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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Salute

Mieloma Multiplo e terapie innovative, Cerchione: “Siamo di fronte a una nuova era”

“Grazie a farmaci immunoterapici altamente selettivi che vanno ad agire non solo sulle cellule mielomatose, ma anche sull’ambiente che le tiene in vita, possiamo, finalmente, dare speranza ai pazienti”. L’intervista al Dirigente medico e Ricercatore napoletano dell’Unità di Ematologia dell’IRST IRCCS di Meldola

Il mieloma multiplo (MM) è un tumore che colpisce le plasmacellule, cellule del midollo osseo che derivano dai linfociti B e hanno il compito di produrre gli anticorpi (immunoglobuline o gammaglobuline) per combattere le infezioni. In presenza di MM si verifica una moltiplicazione abnorme e incontrollata di una plasmacellula che dà origine a un gruppo di cellule tumorali che iniziano a produrre grandi quantità di un solo anticorpo, detto componente monoclonale (CM), che si accumula nel sangue e nei tessuti, e di sostanze che stimolano gli osteoclasti (le cellule responsabili della demolizione del tessuto osseo), creando lesioni focalizzate che portano allo sviluppo di fratture. Inoltre, nelle fasi più avanzate, la proliferazione delle cellule tumorali ostacola quella delle altre cellule del sangue (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine) provocando un indebolimento delle difese immunitarie, anemia o difetti nella capacità di fermare emorragie. Nonostante sia una neoplasia rara, l’MM è il secondo tumore del sangue per incidenza. In Italia si stimano circa 8 nuovi casi per 100.000 abitanti ogni anno, e circa 30.000 pazienti in trattamento o in monitoraggio. Il mieloma multiplo insorge, generalmente, in età avanzata con un’età mediana alla diagnosi di 68 anni, ma esistono anche forme giovani. Spesso, questa neoplasia è preceduta da una condizione pre-maligna, chiamata Gammopatia monoclonale di incerto significato (MGUS), che, però, nella maggior parte dei casi non evolve nella forma conclamata del tumore. Come nella gran parte delle neoplasie, anche in questo caso non sono noti i fattori di rischio causa-effetto, ma sembra, che gli individui obesi affetti da MGUS mostrino un maggior rischio di evoluzione mielomatosa. Come si cura l’MM? I pazienti con mieloma indolente (che non cresce attivamente e non causa danni a ossa o altri organi), in genere, non vengono sottoposti a trattamento, ma solo ad un’attenta osservazione. Per il trattamento dei pazienti con MM sintomatico, cioè che presentano segni di malattia attiva, si utilizzano, invece, diverse classi di farmaci. Nei pazienti con meno di 70 anni che non presentano altre particolari patologie, vengono utilizzati trattamenti più intensi associati al trapianto di cellule staminali ematopoietiche, ma in caso ti trapianto autologo (quando il sangue o il midollo infuso proviene dal paziente trattato), il rischio che la malattia si ripresenti è piuttosto elevato. “Fino a qualche anno fa – sottolinea il Dott. Claudio Cerchione, Dirigente medico e Ricercatore dell’Unità di Ematologia dell’Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori (IRST IRCCS) di Meldola, tra i maggiori esperti a livello mondiale nella clinica e nella ricerca di questo tumore - , il mieloma multiplo era considerato una malattia incurabile, a prognosi infausta, con poche terapie e scarsa efficacia. Oggi - prosegue - siamo di fronte ad una nuova era, quella dell’immunoterapia, con farmaci altamente selettivi che vanno ad agire non soltanto sulle cellule mielomatose ma anche sull’ambiente che le tiene in vita”. Ma quali sono le nuove armi terapeutiche e le innovative combinazioni di farmaci a disposizione oggi? Come queste stanno cambiando il paradigma di cura del MM rendendo possibili risultati fino a qualche anno fa impensabili? Ne abbiamo parlato con il Dott. Claudio Cerchione.

- Dott. Cerchione, cos’è il mieloma multiplo e che incidenza ha in Italia?

