Tumore della prostata, l’urologo: “Una diagnosi precoce riduce il rischio di mortalità”

“Seguire uno schema di prevenzione annuale, che preveda il dosaggio del PSA nelle sue frazioni e una visita specialistica, è fondamentale per diagnosticare la malattia in tempo e migliorare le possibilità di cura”. L’intervista al dott. Paolo Verze

Dott. Paolo Verze

E’ il tumore maschile più diffuso a partire dai 50 anni di età. Il carcinoma della prostata ha origine dalle cellule della ghiandola prostatica, e non presenta sintomi nella fase iniziale. Ogni anno colpisce in Italia 37 mila persone e ne uccide 7000. Oggi un uomo su 8 potrebbe ammalarsi di tumore alla prostata nel corso della propria vita. Questo perché l’80% degli italiani non ha mai fatto una visita specialistica dall’urologo. Diverse ricerche, anche internazionali, hanno dimostrato che i maschi (giovani, in età matura e anziani) sono restii a sottoporsi a controlli e vanno dal medico solo quando il problema non è più tollerabile. E’ necessario quindi debellare questo tabù e parlare di più di prevenzione maschile, sensibilizzare gli uomini affinchè si prendano più cura della loro salute. A perseguire questo obiettivo la Fondazione "Movember", supportata anche dalla Società Italiana di Urologia (Siu) e dalla Società Europea di Urologia (Eau), che prende il nome dalla fusione di due parole inglesi: “moustache” (baffi) e “november”, mese in cui si svolge, dal 2003, la campagna internazionale di sensibilizzazione sulla salute dell'uomo. Grazie a una maggior diffusione della diagnosi Precoce, a uno screening più Personalizzato e a un Perfezionamento delle terapie (le cosiddette 3 P), il trend di incidenza, negli ultimi anni, ha subito un importante rallentamento. Ma il progresso nella ricerca e nell’innovazione scientifica non bastano, se i pazienti non capiscono l’importanza della prevenzione e si sottopongo a controlli periodici. NapoliToday ha intervistato l’urologo napoletano, il dott. Paolo Verze, docente di Urologia presso la Università degli studi di Salerno e Membro delle Linee Guida sulla Medicina Sessuale e Riproduttiva della Società Europea di Urologia, per capire perchè è così importante fare prevenzione e quali sono gli avanzamenti diagnostici e terapeutici nella cura del tumore della prostata.

- Dott. Verze, quali caratteristiche ha il carcinoma della prostata?

“Il cancro della prostata è il più frequente tumore maschile dopo i 50 anni. In genere presenta una evoluzione biologica molto lenta che permette un adeguato trattamento se la diagnosi viene fatta in uno stadio precoce della malattia ed un’alta percentuale di sopravvivenza".

- Quali sono i fattori di rischio?

"Il principale resta la familiarità. Avere uno o più parenti di primo grado che si sono ammalati di tumore prostatico fa aumentare il rischio fino ad 11 volte. Va aggiunto che il rischio aumenta anche in caso di familiari che hanno avuto un tumore della mammella, dal momento che prostata e mammella sono entrambi tumori ormono-dipendenti e condividono alcuni fattori genetici predisponenti”.

- Quali sono i numeri del tumore prostatico e quali fasce di età sono più a rischio?

“Come anticipato, il cancro della prostata colpisce i maschi dopo i 50 anni, anche se esiste un rischio di diagnosi già nella quarta decade di vita per i soggetti che hanno familiarità. Attualmente si calcolano circa 470.000 pazienti in Italia con diagnosi di tumore prostatico, mentre l’incidenza annuale è di circa 37.000 nuovi casi. In pratica ogni 5 nuovi tumori diagnosticati nel sesso maschile, uno riguarda la prostata”.

- Come si può fare una corretta prevenzione?

“La prevenzione nell’ambito del tumore prostatico assume un ruolo fondamentale, perché scoprire la malattia nella sua fase precoce di sviluppo significa aumentare le possibilità di cura, limitando molto spesso anche l’impatto sulla qualità di vita che le terapie provocano ai pazienti. Noi urologi siamo soliti consigliare uno schema di prevenzione, almeno annuale, che preveda il dosaggio del PSA nelle sue frazioni (totale e libero) ed una visita specialistica”.

- Quali altre malattie si originano dalle cellule epiteliali della prostata?

“Questo aspetto è molto importante, perché nella prostata possono originarsi anche malattie benigne come l’iperplasia (il graduale ingrossamento che si verifica con l’età) e la prostatite (classica infiammazione che riguarda per lo più i giovani). Ovviamente il problema per noi specialisti è saper differenziare la diagnosi fra queste condizioni benigne ed il tumore”.

- Torniamo al cancro della prostata. Con quali sintomi si manifesta questa neoplasia? Quali sono i campanelli di allarme a cui prestare attenzione?

“Il cancro della prostata evolve quasi sempre senza alcun sintomo, dal momento che si sviluppa nella porzione periferica della ghiandola e causa raramente disturbi urinari. Pertanto non esiste alcun sintomo “sentinella” che possa far pensare alla presenza del tumore. Nel caso di stadi particolarmente avanzati di malattia, il paziente può lamentare dolore osseo riconducibile alla presenza di una metastasi, ma fortunatamente oggi situazioni del genere si vedono sempre più raramente, grazie alla diagnosi precoce”.

- Come viene diagnosticato?

“La diagnosi di tumore prostatico va distinta in due momenti. Il primo, quello in cui può sorgere il sospetto della presenza di un tumore, si basa sul riscontro di tre elementi fondamentali:

1. L’esplorazione digito-rettale fatta dallo specialista urologo;

2. Il dosaggio del PSA Totale libero e frazionato;

3. L’ecografia prostatica. Il secondo momento, quello in cui si pone la diagnosi di certezza, si fonda sull’esecuzione della biopsia prostatica, che consente il prelievo diretto di tessuto dalla ghiandola e l’accertamento istologico della presenza del tumore”.

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