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Martedì, 7 Dicembre 2021
Salute

I dubbi del medico di famiglia: "Siamo oggi nella condizione di poter vaccinare in sicurezza i nostri pazienti?"

“Le vaccinazioni a domicilio e presso i nostri studi presentano criticità sia dal punto di vista dell'esecuzione che della sicurezza perché vengono effettuate senza un personale minimo adeguato”. L’intervista al dott. Francesco Papulino, segretario Comegen

Il 9 marzo scorso è stato siglato l’accordo con la Regione Campania per il coinvolgimento dei medici di medicina generale nella campagna vaccinale anti-Covid. L’intesa è stata poi ratificata il 9 marzo dall’ASL NA 1 su scala aziendale: in questa sede sono state anche definite le modalità organizzative e di partecipazione dei soggetti coinvolti. Da quella data i medici di medicina generale appartenenti alle 29 AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) - formate, ognuna, da 20 o 30 medici - sono stati chiamati a scegliere tra due modalità di adesione: “attiva” (inserendo i pazienti sulla piattaforma e praticando le vaccinazioni) o “non attiva” (inserendo i pazienti sulla piattaforma e non praticando le vaccinazioni). Tutte le Aggregazioni hanno risposto alla chiamata ma solo 168 medici (il 30%) si sono resi disponibili a vaccinare a domicilio o presso i propri studi, 191 si sono resi disponibili a vaccinare solo presso le strutture dell’ASL, mentre 173 si occuperanno solamente di registrare i propri pazienti fragili sulla piattaforma Sinfonia affinchè li prenda in carico l’ASL. Ai medici di famiglia che hanno aderito "attivamente" alla campagna vaccinale sono state consegnate venerdì scorso le prime dosi di Moderna per immunizzare a domicilio o presso gli studi i pazienti fragili e gli ultraottantenni. Abbiamo intervistato il dott. Francesco Papulino, medico di famiglia e segretario della Comegen Campania, per farci spiegare perché molti medici hanno scelto, come lui, di non aderire per ora “attivamente” alla campagna vaccinale.

- Dott. Papulino, perché molti medici hanno scelto, come lei, di non vaccinare per ora?

“Le rispondo con una domanda: “Perché nei centri vaccinali dell’ASL vengono messi a disposizione gli anestesisti, gli infermieri, le sale d’attesa e le sale per il post-vaccino, mentre i medici di medici di medicina generale, che hanno avuto le dosi di Moderna, non hanno ricevuto neanche gli aghi e le siringhe?”. Il motivo per cui al medico di famiglia non viene fornito tutto il necessario per effettuare il vaccino in sicurezza deriva da un atteggiamento sbagliato dell'ASL nei nostri confronti: non essendo dipendenti loro, non meritiamo lo stesso trattamento dei medici dell'azienda. Oltre a questa problematica ce n’è poi anche un’altra legata al vaccino Moderna. Per il momento ho scelto di non vaccinare, quindi mi sto occupando solo delle registrazione sulla piattaforma dei miei pazienti che verrano poi presi in carico dall’ASL, perché non ritengo lo studio un luogo idoneo per le vaccinazioni: se dopo il vaccino devo tenere il vaccinato sotto osservazione per 15/20 minuti e non possono rimanere più di 2 o 3 persone in sala d’attesa, perché gli studi sono poco spaziosi, posso effettuare non più di 6 vaccini all’ora. Il problema è che la gran parte degli studi non dispone di sale d’attesa adatte ad accogliere più di 2/3 persone, perché è necessario un distanziamento minimo di un metro/metro e mezzo e l’ambiente deve essere ventilato. Così non può funzionare. Io non ho voluto partecipare attivamente alla campagna vaccinale in questa fase perché non voglio che i miei pazienti rischino la vita: se uno di loro dopo la somministrazione del vaccino ha una reazione avversa, uno shock anafilattico, anche se mi dovessi procurare il pallone ambu e la fiala di adrenalina, non potrò garantire loro sicurezza perché non sono in grado di maneggiare bene questi presidi come lo fa un anestesista, ed essendo un medico di medicina generale non ho dimestichezza nel praticare una rianimazione. Vaccinando in queste condizioni metterei solo a rischio la vita dei miei pazienti. Per questo motivo aderirò attivamente alla campagna solo se ci faranno praticare la vaccinazione presso i centri vaccinali dell’ASL dove è presente l’anestesista, l’infermiere e le sale d’attesa. La Comegen aveva chiesto una spazio destinato solo alla Medicina generale presso la Mostra d’Oltremare: lì avremmo potuto usufruite del loro spazio, del loro personale, della loro sala d’attesa, in quelle condizioni mi sarebbero bastati due giorni per vaccinare tutti miei pazienti fragili. Questo vale per me come per i miei colleghi. Ma questi spazi non ci sono stati dati ora e non credo ci verranno dati nelle prossime settimane”.

