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Immunità da Covid-19: l’immunologo spiega il meccanismo della vaccinazione

“Il vaccino fornisce al sistema immunitario le informazioni necessarie a imbastire una risposta efficace in caso di infezione da SARS-CoV-2, sviluppando una memoria prima dell’incontro con il virus”. L’ intervista al dott. Andrea Del Mastro, specialista in Immunologia presso l'ospedale Cardarelli di Napoli

Dopo l’autorizzazione dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) all’immissione in commercio “condizionata” del Comirnaty (il vaccino sviluppato dalla Pfizer-BioNTech per prevenire il Covid-19), arriva il via libera da parte della Commissione europea alla sua distribuzione nei Paesi UE. Le dosi di vaccino, utilizzate già da qualche settimana negli Usa e nel Regno Unito, saranno disponibili in tutti i paesi dell'UE contemporaneamente e alle stesse condizioni, e verranno somministrate nei cittadini di età superiore ai 16 anni secondo i diversi piani nazionali di vaccinazione. Quando si partirà in Italia? Le prime dosi arriveranno allo Spallanzani di Roma il 26 dicembre per essere poi distribuite in tutte le regioni italiane. Il 27 dicembre è previsto in tutti i Paesi UE il "Vaccine day”, una grande somministrazione dimostrativa che si concluderà il 29. In Campania saranno 27 i centri vaccinali, tra Asl e ospedali, che in questa tre giorni effettueranno vaccinazioni dalle ore 9 alle 22. Le dosi saranno somministrate al personale dipendente, ai componenti delle Unità di Crisi anti-Covid-19 e ad altri volontari. Nei primi di gennaio sarà, poi, avviata la prima sessione della vaccinazione di massa destinata a operatori sanitari e sociosanitari, ospiti lungodegenti delle RSA e anziani over 80. Successivamente si procederà con gli over 60 anni, con i soggetti affetti da più patologie severe, da immunodeficienza e/o fragilità di tutte le età, con il personale scolastico ad alta priorità e con i gruppi sociodemografici a rischio più elevato di malattia o morte. Poi sarà la volta del resto del personale scolastico, dei lavoratori dei servizi essenziali, delle carceri, dei luoghi di comunità e delle persone con comorbilità moderata. Per capire meglio qual è il meccanismo della vaccinazione e come l'organismo sviluppa l'immunità, abbiamo raggiunto e intervistato il dott. Andrea Del Mastro, medico specialista in Immunologia e Allergologia presso l’ospedale Cardarelli di Napoli.

- Dott. Del Mastro, qual è la differenza tra immunità innata e immunità adattiva?

“Sono due braccia di un unico sistema che consentono di difenderci da agenti patogeni quali virus e batteri. L’immunità innata rappresenta la ‘prima linea’ di difesa: è una modalità di difesa filogeneticamente ‘primitiva’, svolge, quindi, un ruolo fondamentale. La sua azione è mediata da diverse componenti come la barriera di cellule epiteliali, che rivestono le mucose delle vie respiratorie, e sottogruppi di globuli bianchi quali neutrofili e macrofagi. Queste cellule, una volta attivate, spazzano via i germi e contemporaneamente producono diversi mediatori, in particolare le citochine pro-infiammatorie, contribuendo ad attivare la immunità adattiva. L’immunità adattiva è un sistema più evoluto, e consente di elaborare una risposta anti-microbica più specifica attraverso altre due categorie di globuli bianchi, i linfociti B e T, che sono in grado di produrre, dopo il contatto con le particelle microbiche (antigeni), un repertorio sconfinato di recettori specifici per i diversi patogeni, indirizzando due tipi di riposta: cellulare e anticorpale. Caratteristica fondamentale dell’immunità adattiva è lo sviluppo di una memoria immunologica che consente una risposta più rapida ed efficace in caso di nuova esposizione allo stesso patogeno, evitando che il nostro organismo si ammali nuovamente”.

- Qual è il meccanismo della vaccinazione? In che modo sviluppiamo l’immunità?

