Tumore al polmone: Monaldi primo in Campania per numero di interventi

L’Azienda Ospedaliera dei Colli è l’unica struttura campana a rispettare il valore di riferimento nazionale di minimo 100 interventi l’anno

In occasione della Giornata Mondiale del Tumore al Polmone, che si celebra l'1 agosto, il portale di public reporting delle strutture sanitarie italiane, doveecomemicuro.it, ha realizzato un approfondimento su questo cancro, chiamato anche il “ Big Killer”. 1° per incidenza nel sesso maschile e 2° in quello femminile, nell’ultimo ventennio ha registrato un costante aumento di casi. L’incremento, però, in anni recenti, ha riguardato più le donne degli uomini. Non dà sintomi nelle fasi iniziali per cui viene generalmente scoperto troppo tardi. Come diagnosticarlo precocemente e in che modo curarlo? La chirurgia è sempre il trattamento di prima scelta, quando possibile. Allora, come scegliere l'ospedale in cui operarsi?

Tumore al polmone: dove operarsi in Campania?

Solamente 1 ospedale italiano su 4 rispetta lo standard minimo per volume d'interventi. Secondo la classifica dei centri più performanti per numero di operazioni per tumore maligno al polmone, pubblicata sul portale doveecomemicuro.it, l’Azienda Ospedaliera dei Colli - Monaldi di Napoli è l’unica struttura campana a rispettare il valore di riferimento di minimo 100 interventi l’anno. Sceglie di farsi curarsi nella regione il 66,3% dei residenti. Ancora troppi ospedali fanno volumi eccessivamente bassi di attività per quanto riguarda il tumore al polmone. Solo il 27% raggiunge i 100 interventi annui fissati come standard minimo di riferimento nazionale: soglia peraltro ritoccata nell'edizione 2017 del PNE (Programma Nazionale Esiti di Agenas) e portata da 150 operazioni a 100. “Il volume d’interventi è un parametro misurabile che può avere un importante impatto sugli esiti delle cure”, spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico di doveecomemicuro.it. “Agenas - l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali - lo monitora per conto del Ministero della Salute, insieme ad altri indicatori come la mortalità a 30 giorni dall'operazione: i dati confermano che esiste un'associazione tra alto numero di interventi e risultati favorevoli”. “L'esperienza accumulata è importante specialmente in caso di operazioni chirurgiche complesse”, precisa Erino Angelo Rendina, Ordinario di Chirurgia Toracica presso la Sapienza Università di Roma e Direttore Chirurgia Toracica Azienda Ospedaliero Universitaria Sant’Andrea di Roma, che chiosa "gli ospedali che fanno volumi eccessivamente bassi andrebbero disincentivati”.  Ma quante sono e come sono distribuite le strutture che trattano questo carcinoma nel nostro Paese?  

Fotografia della realtà italiana

Le strutture italiane pubbliche o private accreditate che eseguono l'intervento per tumore al polmone sono 147: il 54% si trova al nord, il 19% al centro e il 27% al sud. Della totalità degli interventi, il 56% è stato effettuato al nord, il 27% al centro e il 18% al sud.

Pochissimi rispettano gli standard.

Il valore di riferimento ministeriale minimo di 100 interventi l’anno è raggiunto dal 27% dei centri: il 59% si trova al nord, il 33% al centro e l’8% al sud. Quanto alla mortalità a 30 giorni dall’intervento, la soglia massima stabilita è 0,5%. Le strutture che rispettano entrambi i valori di riferimento sono 7, pari al 5%.

