Covid-19, il racconto del Prof. D’Andrea: “La mia battaglia vinta contro il virus tra le falle del sistema sanitario campano”

“Dai ritardi nell’esecuzione dei tamponi alla confusione riguardo la terapia, dal mancato tracciamento dei contatti al ridimensionamento dei reparti non Covid. A nulla è servita l’esperienza della prima ondata”. L’intervista al Presidente Sicpre e Direttore del reparto di Chirurgia plastica e ricostruttiva del Policlinico Federico II

Prof. Francesco D'Andrea

Con la comparsa dei primi sintomi agli inizi di ottobre, non ha perso tempo e si è sottoposto subito al tampone. Dopo 24 ore ha saputo di essere positivo al Covid-19. Il Prof. Francesco D’Andrea, presidente Sicpre (Società Italiana di Chirurgia Plastica, Estetica e Ricostruttiva) e Direttore del reparto di Chirurgia plastica e ricostruttiva dell'azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli, non è il primo medico, e, purtroppo, non sarà l’ultimo a contrarre il SARS-CoV-2, se il virus non decidera' di rallentare la sua corsa. L’ultimo bollettino della Regione Campania segnala 2280 positivi: numeri alti, che fanno paura. Le misure per il contrasto e il contenimento della diffusione, adottate a partire dalla nuova impennata dei casi, sembrano non avere effetti. Di fronte a un boom di ricoveri e a ospedali pieni, l’unica soluzione - ha comunicato De luca nella sua ultima diretta Facebook - è un lockdown generalizzato. L'ipotesi di un nuovo stop ha provocato la reazione immediata dei commercianti e piccoli imprenditori che sono scesi in piazza a protestare contro il coprifuoco in vigore da venerdì e contro una possibile chiusura delle attività per 30/40 giorni. Da una parte i diritti dei lavoratori, dall’altra la tutela della salute: mentre si cerca di trovare una soluzione a questo dilemma  il Coronavirus corre più velocemente della politica e porta la Sanità sempre più vicina al collasso. I posti letto in degenza e in terapia intensiva stanno diminuendo: si corre il rischio, nelle prossime settimane, di non poter più ricoverare i pazienti Covid e non Covid, che necessitano di cure ospedaliere. NapoliToday ha raggiunto telefonicamente il Prof. D’ Andrea per sapere come sta e chiedergli qual è, al momento, la situazione al Policlinico.

- Professore, come sta?

“Ora bene, sono asintomatico da giorni, in attesa del tampone negativo”. 

- Quando ha scoperto di essere positivo al Covid?

“Ho fatto il tampone lunedì 5 ottobre perchè avevo la febbre. Così, per un senso di responsabilità anche nei confronti dei miei pazienti, non ho perso tempo. Ho fatto il tampone subito perchè sono un dipendente dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, altrimenti chi sa quanto tempo avrei dovuto attendere. Inizialmente avevo chiamato il mio medico di base per farmi prescrivere il tampone e inserirmi sulla piattaforma regionale. In teoria, entro 24 ore dalla registrazione, gli operatori sanitari dell’ASL sarebbero dovuti venire a casa mia per farmelo. Nella pratica, i tempi sarebbero stati molto più lunghi. Così, l’ho richiesto tramite la mia azienda, che ha messo in essere un sistema molto funzionale con la modalità "drive in”: il tampone viene effettuato all’interno dell’auto senza che il paziente scenda. Un sistema intelligente seppur caotico”.

- In quanto tempo ha avuto il risultato? 

“Essendo un dipendente dell’azienda, ho avuto il risultato del primo tampone in 24 ore. Successivamente ne ho effettuato un altro tramite l’ASL: la risposta mi è arrivata via sms in 24 ore. Domenica ho fatto il terzo tampone di controllo, sempre tramite l’ASL: il risultato, questa volta, non mi è mai arrivato. Sono stato costretto a chiederlo insistentemente al mio medico di base che ha verificato sulla piattaforma e mi ha riferito che ero ancora positivo. Mi chiedo come fa a capire cosa deve fare un cittadino anziano, poco pratico con la tecnologia, di fronte a ritardi, imprecisioni ed errori, spie di un sistema che non funziona. Dall’esperienza passata non è stato appreso nulla. Hanno fatto solo chiacchiere, da mesi stanno parlando della seconda ondata. Oggi stiamo peggio di allora. Ci ritroviamo con un sistema sanitario vicino al collasso, che non è in grado di erogare prestazioni per i pazienti non Covid. Se un paziente necessita di una protesi d’anca o di una ricostruzione della mammella dopo l’asportazione di un tumore, deve per forza operarsi privatamente o in una clinica convenzionata. Negli ospedali, al momento, vengono solo trattate le urgenze, i trattamenti indifferibili e i pazienti Covid. Tutti gli altri malati sono abbandonati, e molti, per paura, non proseguono neanche le cure necessarie, come chemioterapie, radioterapie, ecc., rischiando che la loro malattia si aggravi”.

- Quali sintomi ha avuto?

“Il Covid è una malattia seria perchè molto contagiosa, e, in alcuni casi, può comportare gravi complicazioni. Io, per fortuna, ho avuto una forma sintomatica ma gestibile con cure domiciliari. Ho avuto la febbre alta, dolori muscolari diffusi, mal di testa, disturbi gastrointestinali, ho perso l’olfatto e il gusto.. tutti sintomi caratteristici del Covid. Ma non ho avuto, fortunatamente, problemi respiratori che, quasi sempre, ti portano a richiedere cure ospedaliere. Mi è andata bene!”.

- Quando ha saputo di essere positivo al Covid, è partito il tracciamento dei suoi contatti?

“Nel caso mio, come per tanti altri, non è mai partito. Ma non è mai partito perchè non basta il personale per gestirlo. Ogni positivo ha avuto in media, nelle 48 ore precedenti alla notizia della positività, almeno 10/15 contatti. I medici ancora di più per il lavoro che fanno. Questo significa che per ogni positivo andrebbero tracciate migliaia di persone… è impossibile! Il sistema è ingestibile per il numero elevato di positivi. A me nessuno ha chiesto niente, né l’ASL, né il medico di base. Io mi sono preoccupato personalmente di fare il tracciamento, chiamando personalmente tutte le persone che avevo visto nei 5 giorni prima, comunicandogli la mia positività, e mandando mia moglie e mio figlio a fare il tampone. L’ho fatto per coscienza, ma quanta gente lo fa!? Il tracciamento funzionava quando i positivi erano pochi, oggi farlo è impossibile. L’App Immuni potrebbe aiutare il tracciamento, se la rendessero obbligatoria, altrimenti così è inutile”.

- Qual è la terapia farmacologica che ha seguito?

“Il paziente domiciliare è in mano a se stesso. Se risulti positivo al tampone, sei tu a dover chiamare il medico di base - sperando che risponda - per farti prescrive la terapia. Io così ho fatto. La terapia mi è stata data, ma siccome sono un professore universitario e un medico, ho preferito chiedere il parere anche ad altri colleghi esperti del settore che mi hanno consigliato una terapia in base alla mia sintomatologia, diversa da quella che mi era stata data dal medico di base. Sulla terapia, comunque, c’è grande confusione e pareri contrastanti. Ho scoperto solo successivamente, e per caso, che esiste un protocollo terapeutico istituito dalla Regione e scaricabile dal sito: in base alla situazione, viene consigliata una determinata terapia. Esiste quindi un protocollo ufficiale per gestire i pazienti Covid, sintomatici e asintomatici, in cura domiciliare, ma evidentemente non tutti i medici di base ne sono a conoscenza” .

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