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Vaccini Covid dai medici di famiglia, il segretario Comegen: “Siamo pronti ma ci servono anestesisti”

"Siamo abituati a vaccinare, ogni anno somministriamo ai nostri pazienti i vaccini antinfluenzali, ma per quelli anti-Covid il discorso è diverso. Per lavorare in sicurezza sono necessari spazi con personale adeguato”. L’intervista al dott. Francesco Papulino

Bisogna accelerare con le vaccinazioni. Questo l’obiettivo del governo Draghi che ha siglato qualche giorno un protocollo d'intesa con le Regioni per coinvolgere i medici di medicina generale nella campagna vaccinale anti-Covid. L’accordo definisce la cornice nazionale e le modalità di coinvolgimento dei medici di famiglia, che dovranno essere declinate a livello regionale. Ad aderire saranno oltre 35 mila medici. I dubbi e le perplessità, però, non mancano. Gli studi medici sono luoghi adeguati per la somministrazione di questi vaccini? Saranno disponibili dosi sufficienti? Quando i medici di famiglia potranno iniziare le vaccinazioni? Ne abbiamo parlato con il dott. Francesco Papulino, medico di medicina generale e segretario della Comegen Campania.

- Dott. Papulino, lei è il segretario della Comegen. Ci può dire qualcosa in più su questa cooperativa?

“La Comegen è un cooperativa di medici di medicina generale. E' nata 20 anni fa in seguito all’approvazione del decreto-legge che prevede la possibilità per i medici di medicina generale di unirsi in associazioni. Lo scopo della cooperativa è migliorare le nostre conoscenze attraverso continui corsi di aggiornamento. I corsi ci hanno consentito negli anni di fare approfondimenti tematici mirati. Quindi oggi ne sappiamo sicuramente di più sul diabete, sulla cardiopatia ischemica, sulla bronchite cronica ostruttiva, ecc. Questo continuo aggiornamento ha contribuito a un miglioramento notevole delle potenzialità assistenziali della medicina generale. Attualmente alla Comegen sono iscritti 130 medici di medicina generale dell'ASL NA 1 CENTRO: tutti i soci hanno accesso a un unico database attorno al quale gravitano circa 180mila pazienti, quindi siamo abbastanza rappresentativi sul territorio. All’interno della cooperativa, inoltre, abbiamo anche diverse aree tematiche: c’è chi si interessa di asma, chi di bronchite cronica istruttiva, chi di gastroenterologia, chi di diabete, chi di terapia del dolore. Il nostro obiettivo è migliorare sempre di più le nostre performance per assistere al meglio il paziente”.

- Che ne pensa del protocollo d'intesa nazionale siglato tra medici di famiglia, governo e Regioni che definisce la vostra partecipazione alla campagna vaccinale anti-Covid?

“Siamo favorevoli. Ce lo aspettavamo anche perché noi medici di medicina generale da sempre somministriamo i vaccini ai nostri pazienti. Anche quest’anno abbiamo partecipato alla campagna di vaccinazione antinfluenzale: io, personalmente, ho effettuato oltre 350 vaccini, c’è chi ne ha fatti oltre 400/450. Sapevamo che ci avrebbero prima o poi coinvolto affidandoci questo incarico. Incarico che, però, ha una criticità: per somministrare un vaccino come quello antinfluenzale non c’è bisogno di un’ampia strumentazione, per i vaccini anti-Covid il discorso è diverso, perché sono ancora poco conosciuti. Per somministrare questi vaccini in sicurezza è necessario un anestesista e del personale adeguato, così come è stato previsto per le vaccinazioni che si stanno facendo presso la Mostra D’Oltremare. I nostri studi non sono attrezzati, per questo ci siamo attivati per avere spazi adeguati, che saranno scelti dalle ASL, dove poter somministrare in sicurezza i vaccini anti-Covid: in uno stesso spazio più medici di medicina generale potrebbero effettuare le vaccinazioni avendo a disposizione un anestesista. La questione medico-legale è molto importante: se un mio paziente dopo la somministrazione del vaccino ha uno shock anafilattico, sono io a risponderne penalmente. Quindi, noi siamo pronti e vogliamo dare al più presto un contributo al piano strategico per la vaccinazione, ma non vogliamo correre rischi dal punto di vista medico-legale”.

