Recessione gengivale, cos’è e come curarla: risponde l’esperta

“Se non trattata può danneggiare in maniera permanente il tessuto e le ossa dentali fino alla caduta dei denti. Un visita periodica dall’odontoiatra è fondamentale per intercettare in tempo le modificazioni gengivali”. L’intervista alla dott.ssa Marilena Troise

Dott.ssa Marilena Troise

E’ tra le patologie dentali più comuni ma anche una delle più trascurate e sottovalutate. La recessione gengivale comporta uno spostamento lento e graduale delle gengive che scopre parte del dente esponendo le radici, soprattutto dei canini e dei premolari, all'azione batterica e favorendo l'alito cattivo. In alcuni casi ci possono essere anche conseguenze più gravi, come la mobilità dei denti, la piorrea e ascessi con pus. Sensibilità dei denti, arrossamento e sanguinamento delle gengive sono i principali campanelli d’allarme. Per il suo aspetto estetico evidente è sicuramente una condizione patologica facilmente riconoscibile, ma che si manifesta in maniera lenta e graduale. NapoliToday ha intervistato la dott.ssa Marilena Troise, specializzata in odontoiatra e odontoiatria estetica, per capire quali sono le cause che la determinano e come prevenirla.

- Dott.ssa, cos’è la recessione gengivale?

“La recessione gengivale consiste nella retrazione del margine gengivale con conseguente esposizione della radice di uno o più denti. Da un punto di vista estetico, la recessione gengivale si riconosce molto facilmente. Le gengive ritirate, infatti, sono ben visibili in quanto il tessuto che circonda i denti si distacca e si ritrae, lasciando scoperto in maniera eccessiva il dente o, nei casi più gravi, la sua stessa radice. Quando si verifica questo problema, si vengono a creare degli spazi vuoti tra i denti e la linea gengivale, che nel gergo tecnico vengono chiamati “tasche”. Si tratta di cavità che facilitano la formazione di batteri, causando diverse complicanze. Se non curata nel modo adeguato, infatti, la recessione gengivale può danneggiare in maniera permanente il tessuto e le ossa dentali fino alla caduta dei denti".

- Quali sono i sintomi?

"I sintomi più lampanti sono arretramento della gengiva, aumento degli spazi interdentali, ipersensibilità dentinale, gengive edematose e sanguinanti, alitosi. L’ipersensibilità dentinale innesca un circolo vizioso: i denti sensibili, infatti, reagiscono in maniera più forte ai cambiamenti di temperatura e al contatto con strumenti esterni come, per esempio, lo spazzolino da denti. Accade spesso che il paziente che soffre di gengive ritirate pulisca meno spesso i denti e in maniera meno approfondita, causando un accumulo di tartaro e di placca che aumentano l’infiammazione ma anche causare carie”.

- Quali sono le cause?

“Può essere causata da molteplici fattori, fra i quali un ripetuto trauma del margine della gengiva dovuto ad uno spazzolamento errato o peggio da mancato spazzolamento, oppure da una malposizione di uno o più denti che rende difficili le manovre corrette di igiene e che, quindi, predispone alla formazione di placca e tartaro. Ma la causa più frequente delle “gengive che si ritirano” è una patologia cronica infiammatoria multifattoriale chiamata “parodontite”. Tra fattori che giocano un ruolo significativo nella manifestazione di questa malattia ci sono il diabete, malattie ereditarie, carenza di vitamina C, stress psicofisico, cambiamenti ormonali, fumo, bruxismo”.

- Come si cura? Quali sono i trattamenti?

“La terapia consiste nello spostare i tessuti verso il margine incisale dei denti per coprire la recessione e, quando necessario, aumentare lo spessore della gengiva. L’intervento si svolge in ambito ambulatoriale, in anestesia locale, richiede uno strumentario adatto alla microchirurgia e ha una durata compresa fra i 45 e i 90 minuti (a seconda del numero di recessioni da trattare). Le tecniche chirurgiche privilegiate sono quelle meno invasive perché con un solo intervento e un unico accesso “rivestono” le zone scoperte. Per le “tasche” gengivali, invece, ci avvaliamo della terapia parodontale che può essere chirurgica o non chirurgica a seconda della gravità del quadro clinico e radiologico”.

- E’ possibile prevenirla?

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 “La prevenzione è l’arma più efficace per evitare le recessioni gengivali. La visita periodica dal medico odontoiatra è fondamentale per intercettare le minime modificazioni gengivali ed eventuali fattori predisponenti. La motivazione all’igiene orale che viene fatta dall’igienista dentale consente di istruire il paziente ad una adeguata gestione del tessuto gengivale e dei denti. Errori di spazzolamento possono essere ben gestiti dagli spazzolini elettrici. I modelli più recenti e performanti adottano un nuovo sistema di azionamento magnetico lineare che trasferisce e distribuisce l’energia direttamente sulle setole rotanti senza creare oscillazioni che potrebbero traumatizzare denti e gengive ed un anello luminoso che guida l’utente nell’utilizzo corretto dello spazzolino consentendogli di esercitare la giusta pressione efficace per pulire senza danneggiare. Le malocclusioni invece verranno corrette mediante il trattamento ortodontico che consente di rendere fisiologici gli ingranaggi dentali fra le due arcate”.

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