“Il vaccino agisce fornendo al sistema immunitario le informazioni necessarie a imbastire una risposta efficace in caso di infezione naturale, sviluppando una memoria prima dell’incontro con il microbo nell’ambiente. Consiste in una componente microbica resa ‘innocua’ attraverso diversi meccanismi (ad esempio l'uccisione mediante calore), di solito associata ad una sostanza detta ‘adiuvante’, capace di facilitare l’elicitazione della risposta immunitaria. A seconda del tipo di vaccino, vengono elicitati diversi meccanismi effettori, tra cui la produzione di anticorpi. Grazie al vaccino, quindi, l’individuo non svilupperà la malattia indotta da quella infezione”.

- Che caratteristiche ha il vaccino della Pfizer-BioNTech?

“Il vaccino della Pfizer-BioNTech contro il SARS-CoV-2 è un vaccino di nuova generazione che impiega una tecnologia innovativa: è costituito da un frammento di RNA messaggero (mRNA) ricavato dal virus contenente il ‘codice’ per la trascrizione della proteina Spike, fondamentale per l’ingresso del virus nella cellula. L'mRNA, fisicamente molto instabile, è stato racchiuso in una nano-particella lipidica per garantirne l’integrità. Come già è stato chiarito più volte all’opinione pubblica in questi giorni, la sicurezza del vaccino è legata al fatto che non contiene l’intero virus, per cui non vi sono pericoli di un’infezione veicolata dal vaccino stesso. Inoltre, il ‘codice’ fornito porta alla formazione di una proteina Spike ‘difettosa’, cioè non in grado di fondersi con la membrana delle cellule umane, ma, tuttavia, in grado di indurre una potente risposta anticorpale”.

- Oltre al vaccino ci sono altri modi per allenare l’immunità?

“Il sistema immunitario è in costante allenamento. Volendo semplificare, possiamo immaginare il sistema immunitario come un sistema composto da soldatini (globuli bianchi) muniti di ‘scanner’ (recettori vari, compresi gli anticorpi) capaci di verificare la pericolosità degli agenti esterni (antigeni). A meno che non ci sia una immunodeficienza, il sistema immunitario ha già tutto l’occorrente per difendere l'organismo dalle minacce. Possono sicuramente aiutare una alimentazione sana, variegata, che non manchi di un adeguato apporto di vitamina D, C, A, zinco, fibre, nonché l’attività fisica: sono tutti fattori il cui impatto positivo sul sistema immunitario è stato dimostrato”.

- Pare che i bambini siano meno colpiti dal Covid-19. Questo può dipendere dal fatto che, essendo sottoposti a diverse vaccinazioni nei primi anni di vita, hanno un’immunità più allenata dell’adulto?

“La questione è più complessa di così. Per i neonati, in realtà, è esattamente il contrario: il sistema immunitario, come tutte le componenti dell’organismo, è soggetto prima a una maturazione e poi a una fase di invecchiamento. Di conseguenza, l’immunità del neonato è immatura, e la suscettibilità alle infezioni è superiore rispetto ai bambini più grandi e all’adulto: si tratta di un meccanismo necessario alla sopravvivenza del piccolo che si trova per la prima volta a contatto con una miriade di microbi e sostanze sconosciute. La sua immunità innata è inizialmente ‘quiescente’ e strutturalmente diversa, prevalendo il ruolo delle cellule linfoidi innate rispetto ai neutrofili e ai macrofagi: potrebbe essere proprio questo uno dei motivi del decorso asintomatico o paucisintomatico nei più piccoli. Nei bambini vaccinati, invece, entrano in gioco i cosiddetti "effetti eterologhi" sul sistema immunitario indotti dai vaccini stessi, per cui sembra che alcuni vaccini, come quelli per la Tubercolosi e il Morbillo, riescano a conferire una certa protezione anche contro altri microbi: questo sembra avere un ruolo importante nel decorso dell’infezione da SARS-CoV-2. Altri fattori importanti sembrano essere la frequente compresenza di altri virus nelle mucose dei bimbi che limita la crescita del nuovo Coronavirus e la minore espressione del recettore ACE-R2 su queste cellule, che costituisce la porta di ingresso del virus. Purtroppo, però, sappiamo che, anche se raramente, il virus è in grado di determinare problemi gravi anche nei bambini”.

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