Salute

Vaccini dai medici di famiglia, il Segretario Comegen: “Ci hanno bloccato le forniture. Tanti i pazienti rimasti indietro”

“Una storia d’amore mai nata, quella tra noi e l’ASL NA 1. La mancanza di un dialogo, che nelle altre Regioni c’è stato e ha dato i suoi frutti, ricadrà negativamente sui cittadini più fragili”. L’intervista al dott. Francesco Papulino

Prosegue a gran velocità la campagna vaccinale in Campania. Mentre procedono le vaccinazioni ai cittadini tra i 50 e i 59 anni, il 18 maggio sono partite le prenotazioni per gli over 40. Da questa sera, invece, sarà attivata, a partire dalle ore 22, la piattaforma per aderire alla giornata di vaccinazioni no stop per i cittadini della fascia d'età 30-39 anni, residenti nella città di Napoli. L'open day vaccinale, organizzato dall'Asl Napoli 1 Centro, si svolgerà dalle ore 21 di sabato 22 maggio alle ore 7 di domenica 23 maggio: le somministrazioni saranno effettuate nel centro Hangar Atitech di Capodichino con AstraZeneca e alla Mostra d'Oltremare di Fuorigrotta con Johnson&Johnson, per un totale di 8.400 dosi. Ma, nonostante la tabella di marcia serrata, la Regione non riesce ancora a recuperare i ritardi accumulati per alcune categorie. La priorità data ai grandi hub vaccinali ha comportato il blocco della fornitura di nuove dosi ai medici di medicina generale che ora non possono vaccinare i loro assistiti fragili e ultraottantenni che attendono ancora il vaccino a domicilio. Ne abbiamo parlato con il dott. Francesco Papulino, segretario della Comegen (Cooperativa dei medici di famiglia dell'ASL Na 1).

“L’ASL NA 1 - racconta il Dott. Papulino a NapoliToday - ha boccato le forniture delle nuove dosi di vaccini a tutti i medici di famiglia dei distretti. Il nostro coinvolgimento nella campagna vaccinale, frutto di un accordo “strappato”, aveva un solo obiettivo: farci vaccinare i pazienti fragili e non deambulanti a domicilio, i pazienti più “fastidiosi”. Ad oggi i medici vaccinatori di medicina generale dall’ASL NA 1 (circa 200) hanno effettuato quasi 3mila vaccini a domicilio. Ma all’appello manca ancora qualche ultraottantenne e qualche soggetto fragile che aspetta ancora la sua dose. Pazienti dimenticati che sono finiti in un limbo. Gli unici a poterli “scovare” e vaccinare siamo noi. Ma l’ASL NA 1 ha deciso non fornirci più nuove dosi, ma solo quelle per i richiami. Attualmente l’azienda sanitaria è più impegnata a gareggiare con le altre ASL e Regioni per raggiungere il numero più alto di vaccinati, dimenticando i pazienti che sono rimasti indietro. L’obiettivo di questa corsa contro il tempo è il raggiungimento, il prima possibile, della copertura vaccinale dell’intera popolazione, obiettivo che si raggiungerà ma in che modo e a che prezzo!? L’ASL NA 1 avrebbe potuto avere da noi un aiuto, un contributo importante, se ci avesse fornito i vaccini da noi richiesti: in questo modo avremmo potuto non lasciare indietro soggetti che dovrebbero essere già vaccinati da tempo. La verità è che l’ASL NA 1 non ha mai voluto realmente collaborare con noi. Non ci hanno mai convocato per farci sedere a un tavolo comune. Fino ad ora ci sono state fornite solo comunicazioni a distanza in cui ci veniva detto cosa dovevamo fare. La Società Italiana di Medicina Generale, l’organizzazione più importante di medici di famiglia in Italia, non è mai stata convocata dall’ASL NA 1. Siamo un caso anomalo in Italia: nelle altre Regioni, ma anche nelle altre ASL campane, i medici di famiglia sono stati ascoltati e messi in condizioni ottimali per vaccinare i loro pazienti accanto ai medici vaccinatori dell’azienda sanitaria locale. In molte ASL i medici di famiglia hanno avuto a disposizione anche locali dove poter vaccinare; l’ASL NA 1, invece, non ha neanche autorizzato la location che la Comegen aveva trovato in maniera autonoma grazie a un accordo con Federfarma Napoli: la Federazione ci avrebbe messo a disposizione il suo studio polispecialistico nel Parco San Paolo in cui poter vaccinare in sicurezza i nostri pazienti. Questa è la storia di un amore mai nato tra l’ASL NA 1 e la medicina generale, un rapporto di collaborazione mai esistito, perchè loro non lo hanno mai cercato. Ci aspettavamo una convocazione ufficiale, di essere ascoltati. La medicina di base si è interfacciata con loro solo tramite il sindacato, un solo rappresentante ha parlato a nome di tutti noi. La Società Italiana di Medicina Generale non è stata mai convocata, non c’è mai stato un confronto bilaterale. Vogliamo una convocazione ufficiale, vogliamo che una delegazione che ci rappresenti e che abbia competenza sul territorio, si sieda a un tavolo di confronto con l’ASL e decida insieme la tabella di marcia. Non possiamo ricevere passivamente “ordini” da loro senza avere diritto di parola. Loro non conoscono le vere esigenze del territorio, siamo noi a conoscerle, siamo noi a conoscere i nostri pazienti e le loro patologie. Noi avremmo potuto mettere a disposizione il nostro database per individuare i pazienti “residuali” e rintracciarli con faciltà. Questi pazienti rappresentano un residuale che sarà recuperato chi sa come e chi sa quando. Pazienti che potevano non rimanere indietro, se ci avessero convocato e chiesto i loro nominativi. E, invece, non ci hanno mai chiesto nulla. Senza un incontro, un confronto, non può esserci alcuna collaborazione. E a pagare il prezzo di questa assenza di dialogo - conclude il Segretario della Comegen - saranno i cittadini più fragili”.

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