- Escludete, quindi, la possibilità di somministrare il vaccino anti-Covid presso il domicilio del paziente?

“Assolutamente sì, escludiamo questa possibilità. Bisogna agire in sicurezza. I vaccini anti-Covid hanno avuto una sperimentazione abbastanza ampia, ma è necessario più tempo per raccogliere una casistica più vasta sulle reazioni avverse. Tenga conto che quando io ho fatto il vaccino di Pfizer, mi si sono gonfiate le ghiandole sottomandibolari, coinvolte nella produzione di anticorpi, a tal punto che non riuscivo a girare il collo. Con i vaccini antinfluenzali queste reazioni non si sono quasi mai verificate. Per questo motivo noi stiamo cercando di ottenere spazi adeguati dove poter lavorare in sicurezza. Alcune Regioni italiane si sono attrezzate per somministrare i vaccini anche a domicilio, nel caso degli ultraottantenni, ma per fare questo è necessario oltre al medico, anche un anestesista e un infermiere. I pazienti ultraottantenni che richiedono il vaccino a domicilio in Campania rischiano di attendere anche 2/3 mesi, perché ad oggi manca un’organizzazione che consenta di erogare questo tipo di servizio in sicurezza”.

- Una delle tante criticità del sistema sanitario pubblico campano è la carenza di anestesisti…

“Sì sono merce preziosa, ma dovranno metterli a disposizione, perché noi non possiamo procedere con la somministrazione dei vaccini senza il loro supporto. Sono pochi in Campania, ma una soluzione si troverà, io sono molto fiducioso”.

- Come si farà, invece, con la conservazione dei vaccini che richiedono temperature molto basse, come quello della Pfizer?

“La Pfizer ha dichiarato che sta lavorando a una nuova versione del vaccino che potrà essere conservato a -15°, come quello di Moderna. Quindi basterà procurare un semplice congelatore che arrivi a -18° per la conservazione. Il problema vero riguarda la sicurezza nel momento dell’inoculazione, quindi la necessità di avere un anestesista per non correre rischi”.

- Il protocollo definisce la cornice nazionale e le modalità per il coinvolgimento dei medici di medicina generale nella campagna di vaccinazione nazionale anti COVID-19, che dovranno essere declinate a livello regionale. A che punto siamo in Campania?

“Al momento ancora non sappiamo quando inizieremo e in quali modalità. Noi comunque siamo pronti ad offrire il nostro contributo. Ovviamente quando partiremo dovremo avere a disposizioni tutte le dosi necessarie, non possiamo rischiare di dover dire al paziente, come a volte è capitato nel caso dei vaccini antinfluenzali, “mi dispiace ma le dosi sono al momento terminate". Chiediamo quindi anche una garanzia delle dosi necessarie prima di partire con le vaccinazioni".

- Come ci si potrà prenotare per la vaccinazione ?

“Saranno i medici di medicina generale a gestire le prenotazioni dei loro pazienti. Noi, ad esempio, avendo la nostra cooperativa, le gestiremo attraverso la piattaforma, e l’estrazione dei dati ci consentirà di individuare con facilità i pazienti fragili a cui dare priorità. I diabetici ad esempio sono i pazienti più rischio: la gran parte dei morti per Covid sono diabetici, le complicanze che hanno questi pazienti riguardano il microcircolo, il sistema più colpito dal SARS-CoV-2. Per questo motivo noi daremo precedenza ai diabetici, ai cardiopatici, agli immunodepressi, e a tutte quelle categorie più a rischio”.

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