Spalla congelata, quali sono i sintomi e come si cura

Una patologia infiammatoria molto dolorosa che colpisce la spalla e porta progressivamente a una sua totale rigidità. Come si riconosce e come viene trattata? L’intervista al dott. Valerio Esposito

Dott. Valerio Esposito

La capsulite adesiva, conosciuta comunemente come "spalla congelata", è una patologia infiammatoria molto dolorosa che colpisce la spalla e porta progressivamente a una sua totale rigidità. Generalmente si manifesta con un dolore intenso localizzato nella parte superiore dell’articolazione (sul lato esterno), che può irradiarsi anche al braccio. E’ una patologia che colpisce soggetti di età compresa tra i 40 e i 60 anni, soprattutto donne. Spesso i sintomi vengono associati a una semplice infiammazione, per questo, a volte, non viene diagnosticata tempestivamente. Un ritardo nel suo trattamento allunga i tempi di guarigione, per questo, alla comparsa dei sintomi, bisogna subito rivolgersi a uno specialista. Ma come si tratta la spalla congelata e quali sono i tempi di guarigione? Lo abbiamo chiesto al dott. Valerio Esposito, fisioterapista esperto in riabilitazione ortopedica e sportiva.

Cos’è la spalla congelata e con quali sintomi si manifesta?

"La capsulite adesiva, volgarmente detta “spalla congelata” o “frozen shoulder”, è una patologia infiammatoria della capsula extrarticolare dell’articolazione scapolo-omerale favorita da una retrazione della stessa capsula. Dolore ingravescente e limitazione funzionale su tutti i piani di movimento (intra ed extra-rotazione, adduzione e abduzione, elevazione ed estensione) sono i sintomi principali”.

Come viene diagnosticata?

“Oltre ad un esame obiettivo scrupoloso e attento, con una diagnosi differenziale tra capsulite e tendinopatia, la diagnosi di capsulite adesiva può essere confermata da una risonanza magnetica”.

Quali sono le cause?

“Non vi è una causa univoca, nell’80% dei casi questa patologia è definita idiopatica (non si conosce la causa), mentre nella percentuale rimanente può essere secondaria a osteocondromatosi, lesioni tendinee, artrosi o fratture”.

Quali soggetti colpisce?

La capsulite adesiva è più frequente nel sesso femminile, in un'età compresa fra i 35 e i 50 anni, e si associa spesso a malattie metaboliche (diabete o iper / ipotoroidismo), patologie cardiache e talvolta a forme di Parkinson. Tuttavia queste risultano essere solo supposizioni, poiché, ad oggi, non vi è nessuna evidenza sulle sue cause” .

Che tipo di evoluzione ha questa patologia?

L’evoluzione è caratterizzata da tre fasi. Nella prima fase(detta di congelamento) valutiamo movimenti dolorosi ma completi, senza perdita della normale mobilità dell’articolazione. Questa è la fase più sottovalutata dai pazienti, sperando che il dolore passi da solo. Se prontamente valutata e con un po’ di fortuna, si riesce ad evitare l’avanzamento alle fasi successive. Nella seconda fase (della rigidità) il movimento non ha un elevata resistenza ma il dolore persiste, diventa ingravescente anche durante il ritorno in posizione neutra. Nella terza fase (detta di scongelamento) vi è un evidente resistenza e il dolore è presente solo dopo una determinata angolatura al di sotto della quale il paziente non avverte dolore”.

Come viene trattata? Che ruolo ha la fisioterapia?

“La fisioterapia ha un ruolo fondamentale nell’evoluzione di questa patologia e la modalità d’azione varia a seconda della fase in cui agiamo. Nella prima fase fisioterapicamente possiamo fare ben poco, mentre nella seconda fase sottoponiamo il paziente ad esercizi di allungamento e stretching senza provocare dolore, evitando cosi’ una riacutizzazione dell’ infiammazione. Il gold standard degli esercizi in questa fase è rappresentato dai movimenti oscillatori di Codman. Nella terza fase si mira a recuperare un rom (range di movimento) completo e a rinforzare la catena muscolare della cuffia dei rotatori. Come terapia fisica strumentale un trattamento molto valido è anche l’onda d’urto che vascolarizza la zona creando neoangiogenesi e rende più facili eventuali mobilizzazioni controresistenza. Un ottimo lavoro di equipe coadiuvato anche da eventuali infiltrazioni fisiatriche/ortopediche di acido ialuronico e cortisone aumenta la velocità di guarigione ,riducendo notevolmente i tempi”.

In quali casi si ricorre all’intervento chirurgico?

“Nei casi in cui ci sia il fallimento di tutti i trattamenti fisioterapici ,le strade sono due: o uno sblocco in narcosi o un release a cielo aperto dell’articolazione scapolo-omerale”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Ruba lo zaino ad un ragazzo mentre mangia un panino: arrestato

  • Choc allo stadio di Marano: 22enne trovata morta, 23enne in fin di vita

  • Sesso nel cimitero di Acerra: "Senza rispetto in un luogo di dolore"

  • Fedeli afragolesi senza parole: le nuvole formano l'immagine del volto di Gesù

  • Nela e la battaglia contro il cancro: "Quando arriva non ti lascia più. Ho pensato al suicidio"

  • Coronavirus, Benitez: "Mai visto niente di simile. Misuriamo la febbre due volte al giorno"

Torna su
NapoliToday è in caricamento