I dati sulla diffusione

Nel sesso maschile, il tumore al polmone è il carcinoma più diffuso a livello planetario. In quello femminile, invece, è 2° per incidenza dopo il cancro al seno. In base ai dati Aiom-Airtum ogni anno nel nostro Paese muoiono circa 33 mila persone per questa neoplasia e vengono fatte 110 nuove diagnosi in media al giorno. “Le statistiche mostrano, nell'ultimo ventennio, un costante aumento di incidenza. Ma l'incremento, in anni recenti, ha riguardato più le donne che gli uomini. Non vi è dubbio che alla base di questa impennata vi sia l’abitudine al fumo, in crescita nella popolazione femminile. La sua responsabilità è ormai nota da molti anni, così come l’impatto dell’inquinamento atmosferico nelle città occidentali industrializzate. Più difficile è dimostrare scientificamente il rapporto di causa-effetto tra il fumo passivo e l'insorgenza del carcinoma, per la discontinuità dell'esposizione”, dice Erino Rendina.

Prevenzione possibile: chi deve sottoporsi a un controllo e quando?

“Detto il ‘Big killer’, il carcinoma al polmone deve la sua cattiva fama al fatto che, essendo asintomatico nelle fasi iniziali, viene generalmente scoperto tardi”, spiega Rendina. Il 60% delle diagnosi arriva quando la malattia è in uno stadio avanzato e la via della chirurgia radicale non è più un'opzione. Ad oggi, in Italia, non ci sono esami di screening coperti dal Sistema Sanitario Nazionale che contrastino questo tumore. Lo strumento più efficace è la TC toracica a basso dosaggio, un esame che negli Stati Uniti viene offerto gratuitamente a tutti i grandi fumatori ed ex fumatori. “La raccomandazione per i più a rischio di sviluppare la neoplasia - cioè i fumatori con più di 40 anni - è di eseguire controlli TC con scadenza semestrale o annuale. Questo test, anche ripetuto, non comporta rischi per la salute e permette di identificare i carcinomi quando sono ancora operabili e guaribili”, dice l’esperto.

Come si arriva alla diagnosi

“Il percorso inizia, in genere, con una prima visita dal medico di medicina generale per poi proseguire con un consulto dello specialista (pneumologo, oncologo o radiologo). Per arrivare alla diagnosi e capire a quale stadio si trova la malattia, si può ricorrere a diversi esami: oltre alla TC, la broncoscopia, la biopsia associata all'esame istologico, la radiografia del torace, la Pet, la scintigrafia polmonare e la Risonanza Magnetica”, spiega Erino Rendina.

Quali i trattamenti indicati

“La chirurgia, in assenza di metastasi o di un rischio operatorio eccessivo per il paziente, è sempre il trattamento di prima scelta. Chemioterapia, radioterapia, terapia biologica e target therapy possono, invece, essere utilizzate prima dell’intervento - come terapia neoadiuvante - per ridurre la massa tumorale e rendere il carcinoma operabile, o successivamente - come terapia adiuvante - per prevenire il rischio di recidiva” , spiega l’esperto. L’immunoterapia rappresenta la nuova frontiera per il trattamento del tumore al polmone non operabile. “Vi si ricorre in presenza di una molecola chiamata PDL1. In alcuni studi clinici giunti all’ultima fase di sperimentazione è adoperata anche come terapia neoadiuvante o adiuvante, prima o dopo l’intervento chirurgico”.

CLASSIFICA REGIONE CAMPANIA (Fonte PNE 2017)

Interventi chirurgici per tumore maligno al polmone

Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano questo tipo di intervento sono 8. Solo l’Azienda Ospedaliera dei Colli - Monaldi di Napoli rispetta il valore di riferimento di minimo 100 interventi l’anno (n° interventi: 204). Il 13% delle strutture rispetta il valore di riferimento di minimo 100 interventi l’anno. Non ci sono strutture che oltre a vantare alti volumi mantengono anche una bassa mortalità a 30 giorni dall’intervento chirurgico (che deve mantenersi inferiore allo 0,5%).

Il 33,7% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni.

Il 66,3% dei residenti sceglie di farsi curarsi nella propria regione.

Il 2,7% di interventi eseguiti su non residenti.

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