“Il MM è un tumore maligno del sangue in cui le plasmacellule (cellule del midollo osseo) proliferano in modo incontrollato e si accumulano nel midollo osseo o, più raramente, in tessuti extramidollari. Dai registri tumori emerge che l’incidenza è 1.2/1,3% di tutti i tumori rispettivamente nell'uomo e nella donna, con un'incidenza di 9,5/8.1 casi/100.000 per anno nell'uomo e nella donna. Secondo le stime più recenti vi sono circa 2.315/2.098 nuovi casi diagnosticati ogni anno rispettivamente nell'uomo e nella donna”.

- Quali soggetti può colpire e a che età?

“E’ una patologia che insorge, generalmente, in età avanzata con un’età mediana alla diagnosi di 68 anni, ma va sottolineato che vi sono delle forme giovani con circa il 2% dei pazienti all'esordio che ha meno di 40 anni, mentre il 38% dei pazienti ha un'età superiore a 70 anni. La sopravvivenza dopo 5 anni dalla diagnosi di mieloma multiplo è del 51%, in notevole incremento rispetto agli anni precedenti, grazie ai meravigliosi risultati della ricerca. Pertanto, è bene sottolineare che non colpisce soltanto gli anziani, come spesso si crede”.

- Esistono più forme di mieloma? Che connessione c’è tra l’MM e la Gammopatia monoclonale?

“La prima distinzione che occorre fare è quella tra le diverse neoplasie plasmacellulari, e in particolare con la Gammopatia monoclonale di incerto significato (MGUS), condizione che è presente in circa il 4% della popolazione con età superiore ai 50 anni, e purtroppo anche in molti giovani. Si tratta di una forma preneoplastica con tassi di evoluzione di circa 1%/anno, che non richiede alcun trattamento, ma soltanto di monitoraggio coordinato da uno specialista esperto. Il secondo step evolutivo è il Mieloma Smoldering, termine che non ha una vera e propria traduzione in lingua italiana, ma equivale ad una forma indolente, condizione asintomatica in cui il clone di plasmacellule si è però espanso rispetto all’MGUS, vi sono livelli più elevati di componente monoclonale e plasmacellule midollari ed il rischio di evoluzione in mieloma multiplo è notevolmente aumentato. Quando le plasmacellule tumorali aumentano, la concentrazione di componente monoclonale nel sangue e nelle urine cresce notevolmente, ed è presente almeno uno degli indicatori di danno d’organo chiamati “criteri CRAB” si parla di Mieloma Multiplo. E’ una patologia molto eterogenea nella presentazione, ma, ad oggi, non si distinguono ufficialmente forme diverse, sebbene siano note caratteristiche genetiche che differenziano la risposta ai trattamenti e la prognosi”.

- Come viene diagnosticato il mieloma multiplo?

“Il primo sospetto di mieloma nasce da un esame chiamato quadro proteico elettroforetico (o elettroforesi delle proteine sieriche (o urinarie)), con il quale si evidenzia una Componente Monoclonale (particolare tipo di anticorpo), spesso accompagnata a sintomi caratteristici. Dal sospetto si passa quindi immediatamente agli esami ematochimici e delle urine più approfonditi, e successivi esami di II livello, quali l’aspirato midollare e/o biopsia osteomidollare ed esami radiologici come la PET-TC che vanno a valutare il danno osseo. A differenza di molte altre neoplasie, dove occorre avviare un trattamento il prima possibile, nel MM la terapia va iniziata soltanto in presenza di danno d’organo”. 5. Quali sono questi sintomi caratteristici di questa malattia? “La sintomatologia è legata ai criteri CRAB stessi, che danno indicazione al trattamento della patologia (CRAB, da granchio in inglese, è un acronimo): C=ipercalcemia, R=insufficienza renale, A=anemia e sintomi dell’anemizzazione (astenia, tachicardia, difficoltà di concentrazione, ridotta resistenza allo sforzo, dispnea, ecc), B=lesioni osteolitiche (da bone-osso)”.

- Quali sono i fattori di rischio?

“Per prima cosa non vi è ereditarietà, né nel mieloma né nella MGUS. Come in gran parte delle neoplasie non sono noti dei fattori di rischio causa-effetto, ma sappiamo sicuramente che è due volte più frequente negli individui di etnia afro-caraibica che in quelli di razza bianca; sembra, inoltre, che gli individui obesi affetti da MGUS mostrino un maggior rischio di evoluzione mielomatosa”.

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