Il latte fa bene o fa male? Risponde la nutrizionista

“Se piace e non si hanno intolleranze si può bere ma bisogna ridurne il consumo con la crescita senza abusarne”. L’intervista alla dott.ssa Giuseppina Bentivoglio

Quale dovrebbe essere il fabbisogno giornaliero di latte? La dose giornaliera da assumere dovrebbe cambiare in base all’età?

“Le linee guida per una sana alimentazione italiana consigliano una assunzione quotidiana di 2-3 porzioni tra latte e yogurt, ma sono raccomandazioni riferite alla popolazione generale. Sicuramente i bambini e gli adolescenti possono berne di più, essendo in fase di crescita e di sviluppo, rispetto ad un adulto sano, ma il reale fabbisogno di ciascun individuo deve tener conto di molti altri fattori oltre all’età, come ad esempio il peso corporeo, il profilo lipidico, il grado di attività fisica e la predisposizione genetica”.

E’ vero che il latte cura l’osteoporosi?

“Ci sono studi che associano il consumo di latte a una maggior densità ossea, ma non si può assolutamente affermare che chi beve latte sia immune da questo processo parafisiologico. Ci sono altri studi che attribuiscono l’osteoporosi al consumo eccessivo di latte e derivati secondo la teoria dell’acidificazione del sangue che attraverso l’attivazione di meccanismi tampone sottrarrebbe il calcio dalle ossa invece di depositarlo. Ma anche in questo caso non si può affermare che chi beve latte si ammala di osteoporosi. I processi fisiopatologici sono influenzati da numerose variabili, diverse a seconda della condizione dell’individuo trattato: in questo caso giocano un ruolo importante l’assorbimento intestinale di calcio, l’esposizione alla luce solare per la sintesi di vitamina D, l’attività fisica, il contributo ormonale soprattutto nelle donne, l’eccesso di sale nella dieta che provoca perdita di calcio”.

Secondo il “China Study” la caseina del latte stimolerebbe lo sviluppo dei tumori. Lei cosa ne pensa di questo studio?

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“È uno studio epidemiologico basato su numerose correlazioni, i cui risultati non sono pienamente condivisi dalla comunità scientifica. L’autore del libro generalizza alcuni dati che riguardano una proteina specifica, studiata in modo isolato e senza tenere conto degli effetti di una dieta varia, per arrivare alla dubbia conclusione che sia consigliabile eliminare qualsiasi proteina animale. Io considero salutare il consumo di quantità ragionevoli di alimenti di origine animale di elevata qualità nutrizionale (latticini, pesce, carne, uova), in linea con i principi della Dieta Mediterranea ampiamente sostenuta da tutte le ricerche sul legame tra alimentazione e sviluppo di malattie, fra cui il cancro”.

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