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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Salute

Al Pascale primo paziente oncologico del sud Italia curato con le Car-t

Ha 62 anni ed è affetto da linfoma non-Hodgkin. L’uomo era risultato refrattario a tre precedenti terapie. Il paziente sta bene ed è tornato a casa

Parte dal Pascale di Napoli in tutto il Mezzogiorno d’Italia la sfida delle Car-t. Il primo paziente ad essere trattato ha 62 anni ed è affetto da linfoma non-Hodgkin a cellule B in stadio avanzato di malattia. L’uomo, che era risultato refrattario a tre precedenti linee di terapia, è stato trattato con successo presso la Struttura Complessa di Ematologia dell’Istituto dei tumori, diretta da Antonello Pinto. I linfociti del paziente sono stati prelevati agli inizi di ottobre, ingegnerizzati nell’ambito di un protocollo di studio internazionale attivo presso il Pascale e reinfusi come prodotto Car-t il 26 novembre,  presso l’Unità di Trapianto di Cellule Staminali dell’Istituto, diretta da Gianpaolo Marcacci.

Le cellule del paziente sono state modificate attraverso l’inserzione di un recettore chimerico Car-t che le ha trasformate in veri e propri killers in grado di riconoscere specificamente le cellule neoplastiche del linfoma, evadere le contromisure attivate dal tumore per ‘sfuggire’ alle difese immunitarie e quindi ucciderle attraverso un meccanismo immunologico.  Al paziente sono state contemporaneamente infuse cellule Car-t, sia di tipo CD8 che CD4, per migliorare l’efficienza antitumorale della terapia. "La procedura – dice il direttore scientifico dell’Istituto, Nicola Normanno - è stata portata a termine con successo attraverso la collaborazione di un team multidisciplinare specificamente creato presso il Pascale e che ha visto l’interazione delle strutture di Anestesia e rianimazione, Medicina trasfusionale e Farmacia".

Il paziente, assicurano i medici, ha superato la procedura in ottime condizioni ed è stato dimesso dopo appena una settimana dal trattamento. "Ancora una volta – dice il manager Attilio Bianchi – il lavoro di squadra in multidisciplinare ha reso possibile un sogno. Ora lavoreremo insieme con la Regione, che ha già dato piena disponibilità, per far sì che tutti i pazienti candidabili a questa particolare tipologia di trattamento, possano riceverlo. Ringrazio l’equipe del professore Pinto, il dottor Perrone, tutti quelli che ci hanno supportato in questo percorso assolutamente impegnativo e sfidante".

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