Come vanno i consumi a Napoli e in Campania: i dati

Male le vie dello shopping e i centri commerciali: quando non spinge l'acceleratore dell'e-commerce, l'emergenza Covid fa riscoprire le botteghe di quartiere

L’Osservatorio permanente sull’andamento dei consumi nei settori della ristorazione, abbigliamento e non food elaborato da Confimprese-EY  fotografa la desertificazione progressiva del settore a Napoli in particolare e in Campania in generale in era Covid. Se il bilancio è negativo per tutti, e in particolare per Lazio, Sardegna, Liguria e Toscana, la maglia nera dei consumi va infatti proprio alla nostra regione che al 31.10.2020 registra un crollo di ben 31,5 punti percentuali. L'andamento peggiore è quello delle cosiddette "high street", cioé le tradizionali strade dello shopping, che registrano una caduta degli acquisti del 31,3%, a testimonianza delle mutate attitudini di consumo delle persone che, anche a causa della restrizioni alla mobilità, stanno privilegiando necessariamente la vita di quartiere. Notevole, comunque,  il calo anche per i centri commerciali (-26.5%) e gli outlet (-16,3%).  

«Il mese di ottobre ha gelato la lenta ripresa dei consumi – commenta Mario Maiocchi, direttore Centro Studi Confimprese –. L’introduzione di misure restrittive nelle grandi superfici  e nella ristorazione, insieme a un clima di preoccupazione per il rinvigorire dei contagi e alla confusione generata nei consumatori da un susseguirsi di regole e limitazioni in continuo cambiamento e sovrapposizione nazionale, regionale e comunale, hanno contribuito a questa brusca inversione di trend. Il timore è che si possa prospettare ancora per i prossimi mesi un’alternanza di periodi simili al primo lockdown e al post lockdown, con le pesanti conseguenze che si possono immaginare sulla tenuta del settore».

L'andamento per regioni  

La regione con l'andamento peggiore è la nostra che con -31,5% supera Lazio a -30,5%, Sardegna a -28%, Liguria a -27,8%, Toscana a -27,6%, Lombardia -26,7%, Piemonte -24,2%, Emilia-Romagna -21,3%, Veneto e Friuli-Venezia Giulia -22,2%, Sicilia  -20,5%, Puglia -13,7% e Calabria -7,8% . 

I trend delle città 

Le rilevazioni aggregate per regione sono diverse da quelle relative alle singole città: le peggiori performances sono infatti quelle di Firenze con -41% seguita da Genova con 37,6%. Brescia -36,3% e Milano -36,2%.

Le città d’arte perdono qualche punto percentuale in meno rispetto alle città a vocazione ‘industriale’ lombarde e liguri: Roma chiude a -33,5%, Venezia a -33,4%, Napoli -32,1% con un risultato peggiore di Torino -27,6%, Bologna -26,8%, Palermo -24%, Parma -21,2%, Padova -21%, Verona -17,9%. 

I trend delle province 

Il trend peggiore si registra nella provincia di Brindisi con una flessione del -36,3%, seguita da Foggia -28,7%, Lecce e Taranto -24,2%. La provincia di Genova chiude con numeri molto negativi: -35,7%. Male anche le province di Caserta -34%, Napoli -31,7%, Salerno -25%.  

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