La formazione permanente arma anti crisi e di salvaguardia per l’occupazione

L’Istat dice che sono 746. 000 le persone che avevano una occupazione e non sanno se e quanto lo potranno riprenderlo.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di NapoliToday

Allarme della FIDEF e della CIU: La formazione permanente arma anti crisi e di salvaguardia per l’occupazione. Il Governo deve sbloccare ed incentivare le attività corsuali per la formazione continua, quali quelle di lingua, informatica, grafica e tutte le altre, tese all’’acquisizione di competenze e aggiornamento professionale. Corsi di formazione permanente che oggi assumono una maggiore importanza, stante le mutate esigenze, emergenti dal mutato scenario, post virus, e per evitare nuova disoccupazione. L’istruzione non formale è cosa diversa dalla quella erogata dalla scuola tradizionale, che porta all’acquisizione di un Diploma o di una Laurea, non comporta oneri per lo Stato, autofinanziandosi. Oggi essa si rende ancora più necessaria a seguito del cambiamento dell’organizzazione del lavoro, della necessità di nuove professionalità e per acquisire la flessibilità occorrente. La Fidef sottolinea il perdurare del blocco delle attività di questo settore a cui il Governo non ha ancora data il via per la ripresa, mentre incredibilmente viene autorizzata la riapertura delle palestre, piscine, pub, spiagge, ecc. Il presidente della Fidef, Luca Paladino, federazione che accoglie sotto la propria sigla enti gestori che operano su tutto il territorio nazionale, lamenta la assoluta assenza di attenzione da parte del Governo agli Enti che erogano corsi non ordinamentali, legati a specifiche esigenze sia del mondo del lavoro che a bisogni individuali di conoscenze. Occorre scongiurare lo scenario apocalittico della forzata chiusura di tante Scuole ed Agenzie di formazione, che preservano le attività di istruzione e aggiornamento professionale ed offrono un servizio fondamentale per il sistema d’istruzione. Sono rimasti inascoltati gli appelli con cui la Fidef e le Organizzazioni sindacali CIU -Unionquadri (membro del CNEL e CESE). la FLA e la ConfalScuola, hanno più volte evidenziato che le attività corsuali di “istruzione non formale” sono a rischio chiusura. Oltre al conseguente danno che si reca alla collettività, si aggiunge quello dei frequentanti i corsi che, da marzo, sono in attesa che il Governo possa, con la ripresa del settore, sostenere loro gli esami finali di “Certificazione”, che nonostante la chiusura di questi mesi per l’emergenza sanitaria, hanno continuato il percorso di preparazione, grazie anche ad un encomiabile supporto dei loro docenti . Tale impegno sarebbe vano e mortificante, qualora gli studenti non riuscissero a sostenere i loro esami ed ottenere la Certificazione che aprirà loro le porte del lavoro o alla frequenza di corsi e master universitari. Detta necessita è stata evidenziata da numerose altre realtà rappresentative del comparto, tra le quali Cambridge Assessment English part of the University of Cambridge, dall’ AIBSE (Associazione Internazionale British Schools) e dall’AISLi (Associazione Italiana Scuole di Lingue). In questo particolare momento, evidenzia la dottoressa Gabriella Ancora presidente della confederazione sindacale che rappresenta al CNEL le professioni intellettuali, è avvertita ancora di più la necessità di acquisire nuove conoscenze che faranno da argine alla perdita occupazionale e da contrasto alla nuova disoccupazione generata. L’Istat dice che sono 746. 000 le persone che avevano una occupazione e non sanno se e quanto lo potranno riprenderlo. Occorre dare il giusto peso alle attività corsuali, conclude il dott. Paladino, che rientrano nel sistema articolato e coerente del “lifelong learning”, tesi a garantire le condizioni di apprendimento a tutti i cittadini di qualsiasi fascia di età, formazione culturale ed occupazionale, così come evidenziato dall’Unione Europea, quale “formazione lungo tutto l’arco della vita”, e del Consiglio Europeo di Lisbona, nonché ribadito con la “Dichiarazione di Copenaghen”. (pl)

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