- E i vaccini a domicilio?

“Come ho detto, per ora non partecipo attivamente alla campagna vaccinale, come non lo fanno molti altri colleghi. Delle 29 AFT (aggregazioni funzionali territoriali) - ognuna costituita da 20/30 medici - solo 168 medici hanno sin da subito dato la loro disponibilità a vaccinare a domicilio o presso i loro studi. Di questi una cinquantina ha già avuto le dosi richieste del vaccino Moderna. Ma vaccinare a domicilio con il Moderna è impossibile perché le dosi non possono rimanere fuori dalla zona di comfort per più di 15 minuti, quindi la siringa pre-riempita dovrebbe essere messa nella borsa frigo e somministrata entro 15 minuti: una cosa improponibile a meno che il paziente non si trovi nel tuo palazzo o nel palazzo di fronte. Quindi, per quanto mi riguarda, non ci sono ancora i requisiti per poter fare le vaccinazioni a domicilio. Per farle ogni medico di famiglia dovrebbe avere a disposizione un furgone frigo a temperatura adeguata con il quale trasportare il vaccino fin sotto casa del paziente. Ovviamente questa problematica non si pone per la vaccinazione presso lo studio perché lì il medico ha a disposizione un sistema di conservazione a temperatura adeguata. L’organizzazione messa in campo per cercare di vaccinare il più alto numero di persone nel minor tempo possibile è enorme, ci dispiace solo che le parti interessate, quelle che conoscono meglio di tutti il territorio, non siano state interpellate”.

- I problemi che avete riscontrato con le registrazioni dei pazienti sulla piattaforma regionale sono stati risolti?

“Dopo i primi due giorni in cui la piattaforma ha funzionato senza problemi, una sera è andata in tilt. Solo coloro che avevano comprato un computer nuovo non hanno avuto problemi. Qualcuno ha ipotizzato che l’anomalia fosse legata a un problema di memoria, allora abbiamo iniziato a cancellare prima la cronologia settimanale e poi quella mensile: molti sono riusciti a ovviare così il problema. Ma io non devo essere un esperto informatico per registrare i miei pazienti sulla piattaforma”.

- Quali sono le principali criticità in questa fase della campagna vaccinale?

“Sono due. Primo: le vaccinazioni a domicilio e presso i nostri studi hanno criticità sia per quanto riguarda l'esecuzione che per quanto riguarda la sicurezza, perché vengono effettuati senza un personale minimo adeguato. Secondo: tutto quello che si sta facendo lo si sta facendo senza interpellare i medici territoriali. L’accordo con la Regione è stato quasi strappato dalla Medicina generale, perché noi eravamo gli unici a poterci fare carico delle vaccinazioni a domicilio, anche perché conosciamo bene la storia clinica del paziente. L’intesa è stata siglata rapidamente e senza chiarire molti particolari. Nel documento viene specificato che se il medico di medicina generale sceglie di non vaccinare presso lo studio, può convocare i suoi pazienti fragili presso una struttura che l’ASL mette a disposizione. Ma l’ASL al momento non ci ha reso disponibile alcuna struttura. Se ci mettessero nella condizione di poter vaccinare in sicurezza, potremmo immunizzare in poco tempo tutti i nostri pazienti”.

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