Obesità e prevenzione dei tumori, in Campania due record negativi

Uno studio su stili di vita e rischio tumori, presentato ieri al Maschio Angioino, certifica la pessima partecipazione dei campani agli screening: solo il 5% contro il 70% del centro-Nord

"Nel mondo c’è un’epidemia di obesità, in rapida diffusione, se si pensa che i 500 milioni di obesi registrati negli anni Ottanta oggi sono un miliardo e mezzo. Il costo derivante dalla necessità di intervenire da parte del Sistema sanitario sono giganteschi: nel 2025 si calcola che saranno pari a due o tre trilioni di dollari annui, in pratica il Pil di 104 nazioni del mondo. Controllo del peso corporeo, attività fisica e una sana alimentazione, oltre alla rinuncia al fumo e ad un uso moderato dell’alcol, restano i pilastri alla base della prevenzione dei tumori”. A lanciare l’allarme, durante il quarto incontro di “Donne che Sanno” dal titolo Sapere su genetica, stili di vita e prevenzione dei tumori tenutosi ieri presso la Società di Storia Patria (Maschio Angioino), è il professor Elio Riboli, uno degli epidemiologi più importanti al mondo sul tema delle malattie tumorali, direttore della Scuola di Sanità Pubblica.

IL CASO CAMPANIA“La Campania ha due tristi primati", ha denunciato il professor Salvatore Panico (Università degli Studi Federico II Napoli). "La nostra regione ha il record di obesi (il 39, 3% della popolazione, 4 punti percentuali oltre la media italiana) e inattivi, e una carenza organizzativa per il percorso diagnostico-terapeutico dei pazienti oncologici in alcune aree della Regione che sono la causa di statistiche quali la minore sopravvivenza dei pazienti con tumore in queste aree rispetto ad altre aree italiane. Anche per questo partecipa agli accertamenti primari solo il 5% della popolazione, contro il 70 per cento delle regioni del Centro-Nord. Un dato negativo importante, che si accompagna con la scarsa cultura della prevenzione e con l’abbandono dei vantaggi derivanti dallo stile di vita mediterraneo, basato sul movimento e sulla tradizionale genuinità del cibo”.

LE CURE - "La qualità delle cure al Sud è pressoché uguale al Nord anche se il Sud spesso soffre di carenze di organizzazione. Mi riconosco pienamente nell’hashtag #iomicuroalsud anche perché migrare per curarsi produce regolarmente disagi economici che impattano negativamente su prognosi dei pazienti. Purtroppo non ci si riflette abbastanza, ma viaggiare per trovare altrove cure di uguale efficacia rispetto a casa propria peggiora i risultati terapeutici", afferma il professor Francesco Perrone dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli”.

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