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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Salute

Obesità e sovrappeso come "acceleratori" dell'autoimmunità: lo studio della Federico II

La malattie autoimmunitarie negli ultimi 50 anni hanno raggiunto quasi il livello di un'epidemia passando dal 2-3% al 10-12% nelle società più avanzate ed industrializzate. Il lavoro del prof. Giuseppe Matarese, ordinario di immunologia e patologia generale

Obesità e sovrappeso come "acceleratori" dell'autoimmunità, è il tema dell'articolo pubblicato sulla rivista Science da Giuseppe Matarese, ordinario di immunologia e patologia generale presso l'università Federico II di Napoli.

La malattie autoimmunitarie negli ultimi 50 anni hanno raggiunto quasi il livello di un'epidemia passando dal 2-3% al 10-12% nelle società più avanzate ed industrializzate. Nelle malattie autoimmunitarie il sistema immunitario scambia per estraneo e dannoso qualcosa che in realtà non lo è, attaccando organi e tessuti del proprio corpo. Perché questo accada non è del tutto chiaro, ma la ricerca suggerisce che possano essere coinvolti anche il sovrappeso e l'obesità.

Il trial clinico "CalerieMS"

Le ricerche condotte negli ultimi venti anni – molte portate avanti dallo stesso Matarese – hanno aiutato a chiarire i meccanismi con cui l'obesità contribuisce a stravolgere il funzionamento del sistema immunitario. E comprendere come questo accade consentirebbe di capire anche come intervenire per spegnere un sistema immunitario "impazzito".

È questo infatti il principale scopo di un trial clinico denominato "CalerieMS", finanziato dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), che Matarese sta portando avanti per capire se interventi di blanda restrizione calorica, in aggiunta a un farmaco di prima linea (il dimetilfumarato), possono migliorare l'efficacia della terapia. "Abbiamo coinvolto circa 120 pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente e lo studio proseguirà fino al prossimo giugno, quando poi avvieremo il follow-up. Finora i dati che abbiamo raccolto sono incoraggianti", confida Matarese. A testimonianza che le intuizioni e le evidenze raccolte nei modelli animali di malattia sono giuste.

"L'idea - racconta oggi Matarese - è che regimi calorici restrittivi aiutino a controllare l'infiammazione e le risposte autoimmunitarie. In presenza di obesità e di conseguente sovraccarico metabolico, si osserva un iperfunzionamento del sistema immunitario in alcune persone, complici anche la genetica e di altri fattori ambientali". Uno di questi è l'esposizione ad ambienti troppo puliti tipici delle società più avanzate: si chiama "teoria dell'igiene" ed è l'ipotesi per cui il malfunzionamento del sistema immunitario sia anche riconducibile al fatto che viviamo in ambienti con pochi germi, sin da piccoli, perdendo in questo modo la possibilità di "allenare" a dovere le nostre difese. Infatti, più il sistema immunitario si allena precocemente contro i germi, meglio sarà capace di controllare l'infiammazione, inclusa quella delle malattie autoimmunitarie.

Ma in che modo l'eccessiva igiene e l'obesità sbilanciano il funzionamento del sistema immunitario? Come ricorda il ricercatore su Science, lo scarso "training" immunologico da un lato, e il sovraccarico metabolico dell'obesità, dall'altro, sono in grado di alterare la risposta dei linfociti T del sistema immunitario, stimolando vie molecolari che favoriscono l'accumulo di cellule infiammatorie e diminuendo le Treg, i linfociti T coinvolti nei meccanismi di tolleranza immunologica e nella riparazione del danno d'organo. "Se riuscissimo a controllare questo sovraccarico metabolico potremmo, in parte, controllare e prevenire l'iperattivazione del sistema immunitario contro organi propri", spiega il professore Matarese.

'Mettere a dieta' il sistema immunitario

Se nei modelli animali di autoimmunità strategie di restrizione calorica sembrano funzionare, migliorando la malattia, l'idea oggi però non è solo quella di mettere a dieta i pazienti, quanto piuttosto il loro sistema immunitario. "Approcci di restrizione calorica controllata, dal punto di vista comportamentale, sono difficili da seguire nel tempo", commenta Matarese. E se è vero che un'alimentazione corretta, movimento, quando e come possibile, sono ricette di salute valide per tutti, la ricerca nel campo va ben oltre. "Se il nostro studio dimostrerà che la restrizione calorica associata alle terapie può migliorarne l'efficacia potremmo dare indicazioni concrete ai pazienti, su solide basi scientifiche, per interventi di fatto a costo zero". Ma non solo, va avanti il professore: "La speranza è di poter identificare, grazie anche a queste ricerche, dei nuovi target molecolari indotti dalla restrizione calorica associabili alle terapie classiche e che possano trasmettere un segnale cosiddetto di "pseudo-affamamento" nelle cellule del sistema immunitario". E anche in questo campo alcuni indizi farebbero ben sperare, per esempio: "Si è visto che farmaci antidiabetici, come la metformina, che mediano anche segnali di pseudo-affamamento, utilizzati in combinazione con i farmaci di prima linea contro la sclerosi multipla, possono migliorare la malattia, con effetti antiinfiammatori".

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