Salute

I “cibi light” fanno realmente dimagrire? Risponde la nutrizionista

“Questi alimenti inducono psicologicamente un falso senso di sicurezza: ritenendo di introdurre meno calorie e convinti di mangiare cibi che non fanno ingrassare, si finisce per mangiare di più, vanificando l’eventuale vantaggio calorico ottenuto”. L’intervista alla dott.ssa Marialuisa Alliegro

Chi inizia una dieta molte volte introduce nella propria alimentazione anche i cosiddetti “cibi light”, con la speranza di perdere con più facilità quei fastidiosi chiletti di troppo. Grazie ad una riduzione dei grassi, di zuccheri semplici e di colesterolo, questi alimenti dovrebbero fornire meno calorie rispetto ai loro equivalenti non light. Ma è veramente così? Questi alimenti fanno realmente dimagrire? Secondo alcuni studi recenti questi prodotti non solo non farebbero perdere peso, ma ne causerebbero addirittura l’aumento. Per fare chiarezza sull’argomento NapoliToday ha intervistato la dott.ssa, biologa nutrizionista, Marialuisa Alliegro.

Dott.ssa, cosa sono i cibi light? Come vengono modificati per ridurre il loro apporto calorico?

"Quando si parla di “cibi light” non ci si riferisce ad alimenti naturalmente poveri di grassi, bensì a cibi che hanno subito una modificazione della loro composizione chimica al fine di ridurne l’apporto calorico. Gli slogan “Senza zuccheri aggiunti, leggero, light, meno calorie, magro” hanno un certo effetto sul consumatore, tuttavia chi crede che i prodotti light siano la soluzione per dimagrire si sbaglia! La riduzione di calorie nei prodotti "light" può avvenire, a seconda del prodotto, mediante una modificazione del contenuto di grassi o di zuccheri. Per diminuire il contenuto dei grassi si utilizzano surrogati come amidi o fibre, surrogati artificiali o in alcuni casi viene aggiunta una consistente quota di acqua. È importante notare che l'acqua può rendere più instabile il prodotto light dal punto di vista microbiologico e si ricorre, quindi, all’aggiunta di conservanti, assenti nella versione “tradizionale”. Molti prodotti light prevedono, infatti, la sostituzione, parziale o completa, dello zucchero con gli edulcoranti, caratterizzati dall’avere un notevole potere dolcificante accompagnato da un apporto calorico nullo, o quasi. Gli edulcoranti intensivi (aspartame, acesulfame K, stevia, sucralosio, saccarina, ciclamato, ecc) sono largamente utilizzati per la produzione di molti alimenti e sono oggetto di diversi studi per comprenderne la sicurezza sulla salute umana. Nonostante i numerosi sospetti sul potere cancerogeno di alcuni edulcoranti, attualmente tutti i dolcificanti utilizzati nei prodotti alimentari sono stati studiati e approvati da una commissione scientifica europea, che ne stabilisce una dose giornaliera ammissibile (DGA). Per chi consuma quotidianamente bevande e cibi light, non è difficile raggiungere o superare la dose giornaliera ammissibile in quanto spesso si tende ad esagerare. La valutazione del rischio associato all’uso di edulcoranti è ancora oggetto di numerosi studi, ma nel frattempo la cautela è d’obbligo!”

E’ vero che questi alimenti forniscono meno calorie rispetto ai loro equivalenti non light?

“Spesso il contenuto in calorie di un alimento light è uguale o poco inferiore al prodotto equivalente “tradizionale”. Secondo la normativa europea un alimento può essere denominato light se il contenuto nutritivo ed energetico è diminuito del 30% rispetto al prodotto equivalente “normale”. In molti casi, però, negli alimenti light la sottrazione di grassi è compensata da una maggiore presenza di zuccheri, e viceversa. Quindi pur essendo effettivamente meno calorici di un cibo equivalente, in realtà non sortiscono gli effetti sperati da chi li consuma confidando nel loro potere “dietetico”. Spesso ci facciamo ingannare dalla pubblicità: uno snack “senza zucchero” può essere in realtà solo privo di zucchero aggiunto. La stessa dicitura può significare che il saccarosio (il cosiddetto “zucchero da tavola”) è stato sostituito dal fruttosio. Il fruttosio ha un indice glicemico basso, ma è sconsigliato dall’American Diabetes Association in quanto predispone ad alcune patologie croniche come l’obesità e malattie cardiovascolari. A fronte di quanto detto, bisognerebbe fare scelte più sane: una dieta bilanciata resta sempre la decisione più saggia visto che la lotta all’ultima caloria spesso si rivela inutile, deleteria e controproducente!”

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