincenzo Liverino che in una nota spiegano "è per noi motivo di grande gioia contribuire alla presenza di uno dei maggiori artisti viventi in due tradizionali luoghi di devozione e d'arte di Napoli. Questa donazione nasce dalla volontà di proseguire e rinnovare committenze artistiche di pregio, affiancando a straordinari lavori del passato importanti opere d'arte contemporanea. Le sorprendenti opere in corallo realizzate dal maestro Jan Fabre, ispirate ai luoghi che le accolgono, trasmettono e riattualizzano emozioni e valori delle nostre tradizioni di culto". 

I luoghi

Per Eusebia, straordinario pannello raffigurante i simboli di San Gennaro (la mitra, le chiavi, l'ampolla) realizzati con un mosaico di roselline, cornetti, foglioline di corallo rosso di profondità (il più pregiato) del Mediterraneo, è allestito nell'Antisacrestia della Cappella del Tesoro di San Gennaro, nel Duomo di Napoli, luogo in cui sono custodite le chiavi che aprono la cassaforte in cui è custodita l'ampolla contenente il sangue di San Gennaro. 

Eusebia, secondo la tradizione, era la donna - la nutrice o forse una parente di Gennaro - che per prima ne raccolse il sangue dopo il martirio, nel 305 d.C. . 

Il numero 85 (con ali d'angelo) è ancora un mosaico di microsculture di corallo rosso di profondità del Mediterraneo (roselline e cornetti) che rievoca il "Teschio alato" di Dionisio Lazzari realizzato nel 1669 per l'altare maggiore della chiesa  di Santa Maria del Purgatorio ad Arco, in via dei Tribunali, dove è stata collocata l'installazione.

85, nella tradizione cabalistica napoletana, è il numero delle anime del Purgatorio. L'opera è una sorta di meditazione sulla vita che la morte non disfa, ma trasforma in altri viventi, e al tempo stesso viaggio iniziatico verso l'ascesi, rappresentata dalle lunghissime ali che ornano il teschio.

  

Jan Fabre (Foto A. De Cristofaro - NT)

    

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